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Guido Galli, un esempio per i giovani ed un innovatore per la giustizia

“I giovani non hanno bisogno di sermoni. Hanno bisogno di esempi di onestà, di coerenza e di altruismo." Marco Cangelli, classe 1997, in occasione dell’ottantacinquesimo anniversario della nascita del magistrato Guido Galli, ha voluto ricordarlo con alcuni aneddoti di studenti, amici e colleghi, per far conoscere anche ai giovani chi era Guido Galli e cosa ha lasciato per loro.

“I giovani non hanno bisogno di sermoni. Hanno bisogno di esempi di onestà, di coerenza e di altruismo”. Queste sono alcune parole che utilizzò Sandro Pertini nel suo primo discorso di fine anno da presidente della Repubblica tenutosi il 31 dicembre 1978. Parole che rispecchiano alla perfezione qual era la figura di Guido Galli, professore ordinario di criminologia presso la facoltà di giurisprudenza all’Università Statale di Milano e magistrato presso la procura di Milano, bergamasco di nascita ed ucciso brutalmente il 19 marzo 1980 da un nucleo armato di Prima Linea. In occasione dell’ottantacinquesimo anniversario della sua nascita abbiamo deciso di ricordarlo con alcuni aneddoti di studenti, amici e colleghi, per far conoscere anche ai giovani chi era Guido Galli e cosa ha lasciato per loro.

guido galli

Come già ricordato Guido nasce il 28 giugno 1932 nella nostra città, nonostante la famiglia sia originario di un paesino dell’Alta Val Brembana di nome Piazzolo. Venuto al mondo da una famiglia agiata, con il padre industriale e fondatore della SACE ed il nonno materno notaio, come ci ricorda l’amico e collega Giuseppe Bana, avvocato milanese di origine bergamasca, non ha mai dimenticato i luoghi della giovinezza: “Conoscevo Galli sin da ragazzino, visto che le nostre famiglie all’epoca erano già legate. Aveva studiato al Liceo Classico Paolo Sarpi e poi si era trasferito a Milano, non volendo entrare nell’azienda del padre e non dimenticando mai le proprie origini. Durante l’estate tornava sempre a Piazzolo, dove si trovava la casa del nonno materno.” Un bergamasco tutto d’un pezzo, che ha sempre portato con sé l’atteggiamento tipico dei nostri conterranei: “Guido era un perfetto bergamasco: dedito al lavoro, serio, riservato, che non amava apparire. Aveva una vita riservata ed una grande fede che condivideva con l’amata moglie Bianca Berizzi. Erano una famiglia esemplare. Se fosse qui oggi di certo mi sgriderebbe, perché non vorrebbe che si parlasse di lui.”

guido galli

Oltre ad esser un uomo riservato, era un padre presente, come lo ricorda Carla Galli, figlia del magistrato e diciassettenne all’epoca dell’omicidio: “Papà era un padre di famiglia differente da quello dei miei coetanei. Nonostante fossimo una famiglia numerosa composta da 5 figli, non mancava mai di aiutare nostra madre e di esser in presente in casa. Tornava a casa sia pranzo che a cena ogni volta e quando poteva ci portava a sciare, a fare gite ed a divertirsi.” Carla ricorda come, sia il padre che la madre, fossero molto legati a Bergamo, città d’origine: “Ci portavano spesso a Bergamo quando eravamo piccoli per trovare amici e parenti. Molto probabilmente ha lasciato la città d’origine poiché per un magistrato lavorare in un capoluogo di provincia piccolo non è mai semplice. Nel 1975 a mio padre era proposto di acquistare una vecchia casa nel quartiere Loreto e quasi quasi si era messo in mente di acquistarla, ma l’opposizione di noi figli lo fece desistere.”

Un padre di famiglia, ma anche un professore amato dai suoi alunni, tanto da riuscir a riempire sempre l’aula 309 della Statale benché il suo corso non fosse obbligatorio: “All’epoca ero una giovane studentessa però ricordo molto bene come lui fosse fra i 3 professori che meritavano il mio tempo, mentre avevo scelto di non seguire le lezioni di tutti gli altri.” così ricorda Nerina Boschiero, presidente della facoltà di Giurisprudenza presso l’Università Statale di Milano. Pensiero simile quello espresso da Isabella Merzagora, presidente della Società Italiana di Criminologia e docente presso la facoltà di Medicina Legale dell’Università Statale di Milano : “Ero una sua laureanda e se non fosse stato ucciso probabilmente mi sarei laureata con lui. Era un professore appassionato alla sua materia e trasmetteva la sua passione anche ai suoi studenti. Dal punto di vista etico ha insegnato molto, come la tolleranza, la distinzione non in modo manicheo ed una salda e rigida etica e se non ci fosse stato lui, forse ora non farei questo lavoro.”

Un docente appassionato ed irreprensibile, che non solo ha saputo far appassionare molti suoi studenti che hanno poi seguito le sue orme, ma anche un giurista che ha segnato la storia del diritto penale per sempre con la riscrittura del codice penale e la scrittura del celebre manuale “ La politica criminale in Italia negli anni 1974-1977 ”, edito da Cortina nel 1978 e letto da migliaia di studenti di giurisprudenza anche dopo di lui. Un libro che guardava con un altro temi scottanti come la detenzione preventiva, interrogatori, pene esagerate, ma anche la libertà dei cittadini, spesso sacrificata per contrastare la criminalità, una novità assoluta per l’epoca.

