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Crolla la cassa nelle aziende metalmeccaniche: un anno fa il triplo dei lavoratori coinvolti

Nel primo semestre 2017 sono state 58 le aziende coinvolte, per un totale di 2.796 lavoratori: un anno fa, nello stesso periodo, erano 6.482.

Crolla l’utilizzo della cassa integrazione nelle aziende metalmeccaniche lombarde, ma la ripresa stenta a decollare. E’ quanto emerge dal 43° rapporto dell’Osservatorio sulla crisi e l’occupazione, presentato giovedì mattina a Milano. Promosso dalla FIM Lombardia, l’Osservatorio rileva sistematicamente i dati nelle circa 7.000 aziende industriali e con oltre 550.000 lavoratori della regione.

L’elemento più significativo che emerge dall’analisi dei dati del 1° semestre 2017 è una forte contrazione delle imprese coinvolte da situazioni di crisi. Il numero è calato del 16,83% rispetto allo scorso semestre e del 51,80% rispetto allo stesso periodo del 2016. La cassa integrazione straordinaria ha registrato un calo del 62,96% rispetto a secondo semestre 2016, con 2.090 lavoratori interessati contro 5.642. In calo del 47,2% le aziende coinvolte. Più lieve (-11,6%) il calo del cassa ordinaria (11.644 lavoratori contro 13.178).

“Serve una spinta per la ripresa. I dati dimostrano che diverse imprese si sono assestate su situazioni di tenuta che però non consentono quella crescita occupazionale di cui avremmo bisogno per riassorbire le troppe persone rimaste senza lavoro in questi ultimi anni – sottolinea Enrico Civillini, segretario generale FIM CISL Lombardia. Anche il crollo dell’utilizzo di cassa integrazione straordinaria – aggiunge – dimostra l’uscita da condizioni di crisi strutturali ma dobbiamo purtroppo ricordare che questo calo va comunque a inserirsi in un contesto di forte deindustrializzazione consolidatosi in questi anni”.

Complessivamente, sono state 509 le aziende e 14.744 i lavoratori che nel 1° semestre di quest’anno sono stati coinvolti da processi di crisi e resta alto il numero dei licenziamenti, anche se in calo rispetto al secondo semestre 2016 (1.010 contro 1.901). Negli ultimi due anni il numero dei lavoratori licenziati tocca quota 6.965, confermando il persistere della crisi e la deresponsabilizzazione di diverse aziende rispetto all’impatto sociale.

“Non possiamo ancora affermare che l’industria metalmeccanica si sia lasciata alle spalle le difficoltà – puntualizza Civillini -. Vi sono ancora diverse crisi strutturali che dovranno fare i conti con la riforma degli ammortizzatori sociali e con il fatto che dal 1° gennaio scorso non si può più fare affidamento sulla mobilità, sostituita da altri strumenti dalle ultime riforme legislative”. La FIM CISL Lombardia sollecita imprese e istituzioni ad una maggiore consapevolezza sui problemi del settore e ad affrontare con urgenza, e in modo adeguato, i nodi che alimentano la crisi, soffocano l’occupazione e ostacolano il rilancio del settore industriale.

“Regione, imprese, università, sindacati – sottolinea il segretario generale FIM CISL Lombardia – devono fare rete e attuare strategie di sviluppo e di dotazione infrastrutturale, per rafforzare i settori tecnologici, garantire l’accesso al credito per gli investimenti industriali e incentivare la sostenibilità“. In particolare, la FIM CISL Lombardia sollecita interventi a favore dell’occupazione giovanile. “Occorre favorire in tutti i modi l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro – afferma Civillini -. Sia con incentivi regionali alle imprese, sia utilizzando sempre meglio gli strumenti messi a disposizione dal governo, come l’alternanza scuola-lavoro e l’apprendistato”.

Quanto all’impatto della crisi sui territori, le aree più coinvolte nel semestre sono Milano (31,84%), Bergamo (18,96%) e Brescia (14,13%). Seguono Varese, Brianza e Lecco con, rispettivamente, il 9,63%, 8,28% e 5,54%.

Queste aree vedono la presenza di insediamenti industriali importanti, sia nei comparti tradizionali che in quelli innovativi del settore metalmeccanico, con una presenza cospicua sia di grandi imprese di livello nazionale e internazionale, mentre le imprese medie-piccole sono storicamente radicate in tutti i territori.

LA SITUAZIONE A BERGAMO

Nel primo semestre 2017 sono state 58 le aziende coinvolte, per un totale di 2.796 lavoratori: dati che fanno stare sereni a metà perchè se è vero che rispetto a sei mesi fa sono 23 in meno le imprese in situazioni di crisi, il numero degli addetti coinvolti è aumentato di 441 unità.

Una panoramica del tutto diversa se, invece, si raffrontano i dati con quelli del primo semestre 2016 quando le aziende in crisi erano 188, con 6.482 lavoratori coinvolti.

DICHIARAZIONE DI LUCA NIERI – Segretario generale FIM CISL Bergamo

Dopo la crisi degli anni precedenti le aziende metalmeccaniche bergamasche sembrano ripartite. Dal rapporto semestrale della FIM, infatti, si nota un calo delle aziende coinvolte nell’utilizzo degli ammortizzatori sociali, rispetto al semestre precedente, anche se alcune difficoltà permangono legate principalmente alla volatilità e competitività dei mercati, che ci portano a non abbassare la guardia.

Anche la diminuzione dell’utilizzo della CIGS e CDS conferma, dopo le ristrutturazioni degli anni precedenti, una ritrovata stabilità produttiva rispetto al mutato scenario economico, anche se la recente riforma degli ammortizzatori sociali ne ha reso più difficile l’utilizzo, se non addirittura negato in alcuni casi, come nelle cessazioni di attività.

Nonostante i livelli occupazionali a Bergamo siano tornati a dati pre-crisi, dobbiamo evidenziare l’urgenza di introdurre politiche attive per favorire la riqualificazione, che tenga conto delle esigenze del mercato di lavoro e dei nuovi mestieri, e il ricollocamento del personale espulso dalle aziende attraverso una transazione da un posto di lavoro all’altro, oggi sempre più le politiche attive e la formazione professionale saranno il vero valore aggiunto per aziende e lavoratori.

Il settore auto è ripartito da tempo, come anche il settore valvole; segnali di miglioramento li riscontriamo anche nel settore agricolo, mentre permangono difficoltà nel settore “prima infanzia”. Grosse preoccupazioni permangono nel settore dell’artigianato, che dal 2017 è sprovvisto della cassa in deroga poiché non più finanziata, e seppur utile, resta insufficiente il FSBA, per la limitata copertura garantita ( 65 giorni lavorativi nel biennio).

Diventa sempre più strategico che le parti sociali, Federmeccanica, FIM FIOM UILM , facciano partire a livello territoriale gli osservatori, per meglio comprendere andamento e prospettive del settore metalmeccanico bergamasco.

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