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Defibrillatori in azienda, 200 a Bergamo: “Sicurezza al lavoro e per il territorio”

Defibrillatori in azienda per aumentare la sicurezza sui luoghi di lavoro e creare una rete territoriale capillare per far fronte ad eventuali emergenze: l'accordo tra l'associazione degli industriali bergamaschi e il 118 orobico vuole essere di supporto a chi deciderà di dotarsi dei dispositivi salvavita.

Sono poco meno di mille i defibrillatori semiautomatici esterni censiti in provincia di Bergamo: di questi circa 200 si trovano all’interno delle aziende, di ogni dimensione e settore, che pur in assenza di una obbligatorietà normativa hanno deciso di dotarsi di uno strumento salvavita importantissimo nei primi minuti in cui si manifesta un’emergenza.

Senza dubbio un valore aggiunto per le imprese e, proprio in quest’ottica, Confindustria Bergamo e l’Articolazione Aziendale Territoriale del 118 di Bergamo hanno redatto un breve ma dettagliato vademecum (che sarà disponibile per gli associati sul sito dell’associazione degli industriali bergamaschi) per supportare altre realtà che intendano intraprendere il percorso previsto per l’adozione di un defibrillatore.

L’obiettivo, oltre a quello di innalzare il livello di sicurezza nei luoghi di lavoro, è arrivare a creare una rete territoriale il più capillare possibile: “Per farlo abbiamo bisogno che tutti i defibrillatori presenti in provincia vengano dichiarati e censiti – sottolinea Elena Rottoli, coordinatore infermieristico del 118 di Bergamo – In questo modo possiamo mapparli e renderli disponibili agli operatori e ai normali cittadini abilitati all’uso in caso di necessità: la variabile tempo, in queste situazioni, è decisiva e la tempestività nella localizzazione e nell’utilizzo del defibrillatore può aumentare le probabilità di sopravvivenza senza danni permanenti”.

Di fondamentale importanza, però, rilevare come l’adozione del defibrillatore e la formazione del personale aziendale per il corretto utilizzo non siano alternativi all’attivazione del sistema dei soccorsi: “Si tratta invece di implementare – spiega Paolo Carrara, infermiere e referente provinciale per i progetti sui defibrillatori – La procedura deve sempre essere la stessa: chiamata al numero unico 112, massaggio cardiaco sul paziente in arresto e, in caso di presenza del defibrillatore, applicazione dello stesso. Da inizio anno abbiamo registrato già 4 casi di persone salvate dal pronto utilizzo di uno strumento che si trovava nella zona dell’emergenza: il nostro obiettivo, con una rete capillare, è quello di ridurre il tempo di intervento”.

Lo spunto per la realizzazione del vademecum, come spiegato da Roberta Cavalleri del settore Ambiente Sicurezza Energia di Confindustria Bergamo, “è arrivato da alcune aziende che, dopo il caso della morte del calciatore bergamasco Piermario Morosini nel 2012, hanno acquistato volontariamente dei defibrillatori ma si trovavano in difficoltà nell’approccio con la normativa. Abbiamo così attivato una sinergia con il 118 bergamasco e abbiamo pensato di scrivere a due mani la guida, raccogliendo i principali dubbi che ci venivano sottoposti e stendendolo con la competenza scientifica del 118”.

Per gli addetti al defibrillatore sono un centinaio i centri lombardi autorizzati alla formazione che, con un corso da 5 ore, garantiscono un’abilitazione illimitata: lo strumento, di per sé, è comunque di facilissimo uso, richiedendo all’operatore solamente l’accensione e l’applicazione dei cerotti sul paziente prima di dare l’ok per l’erogazione della scarica che il dispositivo è comunque in grado di negare qualora non ne avvertisse il bisogno.

La sola defibrillazione, in ogni caso, potrebbe non essere sufficiente a ripristinare il battito cardiaco: motivo per cui è importante associare anche un corretto e continuato massaggio cardiaco.

E qui si gioca la sfida futura del 118 provinciale che, sfruttando la tecnologia, vorrebbe dotare le 12 automediche bergamasche di massaggiatori automatici esterni, strumenti in grado di assicurare un livello costante della performance del massaggio cardiaco ed eliminare così le variabili umane della stanchezza o delle non ottime condizioni ambientale per completare la manovra in modo corretto: sarebbe un aiuto fondamentale per aumentare le probabilità di successo delle manovre di rianimazione ma, attualmente, il costo del dispositivo non ne permette l’acquisto all’Articolazione Aziendale Territoriale di Bergamo.

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