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Bara, morto nel burrone a 20 anni: indagati anche un ragazzo e una ragazza

Anche loro due avrebbero inseguito Mamadou Lamine Thiam, ventenne senegalese di Almè, fino al punto in cui è stato trovato morto

Ci sono altri due indagati per la morte di Mamadou Lamine Thiam, Bara per gli amici, il ventenne senegalese di Almè ritrovato morto in un burrone a Ubiale Clanezzo nella serata di domenica 23 luglio. Del giovane si erano perse le tracce la notte precedente, quando era fuggito da una festa di paese dopo un litigio.

Il sostituto procuratore della Repubblica di Bergamo, Fabio Pelosi, dopo aver iscritto nel registro degli indagati per omicidio preterintezionale un 50enne di Ubiale, incensurato, volontario nel servizio d’ordine quella sera al “Power Sound Festival“, ha messo sotto indagine anche un ragazzo di 25 anni e una ragazza di 35. I due sono stati interrogati nel pomeriggio di mercoledì 26 luglio.

Anche loro sarebbero stati presenti al party musicale del campo sportivo e, secondo le testimonianze raccolte, avrebbero inseguito il giovane senegalese insieme al 50enne dopo la rissa, pare pensando che fosse un ladro, mentre urlavano “Prendetelo”. Anche dalle immagini delle telecamere di sorveglianza si vede Bara che fugge da tre persone. Almeno fino al cimitero, dove poi si interrompono le riprese. Alcuni passanti avrebbero anche visto il più giovane dei tre indagati mentre guardava giù dal burrone disperato, con le mani nei capelli.

Secondo quanto ricostruito dal pm Pelosi, che sta indagando sul caso insieme ai carabinieri della compagnia di Zogno e di Bergamo, Mamadou Lamine Thiam, intorno all’una di notte avrebbe avuto un alterco con un giovane in servizio come cameriere alla festa, che domenica ha poi presentato ai carabinieri di Almenno San Salvatore una denuncia per lesioni con tre punti di sutura sopra l’occhio per una testata ricevuta. Proprio lui, avrebbe chiesto l’intervento di un cinquantenne, volontario nel servizio d’ordine.

L’uomo avrebbe fatto allontanare Bara aggredendolo fisicamente, fino a costringerlo a fuggire di corsa. Ma non solo, perché il buttafuori lo avrebbe anche inseguito per un centinaio di metri, insieme ai due ragazzi indagati, fino al punto in cui, lungo la Provinciale 23, nei pressi del fiume Brembo, dopo che avrebbe scavalcato un muretto è finito in un burrone. Una caduta di una quindicina di metri, che non gli ha lasciato scampo. Non è chiaro però se il giovane sia morto sul colpo o nelle ore seguenti, magari dopo aver urlato in cerca di aiuto.

Il pubblico ministero, che in ogni caso non esclude l’ipotesi della fatalità, vuole capire se qualcuno possa aver spinto la vittima giù dallo strapiombo, o se sia stata vista mentre cadeva. Il suo cellulare, che non è ancora stato trovato, potrebbe fornire elementi utili alle indagini.

L’iscrizione dei tre nel registro degli indagati è anche un atto dovuto, che consentirà loro di nominare un legale che sarà presente all’autopsia sul cadavere in programma venerdì all’ospedale Papa Giovanni e che permetterà di capire meglio come siano andate le cose.

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