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Cesare è morto: la drammatica storia di Mark Rutte e la mancata stabilità nei Paesi Bassi foto

Marco Cangelli, classe '97, continua la sua rubrica trattando del politico olandese, appartenente al Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia e Primo ministro dal 14 ottobre 2010

“La festa appena cominciata, è già finita” cantava drammaticamente Sergio Endrigo in una sua famosa canzone ed in Olanda, dopo i fuochi d’artificio fatti brillare in marzo per la vittoria dei liberal – democratici sul partito xenofobo Partito Popolare per la Libertà (VVD) , pare la direzione intrapresa sia proprio quella. Le idi di marzo, a distanza di duemila anni, paiono aver segnato la fine di un nuovo Cesare batavo che porta il nome di Mark Rutte.

Il maghetto olandese, dopo mesi di trattative, è riuscito nell’intento di far saltare ogni trattativa con i possibili alleati di governo, senza raggiungere la maggioranza necessaria per governare, il tutto a favore di Geert Wilders ed il suo fantasmagorico VVD. L’alleanza con partiti diametralmente diversi come Appello Cristiano (CDA) e Democratici 66 (D66) permetterebbe di ottenere “solo” i 71 seggi contro i 76 necessari per la maggioranza assoluta, obbligando così varie fazioni ad unirsi in classico governo di larghe intese, tipico dei sistemi elettorali di stampo proporzionale. Da qui sono nati i tentativi di strappare quei fatidici 5 seggi necessari per governare, tutti falliti a causa di incomprensioni fra il partito di maggioranza relativa e quelli più piccoli.

Mark Rutte

Da una parte i Verdi non vogliono entrar a far parte della squadra di governo a causa della politica immigratoria troppo ostruzionista di Rutte, dall’altra il veto di D66 all’entrata di Unione Cristiana (CU) a causa delle incomprensioni su temi sociali quali l’eutanasia, infine il tentativo di allearsi con il partito laburista e quello socialista, anch’esso annullato per via di una precedente alleanza non proprio vincente in campo elettorale. Ora che la magica euforia per una vittoria di Pirro sembra esser svanita, a Rutte non ha avuto altra possibilità che riprovarci con i conservatori di CU e cercare un possibile accordo grazie all’intermediazione del ministro dell’economia Gerrit Zalm, ma la fatica accumulata durante giorni di frenetiche trattative, il caldo estivo e la voglia di vacanze ha fatto sì che tutto si fermasse, almeno fino a settembre, quando le foglie torneranno a cadere e forse con esse anche i muri dell’ideologia.

Se Rutte non riuscirà nella disperata impresa di costruire un governo, a lui toccherà o una lenta agonia portata avanti con un governo di minoranza, dove ogni seduta del parlamento sarà una spada di Damocle, oppure elezioni subito, alla ricerca di un nuovo Prometeo che porti la tanto agognata stabilità.

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