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“Passione e amore per la montagna: così ho portato a termine la Gran Trail Orobie” foto

Nicola Roncelli, 27enne operaio di Almenno San Salvatore, da tre anni corre la Gran Trail Orobie: una passione nata dal grande amore per la montagna, una sfida con sé stessi che mette alla prova fisico e mente.

Come si può portare a termine una gara di 70 chilometri con circa 4.200 metri di dislivello positivo senza essere un professionista della corsa e senza allenamenti particolari? Con tantissima passione e un grande amore per la montagna.

Parola di Nicola Roncelli, 27enne di Almenno San Salvatore che lavora come operaio metalmeccanico alla Brembo e che nel tempo libero da circa tre anni si dedica alla corsa: sabato 29 luglio ha portato a termine la Gran Trail Orobie, appuntamento di primo livello dell’estate bergamasca che porta i runners da Carona in Città Alta, passando dai rifugi Laghi Gemelli, Alpe Corte e Capanna 2000, dal passa Zambla, Passo della Forca, Roccolo di Barbata, Monte Poieto, Selvino, Monte di Nese, Canto Basso, Maresana e San Vigilio con arrivo in piazza Vecchia.

Nicola, come nasce questa passione per la corsa?

È iniziata quasi per caso in occasione della prima edizione della manifestazione: ho sempre camminato in montagna con un gruppo di amici che chiamiamo “Mascalzoni Orobici” e quando ho saputo che avrebbero organizzato una corsa lungo i sentieri che frequentavo da sempre mi sono detto: “Perchè non provarci?”. Era una sfida personale.

E come è andata?

L’obiettivo, ovviamente, era solo arrivare al traguardo e ce l’ho fatta in poco più di 14 ore e mezza.

Quest’anno, alla sua terza partecipazione, è andata molto meglio.

Mi sono classificato 199esimo con il tempo di 13 ore, 33 minuti e 31 secondi, mio record personale dato che ho portato a termine la gara con un’ora di anticipo rispetto alle passate edizioni, raggiungendo l’obiettivo che mi ero prefissato di rimanere al di sotto delle 14 ore.

Come si è preparato all’appuntamento?

Personalmente non seguo alcuna tabella specifica di allenamento o un’alimentazione dedicata: quando ho tempo, specialmente nel fine settimana, esco a correre, magari provando tratti della Gran Trail Orobie. In gare così lunghe il problema non sono solo gambe e fiato ma anche la testa, è quella che comanda. Se già in partenza non ti piace l’ambiente è difficile riuscire a correre 70 chilometri in montagna. Io adoro il paesaggio, stare tra le nostre montagne è una cosa unica.

Qual è stato il punto più duro della corsa?

Fisicamente è tutta dura ma il tratto in cui ho faticato di più è quello sul sentiero dei fiori alto fino al passo della Forca, salendo l’Alben: difficile per le pendenze e per le condizioni del tracciato, che non dà punti di appoggio sicuri.

Nicola Roncelli

C’è stato un momento della gara in cui ha pensato di mollare?

No, mai. Anche se alla discesa della Maresana ho avuto una crisi: ai ristori light mi sono solo idratato, in quelli medium ho anche mangiato e devo ringraziare i volontari del passo Zambla che praticamente mi hanno imboccato. In Maresana, dopo 12 ore di corsa e 65 chilometri alle spalle ho avuto una crisi di fame e anche un po’ mentale per una deviazione non prevista: ho mangiato controvoglia un pacchetto di crackers, ho camminato per due chilometri e poi sono ripartito a tutta verso San Vigilio e l’arrivo. In corrispondenza di Colle Aperto ho guardato l’orologio, ho visto il tempo che stavo facendo e mi sono scese due lacrime.

Di gioia?

Sì, per quanto stavo facendo. Mi sono emozionato, stavo raggiungendo l’obiettivo che mi ero posto con mezz’ora di anticipo e dopo tanti sacrifici, ero orgoglioso di me stesso. L’arrivo poi è fantastico, un’emozione davvero unica con tantissima gente che ti applaude e ti incita pur non conoscendoti: al traguardo mi aspettavano anche i miei genitori, la mia fidanzata e alcuni amici, mentre altri sono stati preziosissimi lungo il percorso per darmi un sostegno morale e per spingermi a dare tutto.

Nicola Roncelli

Come è arrivato all’arrivo?

Ero distrutto, coi crampi alle gambe e allo stomaco. A fine corsa i soccorritori presenti al PalaNorda mi hanno somministrato due flebo, una di zuccheri e una di soluzione fisiologica. Non sono un runner professionista e so che si può andare incontro a questo tipo di inconvenienti.

Si è già posto degli obiettivi per l’anno prossimo?

Prima vorrei confrontarmi con altre due gare, la Dolomiti di Brenta Trail e il sogno della Lavaredo Ultra Trail, gara da 120 chilometri. Per il prossimo anno qui a Bergamo mi piacerebbe fare lo step successivo e provare la Orobie Ultra Trail da 140 chilometri per la quale lo scorso anno ho fatto il volontario alla partenza di Clusone e al Race office al Palanorda. Mi auguro innanzitutto che venga nuovamente organizzata così bene la gara perchè le nostre montagne vanno valorizzate e correre tra Val Seriana e Val Brembana è uno spettacolo.

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