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“La mia maturità tra poche luci e molte ombre”: la preside risponde

Il grandissimo riscontro che ha ricevuto la lettera di Barbara riguardo la sua esperienza tra i banchi di scuola e l'esame di maturità, ci ha spinto a chiedere una risposta da quella istituzione scolastica contro cui Barbara ha rivolto il suo sfogo. Il dirigente scolastico dell'Istituto Vittorio Emanuele, la dottoressa Lorena Peccolo, si è gentilmente resa disponibile per una breve intervista.

Gli anni trascorsi nelle scuole superiori sono indelebili: lasciano tracce e ricordi che sono difficili (o addirittura impossibili) da cancellare. Belli o brutti che siano, sono esperienze con cui dovremo fare i conti per tutta la vita: compagni di classe che rimarranno e torneranno a fasi alterne nel corso degli anni e conoscenze che, nolente o volente, hanno formato la cultura che possediamo oggi.

Una cosa, però, di certo cambia con gli anni che passano: la prospettiva, il punto di vista attraverso cui vedere i fatti, acquisendo la consapevolezza di cosa è importante e per cosa vale la pena infiammarsi. Gli esami di maturità sono un passo obbligato per tutti, protagonisti di film intramontabili e canzoni di formazione, e sono anche il momento più critico di tutti gli studenti: motivo di ansia (terribile ansia), emblema di sogni e di progetti per il futuro, scoglio da superare per la libertà e argomento di accese discussioni.

BGY, dal momento stesso della sua nascita, si è prefissato lo scopo di dare voce alle luci e alle ombre della vita dei ragazzi, agli sfoghi contro le istituzioni e alle riflessioni attorno a ciò che proprio non va. Il post-maturità è stato uno degli argomenti più trattati dai nostri ragazzi (leggi qui il racconto di Anna, leggi qui il racconto di Davide): in particolare, la testimonianza che una studentessa dell’Istituto Vittorio Emanuele II ha voluto inviarci è stata oggetto di numerose discussioni, condivisioni e commenti sui social; alcuni di solidarietà nei confronti di una maturità e di un percorso di studi deludenti, altri, invece, in stile Grinch che ricordano alla ragazza “che non hai ancora visto il peggio”. Forse, dimenticandosi che stiamo parlando di una confessione di una ragazza di soli 20 anni.

LEGGI QUI LA TESTIMONIANZA DI BARBARA

Il grandissimo riscontro che ha ricevuto la lettera di Barbara – attualmente siamo a 1900 condivisioni – ci ha spinto a chiedere una risposta dal mondo degli adulti, da quella istituzione scolastica contro cui Barbara ha rivolto il suo sfogo. Il dirigente scolastico dell’Istituto Vittorio Emanuele II, la dottoressa Lorena Peccolo, si è gentilmente resa disponibile per una breve intervista.

“E’ complicato commentare esperienze personali rese pubbliche per un ruolo dirigenziale come il mio – afferma Lorena Peccolo – Bisogna rispettare il vissuto della ragazza, la bocciatura in sede d’esame è molto difficile, lo comprendo. Sono stata io la prima a consigliarle di riscriversi nel nostro Istituto in seguito alla bocciatura dopo il primo esame di maturità e lo rifarei. Le ho detto che era libera anche di fare ricorso, ma la ragazza ha deciso di non farlo e di riscriversi nuovamente al quinto anno: è stato una scelta di grande maturità. Di una cosa sono certa: era meglio uscire con un 60 ed essere promossa a fatica o diplomarsi con 75 (voto di maturità di Barbara) e presentarsi meglio nel mondo del lavoro? Io propendo per la seconda risposta.”

In merito all’appunto rivolto da Barbara alla preside stessa circa la sua latitanza negli incontri promessi per parlare del suo percorso scolastico, la dottoressa Peccolo dichiara: “Ho preferito mantenere un atteggiamento discreto nei confronti della ragazza, non obbligandola ad un interrogatorio cadenzato. L’ho vista attiva e ben inserita nel corso del suo secondo quinto anno e non ho voluto impormi, sarei intervenuta se lei fosse venuta a cercarmi o se il collegio docenti mi avesse riferito un malessere da parte di Barbara.”

“Il cambiamento tra il biennio e il triennio è complicato – continua la dirigente in merito al racconto di Barbara riguardo alle difficoltà riscontrate in seguito al passaggio – ma non è detto che la discontinuità didattica non sia un valore, per certi aspetti. Auguro a Barbara tutti i miei auguri e sono felice che nell’ultimo anno gli insegnanti le siano stati vicini.”

Gli esami di maturità sono di certo lo scoglio più difficile da affrontare nel corso dell’adolescenza e per molti non sono un ricordo felice, ricordando i pianti e la rabbia per l’ingiustizia dei risultati finali. Con gli anni che passano, tuttavia, gli eventi del passato vengono letti sotto una luce diversa e ci si rende conto che non valeva poi tanto la pena disperarsi per un voto che vale meno di zero nel mondo del lavoro e che, di certo, non racconta la persona che sei, sia che tu abbia preso 60, 100 o 75.

Forse alcuni docenti dovrebbero ricordarselo più spesso.

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