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Ventenne ritrovato morto nel burrone: indagato un buttafuori

Mamadou Lamine Thiam (Barà per gli amici), ventenne senegalese di Almè, era fuggito sabato da una festa dopo un litigio: è stato ritrovato morto la sera seguente

C’è un indagato per la morte di Mamadou Lamine Thiam (Barà per gli amici), il ventenne senegalese di Almè ritrovato morto in un burrone a Ubiale Clanezzo nella serata di domenica 23 luglio. Del giovane si erano perse le tracce la sera precedente, quando era fuggito da una festa in paese dopo un litigio.

Il sostituto procuratore della Repubblica di Bergamo, Fabio Pelosi, ha iscritto nel registro degli indagati per omicidio preterintezionale un 50enne di Ubiale, incensurato, in servizio come buttafuori quella sera al “Power Sound Festival“, un party musicale al campo sportivo, in cui era in programma un evento a ritmo afro. Barà si trovava lì, insieme ad alcuni amici.

Secondo quanto ricostruito dal magistrato, che sta indagando sul caso insieme ai carabinieri della compagnia di Zogno, il ventenne, intorno all’una di notte avrebbe avuto un alterco con un giovane in servizio come cameriere alla festa, che domenica ha poi presentato ai carabinieri di Almenno San Bartolomeo una denuncia per lesioni. Proprio lui, avrebbe chiesto l’intervento di un cinquantenne, volontario nel servizio d’ordine.

L’uomo avrebbe fatto allontanare Barà in malo modo, pare anche aggredendolo fisicamente, fino a costringerlo a fuggire di corsa. Ma non solo, perché il buttafuori lo avrebbe anche inseguito per un centinaio di metri, fino al punto in cui il ragazzo, lungo la Provinciale 23, nei pressi del fiume Brembo, dopo che avrebbe scavalcato un muretto è finito in un burrone. Una caduta di una quindicina di metri, che non gli ha lasciato scampo. Anche se non è chiaro se il giovane sia morto sul colpo o nelle ore seguenti, magari dopo aver urlato in cerca di aiuto.

Una versione non completamente confermata dall’indagato, che finora si è dimostrato poco collaborativo con gli inquirenti, ammettendo solo la discussione col ragazzo. Il pubblico ministero Pelosi, che in ogni caso non esclude l’ipotesi della fatalità, vuole capire se qualcuno possa aver spinto la vittima giù dallo strapiombo, o se sia stata vista mentre cadeva. Il suo cellulare, che non è ancora stato trovato, potrebbe fornire elementi utili alle indagini.

L’iscrizione del buttafuori nel registro degli indagati è anche un atto dovuto, che gli consentirà di nominare un legale che sarà presente all’autopsia sul cadavere di Lamin in programma venerdì all’ospedale Papa Giovanni e che permetterà di capire meglio come siano andate le cose.

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