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In lacrime gli amici di Bara, morto nel burrone: “È stato inseguito da un branco” foto

Martedì mattina i ragazzi che erano con lui prima della tragedia si sono ritrovati a casa dei genitori: "Forse avremmo potuto salvarlo..."

Sono increduli e in lacrime gli amici di Mamadou Lamine Thiam (soprannominato Bara), lo studente ventenne senegalese di Almè ritrovato morto in un burrone a Ubiale Clanezzo nella serata di domenica 23 luglio. Del giovane si erano perse le tracce la sera precedente, quando era fuggito da una festa in paese dopo un litigio con un ragazzo e un inseguimento da parte di alcuni uomini in servizio come addetti alla sicurezza: il sostituto procuratore della Repubblica di Bergamo, Fabio Pelosi, ha iscritto nel registro degli indagati per omicidio preterintezionale uno di loro, 50enne di Ubiale (LEGGI QUI).

Martedì mattina i ragazzi che erano con lui prima della tragedia, si sono ritrovati a casa dei genitori, un appartamento al quarto piano di una palazzina lungo la strada statale 470. Occhi gonfi e sguardi persi nel vuoto. Nessuno ha voglia di parlare, solo Sara, 20 anni come la vittima, tra una lacrima e l’altra racconta qualcosa: “Era un ragazzo d’oro, ben inserito e che non creava problemi a nessuno – le sue parole – , la sua grande passione era il calcio: era juventino e sognava di diventare un calciatore professionista”.

Ma cosa è successo sabato sera? “Io sono stata con loro alla festa fino a mezzanotte. Bara aveva bevuto qualche birra. Me ne sono andata e poi mi hanno raccontato gli altri come è andata. Lui ha litigato con un 18enne che lavorava come barista, il quale ha chiesto l’intervento della security. È stato prima picchiato e poi inseguito mentre, impaurito, cercava di scappare. Erano in tanti e minacciosi. Ma lui è sempre stato una scheggia a correre ed eravamo convinti che riuscisse a scappare. E invece…”

Quando avete saputo come era finita? “Sabato notte verso l’una Bara mi ha chiamato al telefono, ma stavo guidando e non ho potuto rispondere. L’ho richiamato dopo dieci minuti ma risultava spento. La domenica, non vedendolo in giro, abbiamo iniziato a preoccuparci. Siamo andati a casa sua e quando i suoi genitori ci hanno detto che non era rientrato, ci siamo diretti a Ubiale a cercarlo. Abbiamo trovato una delle sue scarpe, ben lontano da dove poi i soccorritori hanno rinvenuto il cadavere. Chissà chi l’ha lanciata lì”.

“Ora siamo qui – conclude la ragazza – , addolorati e rammaricati perchè se avessimo iniziato a cercarlo prima, magari l’avremmo potuto salvare. E soprattutto siamo convinti di una cosa: è finita in quel modo solo perchè era di colore. Una cosa assurda”.

Nel frattempo gli amici di Bara, dopo aver deposto alcuni fiori sul luogo della tragedia e aver apposto le proprie firme su un guard rail nelle vicinanze, hanno organizzato per martedì sera in piazza Lemine ad Almè, dalle 20.30 alle 23, un banchetto di raccolta fondi per far sì che i suoi genitori possano riportarlo in Senegal: “Siete tutti pregati di venire perché anche il minimo contribuito è importante per questa causa ed è il minimo che possiamo fare per un ragazzo esattamente come noi a cui hanno strappato la vita troppo presto”, si legge su Facebook.

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