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Zavaritt: “Bergamo non abbia paura di Lutero, gli dedichi uno spalto” foto video

Abbiamo chiesto a Willi Zavaritt, intellettuale, architetto e imprenditore, presidente per 12 anni dell'Accademia Carrara, di riflettere con noi su questa avversione nei confronti di Martin Lutero nell'anno in cui si celebra il mezzo millennio dalla Riforma.

Il Comitato No via Lutero a Bergamo nei giorni scorsi ha scritto una lettera al sindaco Giorgio Gori e alla presidente del Consiglio comunale Marzia Marchesi, perché Palazzo Frizzoni non dedichi una via o una piazza a Martin Lutero (leggi) Lo comitato ha anche lanciato una petizione on-line che ha già raccolto più di 800 adesioni.

Martin Lutero

Abbiamo chiesto a Willi Zavaritt, intellettuale, architetto e imprenditore, presidente per 12 anni dell’Accademia Carrara, di riflettere con noi su questa avversione nei confronti di Martin Lutero nell’anno in cui si celebra il mezzo millennio dalla Riforma.

Non le chiedo un giudizio sulla lettera e sul Comitato No via Lutero. Vorrei con lei poter ripercorrere l’importanza di Martin Lutero, non da un punto di vista teologico, ma per le ripercussioni che la sua Riforma ha avuto sulla società e su Bergamo. Penso a Max Weber che scrisse “L’etica protestante e lo spirito del capitalismo”, per esempio da una parte e all’importante comunità dei Riformati presente nella terra orobica.
“La recente proposta, emersa in Consiglio Comunale, di intitolare a Lutero un elemento della città (strada o piazza) ha innescato anche reazioni partigiane di vera ignoranza, come denunce sulla vita privata dell’uomo avulse dal contesto storico nel quale visse. I comportamenti di Lutero erano quelli del suo tempo e non diversamente agivano le stesse gerarchie ecclesiastiche cattoliche. Se questo è il terreno, ogni dialogo ecumenico si blocca e si ritorna a guerre di posizione ideologiche tipiche del passato. Ricordato che Lutero avrebbe voluto restare all’interno del Cattolicesimo, e sempre agì per la sua riforma, ma fu dalla Chiesa scomunicato ed estromesso; nel celebrare a Bergamo il 500° della Riforma è opportuno rivalutare alcune connessioni tra la nostra città profondamente cattolica ed il mondo riformato”.

Ci aiuta a rileggerle?
“Con piacere. Da Bergamo è certo che Lutero sia passato nel cammino verso Roma, dove era stato chiamato a chiarire le sue tesi, discolpandosi. Da frate agostiniano è plausibile si sia fermato al chiostro di Sant’Agostino , anche se per ora non si conoscono prove documentali. Da questa traccia nasce l’idea di intitolargli lo spalto delle mura intorno al complesso monastico. La cristallizzazione delle tesi luterane (niente vendita delle indulgenze, niente simonia, divulgazione del messaggio evangelico direttamente al popolo attraverso la stampa e le prediche, senza la mediazione ecclesiastica) trovò a Bergamo un ambiente non ostile per la tolleranza culturale della Lex di Venezia, che di scambi e commerci viveva e era quindi avvezza ai confronti. A dimostrazione un artista del livello di Lorenzo Lotto , affresca nell’oratorio Suardi a Trescore una parete con la condanna degli eretici che vengono precipitati giù dalla vigna di Cristo; mentre sulla parete opposta dipinge quasi di nascosto una scenetta rivelatrice: un vescovo dice messa per la famiglia Suardi riunita, ma non si accorge del miracolo che si sta producendo proprio lì sotto l’altare, dove sboccia un fiore dal marmo. Lo vede il piccolo di casa che lo segnala col braccio al capofamiglia, il quale sorride compiaciuto ma con gesto imperioso e bonario gli dice di non fare scandalo”.

Quindi Bergamo mezzo millennio fa era più aperta nei confronti di Lutero?
“Trascuriamo i teologi bergamaschi come Pietro Zanchi che aderì apertamente alla Riforma e dovette riparare prima a Chiavenna per insegnare poi alla Università di Basilea. Ricordiamo solo i tanti legami creatisi con il passaggio da Bergamo delle mercanzie importate da Venezia e dirette al centro Europa attraverso la via Priula; una Grumelli con simpatie riformate andò sposa ad un Planta, cattolico governatore della Valtellina. La Valtellina stessa era diventata un protettorato dei Grigioni riformati con una operazione capitanata dal vescovo di Coira. Mentre un altro vescovo Pier Paolo Vergerio di Capodistria , braccato dalla Santa Inquisizione, era riparato a Poschiavo in Valtellina dove gli era possibile pubblicare le sue opere filoriformate. A lui, chiamato a sostituire un prete in Engadina, toccò il compito di convertire la valle al Protestantesimo”.

La terra bergamasca era così zona di scambi e di collegamenti tra Cattolici e Riformati?
“Questi continui scambi resero quasi famigliari a Bergamo Cattolici e Riformati, tanto che i mercanti grigionesi trasferitisi in città a metà del 1700 per il commercio della seta, furono accolti con rispetto e interesse: non facevano proselitismo, erano grandi lavoratori, avevano una etica irreprensibile di comportamento negli affari ed erano in possesso di un grande Know-how: conoscevano le lingue e praticavano scambi ed esportazioni in tutta Europa. A Bergamo la rivoluzione di Napoleone diede ulteriore slancio alla presenza riformata e molti esponenti assunsero cariche di tutto rilievo nelle istituzioni cittadine, nella Camera di Commercio, nella Banca Popolare, nel Tribunale mercantile e perfino nella Amministrazione stessa della Città (Frizzoni, Zavaritt, Ginoulhiac, Fuzier, Steiner, Curò…). Quando nella seconda metà del 1800 il cotone si affiancò alla seta, dalla Svizzera tedesca giunsero gli industriali produttori e portatori di ulteriore know-how nella organizzazione del lavoro, nella tecnica e nella sensibilità sociale (Legler, Honegger, Niggeler, Tschudy, Luchsinger). Poco accomunava i primi ai secondi , se non una identica caratteristica : la responsabilità personale”.

Che cosa rappresenta la responsabilità personale e quando nasce?
“Questa è la più clamorosa e certa eredità della riforma luterana, che si è poi declinata in mille rivoli e denominazioni, così come era stata preceduta da altri movimenti di riforma, quello di Savonarola (bruciato), di Hus (bruciato) ma anche quello di San Francesco o di Pietro Valdo, sopravvissuti il primo agli anatemi e il secondo alle persecuzioni, entrambi però molto distanti col loro pauperismo dalla dottrina Luterana, calvinista o Zwingliana. Alla influenza sulla società della impostazione di questi Teologi Riformati è giusto far risalire la civiltà moderna basata sullo scambio, sulla produzione, sul consumo, sull’accumulazione del capitale. Alla base, la responsabilità personale di chi deve ogni giorno rapportarsi al suo Dio senza accomodanti mediazioni”.

Concludendo Bergamo deve molto, e lo dimostra la Storia, alla Riforma Luterana.
“Solo se si vuole ignorare l’apporto dei Riformati alla crescita della bergamasca, si può negare l’apporto del luteranesimo al progresso civile della nostra regione. Di conseguenza, è opportuno ricordare anche Lutero per l’influenza che il suo movimento ebbe a produrre nella nostra città”.

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