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Quella torre rimasta in piedi mi accoglie: eccomi ad Amatrice alla fine del mio viaggio

Elena Rota, medico ginecologa bergamasca che lavora a Sion, in Svizzera, ha percorso a piedi la via Francigena fino a raggiungere Accumuli, Norcia, Amatrice: le terre distrutte dal terremoto. Il racconto del suo diario di viaggio per Bergamonews si chiude qui, resta nel suo cuore un'esperienza forte ed indelebile.

Elena Rota, medico ginecologa bergamasca che lavora a Sion, in Svizzera, ha percorso a piedi la via Francigena fino a raggiungere Accumuli, Norcia, Amatrice: le terre distrutte dal terremoto. Il racconto del suo diario di viaggio per Bergamonews si chiude qui, resta nel suo cuore un’esperienza forte ed indelebile. 

48ª ed ultima tappa: Accumuli-Amatrice

Difficile descrivere e, forse nemmeno lo voglio, quel momento in cui mi sono fermata davanti alle transenne del corso di Amatrice con la sola Torre rimasta in piedi sullo sfondo.
Questo momento è stato per me l’apice del viaggio sia perché sono arrivata a destinazione ma soprattutto per ciò che vedo. Quest’immagine me la porterò nel cuore e nella mente per sempre.

Sono stati giorni intensi quelli dell’ultima settimana: il cammino ci ha portato dalla periferia al cuore di questo disastro. Da Preci a Norcia e poi Accumuli: tutte cittadine sentite nominare alla televisione ma a me sconosciute, fino ad ora. Ma non solamente quelle, le innumerevoli frazioni colpite e rase al suolo (solo Amatrice ne ha 69!).

Passo passo senza tremare 48ª tappa

Più ci si avvicina e più macerie e distruzione si vedono. Questo è anche il bello di viaggiare a piedi: piano piano, passo passo. Come una lenta introduzione a questa surreale realtà, attraverso sentieri nascosti che nemmeno i militari conoscono..ma quante “zone rosse” abbiamo attraversato tra questi paesini sperduti ed ormai disabitati…
Da qualche crepa a case completamente dilaniate, implose, afflosciate sotto il peso dei tetti, inginocchiate… stanze tagliate a metà con letti ancora penzoloni, camice appese negli armadi aperti, coperte impilate, stoviglie ancora ad asciugare…
E poi gli incontri con chi è riuscito a sistemarsi in roulotte o container ancora vicino a ciò che resta della propria casa.

Passo passo senza tremare 48ª tappa

Come Stefano che ha trasferito le sue 230 pecore in un prato sotto un tendone e lui si è costruito una cassetta di legno accanto alle sue bestie. Ci fa vedere, ci spiega le difficoltà, l’inverno scorso con la neve e gli animali che partorivano al freddo. L’acqua che ancora manca, il caseificio improvvisato per non smettere di produrre il gustoso pecorino, ma con la burocrazia contro: permessi che non arrivano, controlli contro ogni raziocinio.

“Eh, che si magnassero tutti il belgioioso ste funzionari che vengono da Roma…”

Questo linguaggio colorito ma efficace che ritroviamo tra tanta gente che ha perso tutto, chi più arrabbiato e chi rassegnato, chi impreca e chi ti riceve con un sorriso grande così. Come Massaccio, stessa storia ma con le vacche. Lui la voglia si scherzare non l’ha persa e la sua “fu” casa l’ha tappezzata di frasi simpatiche e scherzose.

Incontriamo gente che ha voglia di raccontare, di parlare, di sfogarsi. E per me è un onore poter ascoltare e dedicare un po’ di tempo: la strada è ancora lunga ma il cammino può aspettare. Ce ne sarebbero di storie da dire ma tutto non riesco. Devo riordinare un po’ le idee e poi forse riuscirò a raccontare con più calma perché qui ho l’impressione che sia tutto un gran caos!
A presto, Elena

Passo passo senza tremare 48ª tappa
Passo passo senza tremare 48ª tappa

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