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Johnny lo Zingaro, l’ergastolano bergamasco non è più in fuga: catturato in Toscana

Nativo di Ponte San Pietro, è stato arrestato insieme alla donna con la quale aveva intrecciato dal carcere una relazione

La fuga di Johnny lo zingaro è finita a Taverne d’Arbia, in provincia di Siena, con l’intervento degli investigatori del polizia che lo hanno catturato a 25 giorni dall’evasione, al termine di una lunga indagine cominciata il 30 giugno scorso e che ha coinvolto il Servizio centrale operativo, le Squadre Mobili di Cuneo, Lucca e Siena, oltre agli uomini della polizia penitenziaria.

Giuseppe Mastini, l’ergastolano cinquantasettenne noto con il soprannome che è entrato negli annali della cronaca nera, è nativo di Ponte San Pietro. L’uomo è stato arrestato insieme alla donna con la quale aveva intrecciato dal carcere una relazione, e che si trovava agli arresti domiciliari.

CHI È JOHNNY LO ZINGARO

Giuseppe Mastini è nato nel 1960 a Ponte San Pietro da una famiglia di giostrai di etnia sinti. A 10 anni si è trasferito a Roma coi familiari e ha iniziato subito a frequentare la criminalità giovanile del quartiere Tiburtino, tant’è che a 11 anni ha già all’attivo un furto e una sparatoria con la polizia.

Il 30 dicembre 1975 rapina un autista di tram con un complice. Sparano contro all’autista due colpi di pistola e ne occultano il cadavere, che verrà trovato una settimana più tardi in un prato in zona Tiburtina. Il 15 gennaio 1976 vengono emessi due ordini di cattura a carico di Johnny e del suo complice. Le accuse sono di omicidio volontario, rapina aggravata e porto abusivo di pistola. Il giorno successivo Johnny si costituisce e viene rinchiuso nel carcere minorile di Casal Del Marmo. Pochi giorni dopo l’arresto, il 2 febbraio 1976 Johnny e il complice evadono dal carcere di Casal Del Marmo. Il giorno dopo si costituiscono.

Johnny viene trasferito al carcere minorile de L’Aquila. Evade nuovamente, il 24 settembre 1977, ma la latitanza dura pochi giorni.

Per l’omicidio dell’autista di Roma Jhonny Lo Zingaro viene condannato a 11 anni di carcere. Maggiorenne, Johnny viene trasferito al carcere dell’Isola di Pianosa, in provincia di Livorno. Da qui, nel 1981 evade per l’ennesima volta. Riprende la sua attività di rapinatore. Viene fermato insieme a un complice, dopo un inseguimento. A bordo della sua auto vengono trovate armi. Si sospetta quindi che Mastini, detto Jhonny lo Zingaro, insieme ad altri, stesse organizzando un sequestro di persona.

Viene rinchiuso nel carcere di Rebibbia, dove tenta ancora una volta di fuggire. Poi viene trasferito a Volterra. Qui Mastini pare cambiare passo, tanto che nel maggio 1986 torna a Rebibbia accompagnato da un rapporto in cui si legge che è consapevole di dover cambiare strada.

Nel febbraio 1987 ottiene una licenza di otto giorni per buona condotta. Al termine della licenza, però, non fa ritorno in carcere, ma compie decine di rapine nella capitale.

Nel 1987 per Johnny scatta un ordine di cattura per omicidio a scopo di rapina, tentativo di omicidio e detenzione illegale di armi da fuoco. Si tratta dell’omicidio Sacrofano. Poi nel 1989 arriva la condanna all’ergastolo, per tutti i reati a lui ascritti (ad eccezione dell’omicidio di Sacrofano, per insufficienza di prove) in seguito a una serie di sparatorie e sequestri di persona effettuati a Roma nella notte del 23 marzo 1987.

Il suo nome fu anche legato al caso Pasolini per via di un’amicizia con militanti neofascisti. Una complicità, per cui fu anche indagato, ma che non è mai stata provata e che Mastini ha più volte smentito.

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