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Centrodestra e Lega: “Gori dimettiti”, il sindaco: “Guiderò Bergamo fino all’ultimo”

Lega Nord e centrodestra (Forza Italia e Fratelli d'Italia) compatti nel chiedere le dimissioni di Gori. Il sindaco: "La legge non lo prevede, guiderò Bergamo fino all'ultimo giorno"

Il coro è unanime: “Gori dimettiti da sindaco, non hai a cuore la città”. Il centrodestra che siede in consiglio comunale (Lega Nord, Lista Tentorio, Fratelli d’Italia e Forza Italia) è compatto dopo la decisione del Partito Democratico regionale di indicare Giorgio Gori come candidato a guidare la Lombardia.

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“I cittadini di Bergamo meritano di tornare a votare al più presto per cambiare questa brutta pagina della nostra cittá – taglia corto Stefano Benigni di Forza Italia -. Lo avevamo già detto nel 2014: l’obiettivo di Gori non era quella di fare il sindaco. Non possiamo accettare che sia il Pd a decidere chi sarà a guidare la città, se Gori non è più disponibile. A settembre chiederemo a Gori di dimettersi: Bergamo non è un giocattolo. Si usi la prima finestra elettorale del 2018 per permettere ai cittadini di Bergamo di scegliere il proprio sindaco. Molti i temi su cui dobbiamo lavorare visti gli errori di questa amministrazione: sia per le tasse con il piano della sosta sia per la questione del verde e della mobilità”.

Non usa mezzi termini nemmeno il capogruppo della Lega Nord, Alberto Ribolla: “Bergamo è una città con più di 120mila abitanti, è una città importante che non può restare nove mesi senza sindaco. Chi ha lavorato è stato il sindaco Gori, mentre i suoi assessori sono stati molto indietro. Un anno fa in un’interrogazione chiedemmo spiegazioni sulle voci che Gori era candidato a guidare la Regione Lombardia, allora ci rispose che erano fantasie, mentre domenica è arrivata l’ufficialità del Pd. Bergamo ha bisogno di un sindaco di centro destra in tempi brevi, entro maggio”.
Poi però in consiglio comunale Ribolla indica Gandi come futuro sindaco reggente di Bergamo e c’è da chiedersi se dà già Maroni per perdente.
“No, assolutamente – precisa Ribolla – se Gori sceglie la Regione, ci aspettiamo che coerentemente dopo la vittoria di Maroni rimanga a fare il capogruppo dell’opposizione  al Pirellone”.

A smorzare i termini duri dei giovani consiglieri del centrodestra è la saggezza dell’ex sindaco Franco Tentorio. “Anche a me, quando ero sindaco, proposero un posto al Senato. Non ci ho pensato un momento a rinunciare. Le parole date, anche in politica, vanno mantenute. Io faccio un invito a Gori: ci ripensi. La vita politica deve essere basata sugli impegni, aveva promesso che si sarebbe dedicato a Bergamo mentre ora finisce il mandato con due anni di anticipo. Credo che questa sua scelta sia un danno obiettivo per la città. E non prometta attenzioni particolari per Bergamo da candidato presidente della Regione Lombardia perché sarà una scorrettezza per le altre città lombarde”.
Tentorio ricorda anche un precedente nella storia del consiglio comunale di Bergamo: “L’allora sindaco Pezzotta si dimise perché la Dc gli promise un posto blindato al Senato nel collegio della Val Seriana, poi alla fine lo candidarono alla Camera ma con le preferenze fu dura e non venne eletto. Un precedente che dovrebbe far riflettere Gori”.

