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Bara è morto a vent’anni. Ma la festa continua

Tralasciando il - pur lodevole - gesto di donare "parte" del ricavato alla famiglia della vittima, una dimostrazione più netta di vicinanza e rispetto sarebbe stata quella di interrompere la festa

“…Giovedì 27 riprenderà regolarmente la manifestazione con la maxi-tombolata e si è deciso che parte del ricavato sarà donato alla famiglia di Bara unendoci agli amici e alla raccolta che gli stessi hanno provveduto a effettuare per il rimpatrio della salma del ragazzo in Senegal…”. È un estratto della lettera con la quale gli organizzatori dell’Ubiale Power Sound Festival annunciano che la festa proseguirà normalmente, nonostante si dicano affranti per la morte di Mamadou Lamine Thiam, Bara per gli amici, il ventenne senegalese di Almè ritrovato senza vita in un burrone nella serata di domenica 23 luglio.

Una tragedia ancora tutta da chiarire, per la quale il sostituto procuratore della Repubblica di Bergamo, Fabio Pelosi, dopo aver iscritto nel registro degli indagati per omicidio preterintenzionale un 50enne di Ubiale, incensurato, volontario nel servizio d’ordine quella sera al “Power Sound Festival“, ha messo sotto indagine con la stessa ipotesi di reato anche una coppia, un ragazzo di 25 anni e una ragazza di 35. Secondo le testimonianze e le riprese delle telecamere i tre avrebbero inseguito il giovane senegalese fino al punto in cui è caduto nel burrone dove ha trovato la morte, e lo avrebbero anche visto mentre precipitava.

L’autopsia in programma oggi all’ospedale Papa Giovanni farà luce su diversi aspetti, in particolare se Bara è morto subito o dopo qualche ora e, quindi, se poteva essere salvato.

Al di là dei dettagli su come siano andate le cose, ancora da chiarire, il punto fermo è che un ragazzino, di soli vent’anni, ha perso la vita. Ed è deceduto proprio a poche decine di metri da quella festa, alla quale era presente fino a qualche minuto prima.

Ma, comunicati di cordoglio a parte, nonostante la tragedia, la festa continua. Della serie “the show must go on”.

Una scelta discutibile.  Tralasciando il – pur lodevole – gesto di donare “parte” del ricavato della super tombolata alla famiglia della vittima, una dimostrazione più netta di vicinanza e rispetto sarebbe stata quella di interrompere la festa, magari promuovendo comunque una raccolta fondi come hanno fatto gli amici di Bara (che in una sera hanno racimolato quasi ottomila euro) e i gestori del circolo Maite di Città Alta.

E, al contempo, abbassare le luci e spegnere la musica, anche per fermarsi a riflettere su quanto accaduto ed evitare di sbraitare sentenze, anche sui social. Il principio che più delle parole contano i fatti, non sarebbe mai stato più azzeccato che in questa occasione.

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