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Padre e martire morto in un attentato terroristico: un anno fa moriva Jacques Hamel

26 luglio 2016: Jacques Hamel, ordinato sacerdote nel 1958, è sgozzato con due colpi di coltello. Ecco il ricordo di Cristian Acquaroli, classe 1995

26 luglio 2016.

In Polonia sono in corso le festose Giornate Mondiali della Gioventù quando la notizia dell’irruzione di due giovani terroristi in una chiesa francese addolora e spaventa non solo la Francia, ma l’Europa e il mondo intero. Jacques Hamel, ordinato sacerdote nel 1958, è sgozzato con due colpi di coltello.

Prete in ascolto della gente, uomo spirituale, discreto e presente per la sua comunità, generoso e disponibile su un piano umano, attento alla teologia e alle questioni ecclesiastiche su un piano professionale, Jacques -come ricorda Jan De Volder nella biografia “Martire. Vita e morte di padre Jacques Hamel” (ed. San Paolo)– “era prete fino al midollo: voleva servire il Signore, la Chiesa il suo gregge. E volle continuare a farlo anche quando le forze diminuirono: infatti, al compimento dei 75 anni, nel 2005, chiese di poter continuare il suo servizio alla parrocchia di Saint-Etienne, come collaboratore pastorale a fianco del parroco. Era una scelta del tutto naturale per lui: ‘Hai visto mai un parroco in pensione?’, rispondeva a coloro che gli consigliavano di ritirarsi. ‘Lavorerò fino al mio ultimo respiro’.

Un prete non amante dei riflettori che, a causa della morte violenta, fa riflettere l’intero mondo.

“Sanguis martyrum, semen christianorum”. Il pensatore Tertulliano (150-220 circa) sembra giustificare con queste parole il martirio cristiano: non c’è sangue versato che non irrighi e fecondi la terra credente.
Dalla morte di Jacques Hamel, primo sacerdote martire in Europa dai tempi della rivoluzione francese, non sono scaturiti scontri religiosi tra cattolici e musulmani, ma ferme battaglie da ambo le parti nell’affermare che il Dio dei musulmani non è quello dei terroristi. Va in questa direzione l’invito rivolto ai musulmani francesi da Anouar Kbibech, presidente del Consiglio Francese del Culto Musulmano, di visitare, domenica 31 luglio 2016, le chiese cattoliche in segno di solidarietà (tale proposta varcherà il confine francese e vedrà partecipare anche in Italia un cospicuo numero di musulmani).

L’uccisione di un sacerdote in una periferica parrocchia francese, grazie alle diverse voci che si sono susseguite nel condannare l’accaduto e nell’elogiare la figura del sacerdote martire, sembrano aver posto positivamente sotto la lente d’ingrandimento la preziosa presenza del cristianesimo e del suo operato nella società antica e contemporanea, oltre alla necessità per l’Europa di riscoprire quella cristiana spiritualità che, passando per figure esemplari portatrici di pace, carità, condivisione, amore ed unità non solo sul piano intellettuale, ma anche sul piano concreto, l’hanno sempre caratterizzata. Solo prendendo coscienza di questa Storia, Magistra Vitae, e dei valori da essa derivanti il nostro continente potrà veramente entrare in un dialogo fruttuoso con le diverse comunità culturali-etniche-religiose che lo compongono da diversi anni.

Ad un anno di distanza dall’accaduto, mentre Papa Francesco ha accelerato l’iter di beatificazione di Jacques Hamel, il martirio del sacerdote francese appare come coronamento di una vita sempre spesa per il bene altrui. Ricorda a tal proposito la nipote Angelique: “Tutti venivano a bussare alla sua porta: poveri di ogni genere, senza dimora, ex carcerati. Quando facevamo le vacanze da lui, a volte questo ci faceva perfino paura. Ma lui avevo un attenzione per tutti: dava loro del denaro, cercava di orientarli,…”

Ed è proprio così che ora vogliamo pensare padre Jacques: nella comunità di quei Vivi che si sentono rivolgere dal Re nel quale credono le parole del Vangelo: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi”.

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