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“Maturità, i migliori anni della nostra vita?”

Davide Tombini, classe 1998, si è appena diplomato al Liceo Linguistico "Giovanni Falcone" e ci racconta della sua maturità e dei cinque anni trascorsi tra gioie e dolori

Fuori uno. Il primo vero esame della mia vita se n’è andato senza che quasi me ne accorgessi e non senza lasciare un po’ di amarezza, purtroppo. Sì, perché le aspettative erano discretamente alte, mentre il risultato finale si è rivelato molto più deludente del previsto. Circostanze, fattore “C”, tanti elementi in gioco. Si sa, gli esami sono un terno al lotto, e per quanto si possa essere pronti ad affrontarlo quasi sempre ci si ritrova a far fronte a situazioni impreviste. Da un lato questo è il bello del gioco, proprio perché carica di imprevedibilità l’esame; dall’altro, non esito ad ammettere che un pizzico di prevedibilità in più non guasterebbe per noi  studenti che, puntualmente, una volta di fronte alla commissione di turno ci facciamo sopraffare dall’agitazione.

Così, anche la mia esperienza ha incontrato ostacoli che non immaginavo di dover superare e che, qua e là, hanno rallentato la camminata verso la mia personale maturità. Intendiamoci, non è mai stato messo in dubbio l’esito positivo dell’esame, ma non nascondo una certa delusione per il voto finale che è risultato essere almeno dieci punti inferiore di quanto mi auspicassi fino al 21 giugno, data della prima prova scritta.

Ciò nonostante ammetto anche che, tutto sommato, non è stata un’esperienza così traumatica (ad eccezione del momento in cui sono stati pubblicati i risultati delle prove scritte), anzi: la notte prima degli esami, in cui ho faticato a prendere sonno più per colpa del caldo che a causa dell’agitazione, l’arrivo a scuola, lo scambio di battute tra compagni di classe ed amici di altre sezioni, la scelta del banco, posto in quel corridoio lungo e stretto, sul quale ti siederai per sei lunghe (e, a tratti, interminabili) ore, l’attesa della pubblicazione delle tracce e gli sguardi persi rivolti fuori dalla finestra alla ricerca della giusta ispirazione sono tutte piccole cose destinate a rimanere per sempre nella memoria di ogni maturando; infine, il momento della consegna del lavoro e l’uscita, dopo sei ore di sudore, da quella scuola che progressivamente, dopo la prima, la seconda e la tanto temuta terza prova, ed in maniera definitiva dopo l’esame orale, assume le sembianze di una grandissima liberazione. Ecco, liberazione è il termine giusto per esprimere la sensazione che si prova una volta finito tutto: dopo cinque lunghi anni, tra gioie e dolori, tra pianti (per fortuna non molti) e risate (tante), quella scuola cominciava a starmi un po’ stretta. Gli amici mancheranno di certo, così come gli intervalli trascorsi sempre allo stesso calorifero ed, in generale, le dinamiche da ultimo anno di liceo, quando tu, ragazzo di quinta che ti godi la superiorità che dopo anni di fatiche ti sei meritato, ti ritrovi da un lato a non vedere l’ora di maturare, mentre dell’altro sei consapevole del fatto che certi momenti, certe situazioni e certe persone saranno difficili da dimenticare.

Ma torniamo per un attimo al mio esame e alla delusione da me provata. No, non sono masochista; al contrario, dopo due settimane dal termine della mia avventura mi sento di guardare con positività l’esito non certo soddisfacente delle mie prove, perché se come sembra è giunto il momento di maturare, allora è giusto che io maturi anche e soprattutto nella vita, prima che nella scuola. Bene, che io sperassi di ottenere un risultato migliore penso ormai l’abbiate capito. E penso anche che sia chiaro quanto possa bruciarmi, moralmente, questo risultato che sembra sminuire il lavoro fatto, con tanta fatica, in questi cinque anni. Tuttavia, sento di potermi ritenere allo stesso modo felice: come ripetuto in questi giorni dalla mia famiglia e dalle tante persone che ho accanto, anche se arrivato nel momento meno opportuno, questo calo di rendimento deve essere per me un punto di partenza per capire che nell’esperienza universitaria che tra qualche mese incomincerò, così come nel mondo del lavoro, non tutto può andare sempre a gonfie vele e che a volte al posto delle rose e dei fiori ci troveremo di fronte a dei fastidiosi e spinosi cactus. E il fatto che io possa averlo sperimentato a diciannove anni in questa esperienza può essere positivo proprio perché, come si suol dire, ho avuto l’occasione di “farmi le ossa” ed uscire più forte da una situazione che sembrava poter abbattermi. Se da un lato mi sento quindi di fare i complimenti a tutti coloro che sono usciti con un sorriso dalla #maturità2017, dall’altro mi sento anche di incoraggiare quanti che, come me, ne sono usciti un po’ delusi, rincuorandoli e spronandoli al fine di dimostrare d’ora in avanti che ad una apparentemente bassa maturità scolastica si contrappone una grandissima maturità personale.

Terminato un bel capitolo della nostra vita apprestiamoci ora ad iniziarne uno nuovo, ancor più duro e proprio per questo forse più intrigante, ricordandoci delle esperienze accumulate negli anni precedenti e, soprattutto, non dimenticando di goderci questi momenti, da quelli pieni di gioia a quelli bagnati dalle lacrime, perché dopo tutto non abbiamo nemmeno venti anni e questi rimangono “i migliori anni della nostra vita”.

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