“Viviamo, certo, tempi scuri: ma gli strumenti per uscirne non devono essere totalmente inidonei alla difesa delle istituzioni e della vita dell’individuo; od indiscriminatamente compressivi della libertà individuale, in nome di ‘ragioni di emergenza’ il cui sbocco frequente ci è purtroppo ben noto” scriveva Galli nella premessa e così insegnava ai suoi studenti come ricorda Adolfo Ceretti, ordinario di criminologia all’Università Bicocca di Milano, nonché alunno di Galli all’epoca, usando per la precisione le seguente parole con una lungimiranza assoluta : “come in tempi e terreni tanto fertili per l’espandersi della criminalità … assai poco possa una ‘politica criminale’ che si esprime in modo incerto, tardivo, contraddittorio ed episodico, attraverso scelte che troppe volte risentono di fattori emozionali e appaiono rimedi velleitari”.

Un combattente, pur sempre rispettoso, come rimembra ancora una volta l’avvocato Bana, che ricorda Galli anche come un avversario nel celebre processo del fallimento del cotonificio Vallesusa: “Benché lui fosse il difensore dei sindaci della Val di Susa, lui fu onesto e creò un contraddittorio rispettoso verso avvocati e rispettando regole processuali.” Un rispetto ed una riforma tanto voluta dal professor Galli che gli costò la vita a causa della sua battaglia intrapresa contro il terrorismo che all’epoca imperversava in Italia: “E’ un tragico paradosso che i terroristi di Prima Linea scrissero nel volantino di rivendicazione che avevano colpito Galli proprio perché con il suo impegno aveva fatto dell’Ufficio Istruzione di Milano un centro di lavoro giudiziario efficiente e nel contempo apparteneva all’ala garantista e riformista della magistratura. Riformismo per la loro ideologia e i loro progetti più pericoloso di un atteggiamento ciecamente repressivo” ricorda Guido Salvini, giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Milano, che aggiunge anche alcuni retroscena sull’omicidio: “Galli si rese disponibile di indagare su Prima Linea benchè era consapevole che il compito era molto pericoloso. Alcuni suoi colleghi non accettarono, ma lui non si tirò indietro e venne ucciso con un colpo vigliacco, davanti all’aula di università dove avrebbe dovuto tener lezione, senza difese ed in mezzo ai suoi studenti.”

Quell’attacco segnò Milano e la giustizia italiana per sempre, tant’è che la città si fermò ed un lungo corteo partì da ogni luogo e raggiunse l’Università. Davanti all’aula 309 della sede di via Festa del Perdono il professore giaceva a terra esamine con il suo codice accanto aperto, un simbolo che rappresenta ciò per cui il professore è vissuto e ha cercato di fare per gli altri. Tutti hanno un ricordo di quello che successe quel giorno, ma forse il ricordo più triste è quello della professoressa Merzagora: “Quando il professor Galli è stato ucciso, mi trovavo negli Stati Uniti quindi la notizia mi giunse fin là. Nonostante ciò ricordo perfettamente cosa successe quel giorno al dottor Ponti, docente a medicina e grande amico di Galli: quando gli dissero che il professore era giunto alla facoltà di medicina legale, lui rispose di farlo entrare nel suo studio per salutarlo, in realtà era giunto lì perché nell’obitorio si trovava il suo cadavere.” Un altro ricordo è riportato dalla figlia Carla, che quel giorno stava studiando presso una sua amica: “Ho visto mio padre a pranzo prima che si recasse in università: l’ho salutato distrattamente come si fa di solito ad una persona che pensi di rivedere e l’ho abbracciato. Nel pomeriggio, mentre ero a casa di una mia amica a studiare, è giunta la telefonata di mia madre che piangeva. Da lì ho capito immediatamente che era successo qualcosa. Ho sperato che fosse soltanto ferito, ma appena sono giunta a casa ed ho visto la presenza di un così grande numero di persone ho capito quel che realmente successo.”

Un colpo che avrebbe potuto destabilizzare una famiglia così forte come quella dei Galli, ma che, grazie alla forza di volontà della signora Berizzi, non è avvenuto: “I primi tempi non sono stati semplici, anche se sapevamo chiaramente quello che è successo. Bisogna ammettere che abbiamo avuto vicino molte persone che ci hanno saputo aiutare fra le quali i nostri nonni e che avevamo alle spalle una famiglia benestante. Nonostante ciò che era successo nostra madre scelse di rimanere a casa e continuare a seguirci ed a sostenerci.”

Guido Galli vive ancora nei cuori di chi lo ha conosciuto, ma anche nell’Università Statale di Milano dove ha insegnato, come ci ricorda il professor Gianluigi Gatta, presidente dell’AmiSta (Associazione Alunni dell’Università degli Studi di Milano): “Qui alla Statale abbiamo fatto molto per ricordare Galli, come l’intitolazione dell’aula 309 dove è stato ucciso, ma soprattutto dove ha sempre insegnato. Inoltre noi dell’AmiSta abbiamo deciso di donare alla moglie la prima tessera dell’associazione, dedicata al professore.”

Guido Galli è stato un esempio per i giovani per i suoi insegnamenti e per tutti quelli che hanno lavorato nel campo della giustizia, per questo è impossibile dimenticare una figura del genere, soprattutto nella sua Bergamo che tanto amava. È stato un uomo che ha sconfitto il terrorismo senza l’uso di abusi e per questo rimarrà sempre nei pensieri di chi lo ha conosciuto e gli è stato vicino.

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