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Sospetti evasori, chiesti 10.000 nomi alla Svizzera; Sanga: “Ed è solo l’inizio” foto

Il deputato bergamasco relatore della legge: "Solo l'inizio di una fase avviata con la voluntary disclosure e con gli accordi sulla trasparenza con 3 Paesi, tra cui la Svizzera. Ma altre norme sono già in pista"

Primi risultati concreti e visibili delle norme sulla trasparenza fiscale tra Italia e Svizzera: la Guardia di Finanza ha infatti chiesto alle autorità elvetiche informazioni su quasi diecimila intestatari italiani di polizze del Credit Suisse, polizze ritenute un modo illegale per portare soldi oltre confine ed evadere il fisco.

Si concretizza così, in modo abbastanza esplicito, il contenuto delle regole che il Parlamento italiano ha fortemente voluto e sta ancora ampliando per contrastare l’evasione fiscale ma anche la criminalità finanziaria. A cominciar dalla voluntary disclosure, di cui abbiamo più volte raccontato i contenuti seguiti passo passo in qualità di relatore alla camera dal deputato del Pd bergamasco Giovanni Sanga.

E’ lui che inserisce la notizia di cronaca nel contesto della nuova normativa. “Questo è solo l’inizio – spiega – di una fase avviata lo scorso anno con la voluntary disclosure e con l’introduzione del reato di auto riciclaggio che, insieme alle norme sull’anti-riciclaggio, determina una situazione stringente per coloro che non hanno regolarizzato le loro posizioni facendo i versamenti richiesti dalle nuove regole”.

Di più: insieme alla voluntary, l’altro passaggio che consente di indagare su sospetti evasori è “la chiusura degli accordi con la Svizzera, con Montecarlo e col Liechtenstein per il superamento del segreto bancario, per cui già dall’anno scorso la nostra Agenzia delle entrate può chiedere informazioni su cittadini italiani che hanno conti in questi Paesi”.

E non è finita qui perché un ulteriore passo avanti innoverà profondamente le regole rispetto al passato: “E’ l’accordo Crs (Common reporting standard), che entrerà in vigore quest’anno per circa una cinquantina di Paesi, per altrettanti l’anno prossimo. Vuol dire che, con l’entrata a regime entro il 2018 ,lo scambio di informazioni con 110 Paesi del mondo non sarà più a richiesta bensì automatico”.

In sostanza, conclude Giovanni Sanga “nell’arco dei prossimi anni non solo saranno impedite tutta una serie di operazioni svolte in passato di evasione o addirittura legate alla criminalità finanziaria di vario tipo, ma potranno venire alla luce anche situazioni che non sono state regolarizzate”.

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