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Bara, camera ardente a Bergamo poi funerale in Senegal pagato dagli amici foto

Il rito funebre a Touba sarà pagato con le donazioni in piazza Lemine ad Almè: una raccolta fondi che ha permesso di racimolare circa ottomila euro

Sarà aperta oggi, martedì 1 agosto, all’ospedale Papa Giovanni di Bergamo la camera ardente con la salma di Mamadou Lamine Thiam, Bara per gli amici, il ventenne senegalese di Almè ritrovato senza vita in un burrone a Ubiale Clanezzo nella serata di domenica 23 luglio, dopo un litigio e una fuga quando era a una festa di paese la sera precedente.

Amici e parenti potranno così salutarlo per l’ultima volta. Fino a domani, quando la salma sarà accompagnata in Senegal per il rito funebre nella città santa di Touba. Un viaggio reso possibile grazie alle donazioni in piazza Lemine ad Almè, con una raccolta fondi che ha permesso di racimolare circa ottomila euro. Oltre a quella promossa dal Maite di Città alta, che ha portato altri 400 euro e alla “parte” donata dagli organizzatori della super tombolata della Ubiale Power Sound Festival.

Nel frattempo le indagini dei carabinieri di Zogno e del nucleo investigativo di Bergamo, coordinate dal sostituto procuratore Fabio Pelosi, proseguono con gli interrogatori dei testimoni che quella sera erano nella zona della tragedia.

C’è chi afferma che i tre indagati, C.B. 54 anni di Ubiale, difeso da Eugenio Sarai, e la coppia di fidanzati R.M., 25 anni di Alzano lui, B.I., 35 anni di Sedrina lei, assistiti da Stefano Sesti e da Francesca Signorelli, abbiano inseguito Bara solo per una cinquantina di metri, ma anche chi dichiara di aver visto gli inseguitori osservare la vittima mentre si lanciava nel burrone in cui ha perso la vita, senza però chiamare i soccorsi.

A far propendere per questa seconda tesi, almeno per il 54enne, anche il fatto che l’uomo avrebbe lanciato le scarpe del senegalese proprio in quel precipizio e avrebbe poi indicato ai vigili del fuoco impegnati nelle ricerche il punto esatto in cui calarsi.

Per lui, in servizio quella sera all’Ubiale Power Sound Festival come addetto alla sicurezza, l’accusa è di omicidio preterintenzionale. Secondo quanto ricostruito l’uomo prima avrebbe malmenato Bara, “reo” di aver rifilato una testata al figlio di un suo amico, poi lo avrebbe inseguito, costringendolo a fuggire, fino al punto in cui si è gettato nel vuoto e ha trovato la morte.

All’inseguimento avrebbe preso parte anche la coppia di fidanzati, accusati invece di concorso in omicidio preterintenzionale. I tre sono stati ripresi dalla telecamere di sorveglianza del paese mentre rincorrevano il senegalese, fino al cimitero, dove si interrompono le riprese. Ma non solo, perchè secondo alcuni testimoni lo avrebbero anche visto cadere nel dirupo.

L’esame autoptico sulla salma, effettuato dal medico legale dell’università di Pavia Luca Tajana, ha rivelato come il giovane sia deceduto a causa dell’impatto al suolo dopo essere precipitato, riportando anche la frattura dell’osso del collo che ha provocato la morte per asfissia in pochi secondi.

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