BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Fashion blogger Andrea Ubbiali

Informazione Pubblicitaria

Vent’anni fa scompariva Versace, Andrea Ubbiali: “Il suo nome icona di rivoluzione e bellezza”

Il fashion expert e blogger Andrea Ubbiali ci racconta la storia del mito della moda italiana: "Un sarto con il sogno di rendere belle le donne, in un’epoca in cui Valentino era l’emblema dell’eleganza lui ha creato qualcosa di nuovo di bello e di dannatamente sexy”.

Più informazioni su

Gianni Versace, il genio che ha rivoluzionato il mondo della moda, a vent’anni dalla sua scomparsa resta un’icona di rivoluzione e di bellezza.

“Un sarto con il sogno di rendere belle le donne, in un’epoca in cui Valentino era l’emblema dell’eleganza, ha creato qualcosa di nuovo di bello e di dannatamente sexy” ecco le parole del fashion expert e blogger Andrea Ubbiali che ci racconta la storia del mito della moda italiana.

“Penso che sia giusto regalare un pezzo della vita di questo artista a tutti coloro che amano la moda e la apprezzano, Gianni Versace insieme ad altri nomi eccellenti ha resto celebre il nostro paese in tutto il mondo, regalando un nuovo concetto di moda e un nuovo concetto di donna , sfondando un conformismo quasi forzato. Celebrato in tutto il mondo, sin da quando ero piccolo ho sempre amato le sue creazioni: forse un pizzico di destino mi avvicinava già a questo mondo e a questa azienda a cui oggi sono molto legato”. Così Ubbiali, esperto di moda e bellezza, racconta l’azienda con il simbolo della medusa.

Gianni Versace classe 1946, originario del sud, ha i primi contatti nel mondo della moda sin da ragazzino lavorando nell’atelier della madre, sarta di professione. Famose le sue parole “Reggio è il regno dove è cominciata la favola della mia vita: la sartoria di mia madre, la boutique d’alta moda. Il luogo dove, da piccolo, cominciai ad apprezzare l’Iliade, l’Odissea, l’Eneide, dove ho iniziato a respirare l’arte della Magna Grecia”, quella Magna Grecia che darà il via al simbolo della maison e al culto della bellezza del corpo femminile.

A 25 anni si trasferisce a Milano dove inizia a lavorare come disegnatore d’abiti per le maison Genny, Complice e Callaghan. Il 28 marzo 1978 al Palazzo della Permanente, a Milano, presenta la prima collezione donna firmata con il suo nome e l’ anno seguente Versace, che ha sempre tenuto in grande considerazione la sua immagine, avvia una fortunata collaborazione con il fotografo americano Richard Avedon, quindi nel 1982 vince l’Occhio d’Oro come “migliore stilista 1982/83 collezione autunno/inverno donna”. In questo periodo introduce quegli elementi metallici che diventeranno poi un classico della sua produzione.

Per le sue campagne pubblicitarie e le sue sfilate Gianni Versace ha sempre fatto uso dei più celebri fotografi (in particolar modo Richard Avedon, Bruce Weber e Steven Meisel) e delle modelle più in voga del momento, divenendo così il maggiore artefice del fenomeno delle top model. Per lui hanno sfilato e sono apparse nelle campagne pubblicitarie della maison: Linda Evangelista, Naomi Campbell, Claudia Schiffer, Yasmeen Ghauri, Christy Turlington, Stephanie Seymour, Cindy Crawford, Helena Christensen e Karen Mulder. Con il suo concetto di donna ha consacrato alcune delle più celebri modelle che hanno fatto la storia delle passerelle e che ad oggi lo ricordano con grande emozione.

Sfilata

Sempre legato al mondo della musica e amico di numerose rockstar, Versace ha utilizzato per ben tre volte la cantante Madonna come testimonial delle sue campagne pubblicitarie (la prima volta fotografata da Steven Meisel, le successive da Mario Testino). Lo stilista vantava collaborazioni con numerosi tra i maggiori artisti contemporanei: da Pomodoro, a Rotella, a Veronesi e molti altri. Si trattava oltretutto di collaborazioni non episodiche ma di rapporti che perduravano nel tempo.

Sono davvero tanti gli artisti e i movimenti a cui Gianni Versace ha fatto riferimento: a partire dalla cultura classica e mediterranea (la pittura vascolare e murale greca ed etrusca) passando per il Rinascimento, il Romanticismo, Mariano Fortuny, il Liberty… per non dire del Novecento italiano e internazionale.

Cultore del metal mesh, che diventerà un suo pezzo cult, nel 1982, svilupperà l’Oroton in collaborazione con un artigiano tedesco, interpretando il principio degli anelli interconnessi di una rete metallica. Nella versione Versace, gli anelli non si interconnettono l’uno con l’altro ma si uniscono in quattro punti, in dischi rigidi. La loro costruzione crea un tessuto altamente flessibile chiamato oroton che aveva la capacità di unire durezza e impenetrabilità alla proprietà di drappeggiarsi e appoggiarsi al corpo morbidamente.

Ricordando questo grande creativo, Ubbiali evidenzia: “Gianni Versace non ha paura di osare, in un’epoca in cui il conformismo è il must, lui crea qualcosa di nuovo: i suoi abiti sfavillanti disegnano il corpo splendido delle sue muse. Con la sua morte l’Italia e il mondo hanno perso lo stilista che ha liberato la moda dal conformismo, regalandole la fantasia e la creatività”.

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.