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È morto il cardinal Tettamanzi, negli anni della crisi creò il fondo famiglia-lavoro fotogallery

È morto il cardinale Dionigi Tettamanzi. Aveva 83 anni. Era nato a Renate, in Brianza, il 14 marzo 1934. Dal 28 giugno 2011 era arcivescovo emerito di Milano.
Un vero pastore che seppe guidare la Diocesi di Milano negli anni della crisi economica. Fu vicino agli ultimi e al servizio del Vangelo tanto che nella notte di Natale del 2002 annuncia la costituzione del “Fondo famiglia-lavoro” per dare un aiuto a chi, di fronte alla crisi economica iniziata in quell’anno, sta perdendo il lavoro. Il fondo viene avviato con un milione di euro messi a disposizione dal cardinale.

“Come avvio di questo fondo, attingendo dall’otto per mille destinato per opere di carità, dalle offerte pervenute in questi giorni “per la carità dell’Arcivescovo”, da scelte di sobrietà della diocesi e mie personali metto a disposizione la cifra iniziale di un milione di euro”.

Un fondo che diventa esempio anche per altre Diocesi che lo istituiranno.

LA VITA
Ad undici anni, nel 1945, entra in seminario. Viene ordinato presbitero il 28 giugno 1957, all’età di 23 anni, dall’allora arcivescovo di Milano Giovanni Battista Montini (futuro cardinale e poi papa Paolo VI). È professore di teologia morale al seminario di Venegono Inferiore dal 1959; a motivo della sua predilezione per i temi del matrimonio, della sessualità, della bioetica, viene chiamato da papa Giovanni Paolo II a collaborare alla stesura di alcune sue encicliche. Nominato rettore del Pontificio seminario lombardo di Roma nel 1987, lavora al servizio della curia romana e della Conferenza Episcopale Italiana.

Il 1º luglio 1989, all’età di 55 anni, viene nominato arcivescovo metropolita di Ancona-Osimo da papa Giovanni Paolo II; succede a Carlo Maccari, dimessosi per raggiunti limiti di età. Il 23 settembre riceve l’ordinazione episcopale, nella cattedrale di Milano, dal cardinale Carlo Maria Martini, coconsacranti l’arcivescovo Carlo Maccari ed il vescovo Bernardo Citterio.

Lascia l’arcidiocesi di Ancona-Osimo il 14 marzo 1991, in seguito alla nomina a segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana.

Il 20 aprile 1995 viene nominato arcivescovo metropolita di Genova; succede al cardinale Giovanni Canestri, dimessosi per raggiunti limiti di età. Il 18 giugno successivo prende possesso dell’arcidiocesi. Il 25 maggio viene nominato vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana per il quinquennio 1995-2000. Il 21 febbraio 1998 viene creato cardinale del titolo dei Santi Ambrogio e Carlo da papa Giovanni Paolo II; il 25 novembre prende possesso del titolo.

L’11 luglio 2002 è nominato arcivescovo metropolita di Milano; succede al cardinale Carlo Maria Martini, dimessosi per raggiunti limiti di età. Il 14 settembre successivo per mezzo del procuratore Giovanni Giudici, vescovo ausiliare e vicario generale, prende possesso canonico dell’arcidiocesi. Il 24 settembre riceve il pallio dal papa nella cappella privata del Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo, ed entra solennemente in arcidiocesi il 29 settembre dello stesso anno.

Da emerito, il cardinale Tettamanzi si ritira a Triuggio, in una residenza di proprietà dell’arcidiocesi di Milano, dove lo assisteranno fino alla morte. Non vuole essere (e non sarà) ingombrante per il suo successore: non rilascia interviste, non diventa, come talvolta accade agli emeriti – più o meno inconsapevolmente – il referente della «fronda» al vescovo in carica. Continua a dedicarsi invece all’attività pastorale, celebrando le cresime nelle parrocchie, aiutando così il suo successore. Dopo le dimissioni del vescovo di Vigevano Vincenzo Di Mauro, nel luglio 2012 Tettamanzi viene nominato amministratore apostolico di Vigevano, dove rimarrà per un anno, fino alla designazione del nuovo pastore, andando avanti e indietro da Milano.

Un esempio e una testimonianza di come si possa continuare a servire la Chiesa da vescovi emeriti. Nel marzo 2013 partecipa al conclave che elegge Jorge Mario Bergoglio, che farà in tempo a incontrare nella “sua” Milano quattro anni dopo, il 25 marzo scorso: sebbene gravemente malato, riuscirà a essere presente in duomo, e a ricevere così l’abbraccio di Francesco.

 

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