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Politico, studioso e giurista: un mese fa ci lasciava Stefano Rodotà

Politico, giurista di fama internazionale, accademico e cittadino attivo che ha saputo far convivere ed interagire fra loro i vari aspetti di sé, senza mai contraddirsi: questo era Stefano Rodotà che ci ha lasciati il mese scorso.

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Un mese fa ci lasciava Stefano Rodotà, politico, giurista di fama internazionale, accademico e cittadino attivo che ha saputo far convivere ed interagire fra loro i vari aspetti di sé, senza mai contraddirsi. In molti, tra politici e gente comune, gli hanno reso omaggio alla camera ardente a Montecitorio e nel giorno dei funerali presso la Sapienza di Roma. È stata proprio l’università, e con essa numerosissimi studenti, a dargli l’ultimo saluto.

Oggi vogliamo ricordare il professore e studioso: con Rodotà ricerca e dottrina non sono si sono limitati a rimanere confinati sulla carta, ma si sono trasformati in concreti passi di cambiamento e progresso per l’ordinamento e la giurisprudenza. A nostro avviso, questo è stato il suo più grande insegnamento: il diritto deve essere capace di permeare la vita associata nel presente, ma nella prospettiva di un futuro migliore.

Laureatosi in Giurisprudenza nel 1955, decide fin da subito di proseguire con la carriera accademica. Non ancora quarantenne, ottiene la cattedra di diritto civile presso la Sapienza di Roma, successivamente insegnerà anche all’Università di Genova e Macerata. Illustre professore nel mondo accademico italiano, diventa conosciuto anche all’estero: insegnerà a Oxford, in Francia, in Germania e negli Stati Uniti, presso la Stanford School of Law.

Una carriera, quella di Rodotà, nazionale ed internazionale, segnata anche dall’incarico primo Presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali – meglio nota con il nome di Garante della privacy – e dalla partecipazione alla stesura della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, caposaldo su cui si fonda la cooperazione tra gli Stati membri.

Un maestro di diritto, ma anche di vita”, e ancora, “Rodotà è stato protagonista attivo nell’eterna lotta del diritto a dare dignità alle persone concrete. Un giurista della società civile più che del diritto civile”.

Queste sono alcune delle ultime parole dette sul professore emerito che ben sintetizzano il valore del lavoro lui svolto in qualità di accademico. Per la prima volta nella storia dell’Italia post-costituzione l’individuo, e non la norma, diventa il centro e il fine ultimo del nostro ordinamento. All’individuo, e non solo al cittadino, quale homo dignus devono essere garantiti le libertà fondamentali previsti dalla Costituzione, libertà che non possono prescindere dal principio della dignità di cui Rodotà si è fatto instancabile promotore.

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