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Muratori in pensione a 67 anni, Bergamo in testa per le richieste di anticipo foto

Le domande presentate in Lombardia alla Cgil sono state 4.546 a Bergamo 740. Il nostro territorio risulta essere il primo (16,28%) nel panorama Lombardo per richieste presentate. I lavoratori edili hanno un’incidenza molto alta di domande presentate.

Nei cantieri bergamaschi, e più in generale in tutta Italia, la situazione è la stessa. Ventitré mila sono gli operai over 63 anni iscritti alle casse edili dello Stato. Vorrebbero solamente ottenere l’agognata pensione, ma l’attesa è prolungata fino ai 67 anni.

Protagonisti sono i muratori bergamaschi, mestiere simbolo della nostra provincia in Italia, e non solo. Negli anni migliaia di bergamaschi hanno lavorato nei cantieri della nostra provincia, e ora si ritrovano ad aver passato i 60 e non aver speranza di un immediato pensionamento.

Fulcro della questione è la continuità contributiva che, diversamente da altri settori, nell’edilizia è un’eccezione. Un muratore non lavora infatti per quindici settimane all’anno; essendo un lavoro all’aperto le condizioni meteorologiche incidono notevolmente. Addirittura sono ancora in attività oltre ottomila lavoratori in tutta Italia perché non hanno contributi sufficienti alla pensione di vecchiaia. Così decine di migliaia di lavoratori non possono beneficiare dell’Ape sociale mancando il requisito di almeno sei anni continuativi di contributi nell’arco degli ultimi sette.

Strada bloccata anche per l’altra modalità di pensione anticipata, quella dei “lavori usuranti”. Infatti nelle attività di edilizia considerate usuranti rientrano infatti solamente quelle con turnazione notturna o in spazi ristretti come cave o gallerie.

Il problema principale è il fatto che il fisico a 65 anni non è quello di un ventenne. Fare il muratore è un lavoro duro e faticoso. Il rischio di infortuni è sempre alto, soprattutto se a lavorare è un ultra sessantenne. Basti pensare che oltre il 20% delle morti sul lavoro avvenute in cantiere riguarda gli over 60.

Le domande presentate in Lombardia alla Cgil sono state 4.546 a Bergamo 740. Il nostro territorio risulta essere il primo (16,28%) nel panorama Lombardo per richieste presentate. I lavoratori edili hanno un’incidenza molto alta di domande presentate.

Luciana Fratus

“Il giudizio della Fillea sull’applicazione del verbale di incontro siglato tra Governo e Sindacati nel settembre scorso, non è di piena soddisfazione nonostante il passo avanti fatto, per il settore dell’edilizia – osserva Luciana Fratus, segreteria provinciale della Fillea Cgil -. Abbiamo chiesto con forza di intervenire, anche con la mobilitazione nazionale unitaria a Bologna, del 25 Maggio 2017, per correggere i requisiti per l’accesso all’Ape Agevolata (36 anni di contributi con i 6 negli ultimi 7 anni continuativi), che penalizzano proprio gli edili, caratterizzati dalla discontinuità lavorativa (considerando che chi è considerato precoce ha iniziato a lavorare dopo le scuole dell’obbligo a 15-16 anni), riducendo in modo importante la platea degli aventi diritto (dei 23 mila operai che potrebbero accedere solo 2.000 potrebbero usufruire dell’anticipo). Un’ingiustizia che si ripercuote anche sulla salute e sicurezza dei lavoratori stessi, anche nel 2017 si si continua a morire sul luogo di lavoro: ad oggi sono circa 255 le vittime in Italia, di cui una cinquantina nelle costruzioni. Nel nostro settore, già ad alto indice infortunistico, dove le cadute dall’alto e lo schiacciamento sono la prima causa di morte. Aumentano gli infortuni tra i lavoratori con più di 55 anni: oltre una certa età non è possibile lavorare sulle impalcature: allargando i criteri dell’Ape Sociale si consente ad un numero maggiore di lavoratori edili di andare in pensione prima e senza penalizzazioni, consentendo anche l’ingresso di giovani che aiuterebbe la rigenerazione del settore edile che per uscire dalla crisi deve guardare verso un nuovo modello del costruire che guardi all’innovazione, alla sostenibilità, alla neutralità energetica e alla ricerca di nuovi materiali”.

“Soddisfazione invece per la modifica della circolare 99 Inps che illustrava la documentazione necessaria per poter accedere all’Ape Social – prosegue la segretaria provinciale della Fillea Cgil Bergamo -: la certificazione da parte di tutti i datori di lavoro avuti nei sei degli ultimi sette anni di lavoro. Circolare che aveva provocato la durissima reazione della Fillea e degli altri sindacati del settore, che da subito si sono mobilitati contro la circolare. Il turn over molto alto presente nell’edilizia avrebbe creato non pochi problemi a recuperare la documentazione necessaria. Mobilitazione che ha portato l’Inps ad accettare la certificazione da parte delle casse edili in grado di dichiarare la continuità contributiva dei lavoratori”.

“Ora le Organizzazioni Sindacali chiedono con forza al Governo di dare risposte concrete a tutti i punti in discussione nella fase 2 e si impegni a bloccare l’innalzamento delle aspettative di vita e dell’età pensionabile – conclude Fratus -. Tema per noi cruciale in un settore quello edile che come ho già detto primo è ad alta incidenza infortunistica e di malattie professionali. Non si può pensare che un lavoratore possa a 67 anni lavorare ancora in cantiere, diminuendo di fatto la sua aspettativa di vita, già al di sotto della media italiana”.

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