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Decreto Banche Venete, ok definitivo dal Senato: “Tutelati lavoratori e correntisti” foto

Giovanni Sanga, deputato bergamasco del Partito Democratico e relatore del provvedimento alla Camera, spiega tutta la manovra che ha portato al salvataggio di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, così come gli altri movimenti che hanno interessato tutto il sistema.

Con 148 sì e 91 no giovedì 27 luglio il Senato ha dato il via libera definitivo alla conversione in legge del decreto sulle Banche Venete, per il quale alla Camera è stato relatore il deputato bergamasco del Partito Democratico Giovanni Sanga.

Sanga, il Governo aveva chiesto il voto di fiducia: cosa cambia l’approvazione?

Di fatto vengono salvate le due ex Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, provvedimento indispensabile per non mandare in crisi un’economia, quella del Veneto, che porterebbe a riflessi non solo locali ma certamente a carattere nazionale per quello che la regione rappresenta. Con la procedura adottata, che tecnicamente si chiama “liquidazione coatta amministrativa” si sono riaperti tutti gli sportelli, nessun dipendente è stato licenziato, abbiamo dato garanzia ai correntisti risparmiatori e si sono mantenuti i finanziamenti alle aziende.

Questo è stato solamente l’ultimo dei provvedimenti messi in campo per dare stabilità al sistema bancario.

I diversi interventi messi in campo in questa legislatura non erano finalizzati a salvare i banchieri, come qualcuno ha sostenuto, ma a non far fallire le banche. Il fallimento avrebbe significato azzerare i risparmi dei cittadini e scaternare il panico nelle famiglie, nelle aziende e sui mercati nazionali e internazionali. A seguito di questi interventi, in particolare con la riforma della banche popolari e quella delle banche di credito cooperativo, il sistema è stato messo in sicurezza e sarà in grado di accompagnare meglio il processo di crescita oltre le previsioni che il nostro Paese sta finalmente registrando.

Dobbiamo aspettarci altri movimenti di assestamento?

Direi che la tenuta del sistema è stata assicurata e se ci dovesse essere qualche crisi ulteriore si limiterebbe a istituti di portata limitata. I nostri interventi hanno dato la risposta più efficace e indispensabile, da quello di Mps a quello di Ubi Banca sulle tra banche in risoluzione fino alla nascita di Banco Bpm come fusione tra Popolare di Milano e Banco Popolare di Verona/Credito bergamasco: oggi possiamo guardare con serenità e tranquillità al settore del credito e finanziario italiano.

Ha citato Ubi Banca: in tanti hanno accostato l’operazione con Nuova Banca delle Marche, Nuova Banca dell’Etruria e del Lazio e Nuova Cassa di Risparmio di Chieti a quella portata avanti da Intesa Sanpaolo con le Banche Venete, parlando di due pesi e due misure. È davvero così?

In realtà sono situazioni diverse che vanno esaminate in contesti particolari, del resto le procedure concordate con l’Europa hanno portato a modalità diversificate, per cui in alcuni casi è intervenuto il sistema bancario a salvaguardia di banche in crisi, in altri lo Stato è diventato azionista di Istituti di Credito, in altri ancora le procedure di liquidazione ordinata hanno consentito di evitare il default. Ogni scelta è stata puntualmente definita e concordata tra Governo, Banca d’Italia e organismi di vigilanza e commissione europea. Con le Banche Venete non era possibile agire con una ricapitalizzazione precauzionale, come successo nel caso di Monte dei Paschi: la vigilanza europea, infatti, chiedeva che fosse prima fatto un aumento di capitale da 3 miliardi che mai nessuno avrebbe sottoscritto. Al contrario, su Mps l’Unione Europea ha valutato il rischio di una crisi di carattere sistemico”.

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