Danilo Minuti, già assessore nella giunta Tentorio, non usa mezzi termini: “Spiace dirlo, ma eravamo già profeti nel 2014 quando abbiamo detto che Gori utilizzava Bergamo come trampolino di lancio. Usó le primarie e perse, ma inizio la campagna elettorale per la guida della città. Già da un anno studia per la Regione, una candidatura che parte da lontano e che forse non vuole nemmeno fermarsi e si vocifera che stia puntando ancora più in alto. Impossibile pensare di lasciare Bergamo in mano a questa sua giunta che ha vissuto nell’ombra. Ci chiediamo come pensa di gestire Bergamo mentre sarà impegnato a conquistare i voti di 11 provincie e di 10 milioni di abitanti. Come farà a proporsi ai lombardi? Se perderà resterà a fare opposizione? Tentorio e Bruni, dopo aver perso le elezioni, sono rimasti in consiglio a fare le minoranze ma Gori che cosa farà?”.

Alle domande di Minuti si aggiungono i quesiti di Andrea Tremaglia di Fratelli d’Italia: “Chiedo al sindaco in quale situazione di fatto lascia Bergamo? Da cittadino credo che avremo davanti dei mesi con una situazione complicata per gli organi dell’amministrazione comunale. Dal punto di visita istituzionale e pratico a chi dobbiamo chiedere? Gori concluda la sua esperienza da primo cittadino, si dimetta e apra la campagna elettorale per Bergamo”.

“Bergamo cambia passo, era il motto di Gori. Diciamo che ha fatto un passo lunghissimo: ha catapultato nel buio la città – osserva Alessandra Gallone -. Come centrodestra dovremo impegnarci per rifondere la fiducia dei cittadini nei confronti della politica. La scelta di Gori lascia un amaro in bocca, forse non sa che chi non viene eletto, resta a lavorare in consiglio comunale per il bene della città”.

Non è più dolce Luisa Pecce della Lega Nord: “Gori da una parte fa il politico di spicco della sinistra e dall’altra incontra una rete di settimanali per spiegare come si forma un elité e come si comunica. Lo ha fatto il 20 maggio scorso, quando compariva in due occasioni: in piazza per lo ius soli e poi ad un pranzo di lavoro con la rete di settimanali e quotidiani della Lombardia”. Gli fa eco Davide De Rosa: “Gori lascia a metà molte delle sue scommesse, penso alla riqualificazione del centro che andrebbe monitorato nella fase di implementazione della grande distribuzione in città e del commercio”.

LA REPLICA DI GORI: MI OCCUPERO’ DI BERGAMO FINO ALL’ULTIMO
Se il centrodestra va all’attacco e chiede le dimissioni di Gori, il sindaco di Bergamo replica: “Il Partito Democratico per ora mi ha chiesto se fossi stato disponibile alla guida della Regione Lombardia. La Legge non prevede le dimissioni anticipate per le elezioni regionali, quindi conto di occuparmi della città fino all’ultimo giorno. L’impegno preso con i cittadini prevedeva un programma, gli obiettivi raggiunti non sono confrontabili con l’amministrazione precedente, sono in tre anni tre volte quello che loro hanno fatto in cinque anni. Facciano pure un gran polverone, ma questo non cambia la realtà. Credo che per i bergamaschi sia una grande opportunità di avere un sindaco presidente della Regione. Penso ai pendolati, penso all’ambiente con le polveri sottili, penso alle liste di attesa della sanità. Il Partito Democratico mi ha chiesto una disponibilità che è il riconoscimento di un lavoro che abbiamo fatto. Abbiamo fatto, perché non sono da solo, ma ho una squadra che ha svolto un ottimo lavoro. Non pesano le amicizie e le correnti, ma le motivazioni che spingono a questa ipotesi di candidarmi a governare la Regione Lombardia. C’è un Modello Bergamo che è apprezzato e che vorrebbero esportarlo a livello regionale vista la concretezza e l’impegno”. Gori ha già in mente di anticipare gli appuntamenti del mattino per recuperare tempo. E a chi, dell’opposizione, chiede se dopo aver tifato Atalanta ora che si candida a Milano sceglierà un’altra squadra, Gori taglia corto: “Non credo, l’Atalanta resta nel cuore. Va be issè?” La virata in dialetto è l’ultimo tocco, segno che Gori è pronto a sfidare Maroni su tutti i fronti, anche quelli più cari ai lumbard.

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