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Sciopero in nome della sicurezza: ma il capotreno aveva inventato l’aggressione

La Procura e la Polizia di Lodi hanno passato al setaccio le immagini della sorveglianza, spiegando come quell'aggressione in realtà non sia mai avvenuta: ora è accusato di calunnia e simulazione di reato.

La sua denuncia aveva portato anche a uno sciopero generale di quattro ore con un altissimo tasso di adesione nel nome della maggiore sicurezza: e invece il capotreno che mercoledì 19 luglio aveva detto di essere stato accoltellato alla mano da uno straniero su un treno regionale Piacenza-Milano Greco Pirelli si era inventato tutto.

A risolvere il caso è stata la Polizia di Lodi, coordinata dal procuratore della Repubblica Domenico Chiaro, che insieme alla Scientifica ha passato al setaccio tutti i filmati di videosorveglianza delle ferrovie: di conseguenza il capotreno è stato poi accusato di calunnia e simulazione di reato.

Il suo racconto ai poliziotti che erano accorsi in suo soccorso era stato molto dettagliato: aveva spiegato che durante un normale controllo dei titoli di viaggio un uomo scuro di pelle, alto, magro e con le treccine ai capelli aveva tentato di aggredirlo con una coltellata all’addome, con l’arma che si era invece conficcata in una mano usata come difesa dalla vittima, ed era poi fuggito forzando le porte del convoglio in corrispondenza della stazione di Santo Stefano Lodigiano. 

Poche ore dopo la polizia aveva fermato un giovane migrante che corrispondeva all’identikit fornito dal capotreno, poi rilasciato dopo l’interrogatorio in questura perchè estraneo ai fatti.

I sindacati di categoria avevano immediatamente proclamato uno sciopero dalle 9 alle 13 di lunedì 24 luglio, sottolineando come si trattasse della terza aggressione subita dal personale ferroviario in una sola settimana.

 

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