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Dr. Vecchi Odontoiatria Biologica

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Sicurezza dal dentista, il dottor Vecchi: “Diga di gomma garanzia di qualità” fotogallery

La “diga di gomma” è uno strumento fondamentale anzi necessario per uno studio dentistico di qualità.

La “diga di gomma” è uno strumento fondamentale anzi necessario per uno studio dentistico di qualità. Un ausilio estremamente importante in ambito odontoiatrico anche se, purtroppo, viene usato solamente da una piccola percentuale di dentisti e la maggior parte delle persone non ne conosce nemmeno l’esistenza.

Il suo impiego è richiesto in numerosi trattamenti e spazia dall’odontoiatria conservativa all’endodonzia: la prima fa riferimento a tutte quelle procedure messe in atto dal dentista per conservare o ricostruire un dente (ad esempio un’otturazione), mentre la seconda si occupa di curare l’interno del dente con l’obiettivo di salvare gli elementi dentali che a causa di traumi o di carie profonde presentano la polpa infiammata o infetta. Inoltre, durante la fase di messa in opera dei materiali, la diga evita il contatto di saliva, sangue e tessuti con il restauro, garantendo la durata del lavoro effettuato. Del resto, anche in ambito extra-dentistico, non utilizzeremmo mai due pezzi di legno bagnati se dovessimo incollarli.

Per saperne di più, abbiamo intervistato il dottor Andrea Vecchi, dello studio medico-chirurgico e odontoiatrico Stelio Vincenti – dottor Andrea Vecchi.

Che cosa è la diga di gomma?
È un foglio di lattice (ma esiste anche in materiali diversi per chi è allergico) che viene bucato con un apposito strumento e permette di isolare uno o più denti dal resto del cavo orale quando si eseguono otturazioni o devitalizzazioni. Nella sua semplicità, è essenziale per l’odontoiatria moderna in quanto apporta importanti vantaggi sia per la sicurezza del paziente sia per la qualità dello svolgimento dei trattamenti da parte del dentista.

Ad esempio?
Innanzitutto, durante l’esecuzione di un restauro, impedisce che umidità, saliva o sangue possano rovinare il lavoro provocando infiltrazioni o peggio distacchi e quindi consente di ottenere risultati più duraturi nel tempo. Infatti, venne introdotta il 15 marzo 1864 dal dottor Sanford Christie Barnum, medico di New York, che durante un intervento, per isolare dalla saliva il dente che stava trattando, utilizzò, adattandola, la tovaglietta normalmente adoperata per proteggere il paziente durante le sedute.
Nelle devitalizzazioni, poi, la diga scongiura il rischio di infezioni.

Ci spieghi…
La diga evita che la saliva e il sangue del paziente, con tutti i possibili agenti patogeni in essi contenuti, possano intaccare il campo operatorio. Al tempo stesso, fa sì che non possano essere nebulizzati nell’ambiente dall’azione spray degli strumenti rotanti, i cosiddetti “trapani”: oltre a tutelare l’operatore il personale che lo assiste, limita la contaminazione di oggetti e superfici non lavabili presenti nello studio favorendo la massima igiene. Per rendersi conto dell’importanza di questo aspetto, basta pensare ai casi di pazienti portatori inconsapevolmente di epatite B e C o di HIV oltre a quelli che omettono di segnalarlo nella raccolta delle informazioni cliniche.
Ma non è tutto: la diga comporta vantaggi anche in termini di accesso al campo operatorio e di agevolezza nello svolgimento dei trattamenti.

Cioè?
Consente di tenere divaricate le guance e di contenere i movimenti della lingua determinando una miglior visibilità e facilità di intervento. Inoltre, il campo asciutto rende possibile una perfetta percezione dei dettagli sia dei restauri sia dell’anatomia degli elementi dentali. Tutto ciò viene ottenuto permettendo al dentista e all’assistente di avere la totale disponibilità di entrambe le mani con una maggior efficienza a livello ergonomico e una resa ottimale dei tempi.
Al tempo stesso si elimina il rischio che il paziente ingerisca materiali solidi usati per le terapie o peggio ancora sostanze liquide che possono essere anche tossiche per l’organismo. Inoltre, viene meno il pericolo di contatto con il mercurio che si libera in ogni fase di trattamento dell’amalgama d’argento, durante la sua manipolazione come nella compattazione e modellazione.

Insomma, la diga è garanzia di qualità per uno studio dentistico…
È uno strumento imprescindibile per qualsiasi tecnica e materiale da restauro nella delicata fase di messa in opera, in cui resine e adesivi sono reattivi e contaminabili dai fluidi orali. Per questo, le maggiori organizzazioni scientifiche internazionali (per esempio la European Society of Endodontology, la American Association of Endodontists, la American Academy of Pediatric Dentistry) considerano l’uso della diga come standard fondamentale nei trattamenti odontoiatrici.

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