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Risiedi in Italia ma percepisci un reddito dall’estero? Le regole per evitare imbrogli

Importante conoscere i disposizioni normative in merito anche per poter effettuare le proprie scelte consapevolmente ed evitare quindi di prendere qualche “fregatura”.

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Nel mondo di oggi ognuno di noi ha sempre più possibilità di avere contatti e rapporti economici con soggetti non residenti in Italia. In alcuni casi tali rapporti danno origine a redditi (ad esempio redditi da lavoro dipendente o redditi di capitale derivanti da investimenti all’estero) ed è importante conoscere i disposizioni normative in merito anche per poter effettuare le proprie scelte consapevolmente ed evitare quindi di prendere qualche “fregatura”.

In particolare quando si parla di redditi esteri occorre innanzitutto avere chiari tre concetti fondamentali delle leggi fiscali italiane: il concetto di “worldwide taxation”, il concetto di residenza fiscale e il concetto di credito d’imposta.

Concetto n. 1 – Woldwide taxation

In base all’art 3 del TUIR (Testo Unico delle Imposte sul Reddito) l’Italia ha deciso di applicare il principio espresso dalla dicitura “woldwide taxation” che significa che ogni persona, fisica o giuridica, avente residenza fiscale in Italia è tenuta a dichiarare i propri redditi, e conseguentemente a pagare le imposte, in Italia, ovunque la persona in questione li abbia percepiti o prodotti. Il che significa che, ad esempio, una persona che decide di lavorare all’estero e che non soddisfa i requisiti della residenza fiscale estera sarà tenuta alla presentazione della dichiarazione dei redditi in Italia al fine di tassare in Italia il reddito di lavoro dipendente percepito all’estero e si vedrà riconosciuto, in base alle leggi Italiane e alle convenzioni contro la doppia imposizione, un credito d’imposta per le imposte pagate all’estero.

Concetto n. 2 – Residenza fiscale

Secondo l’art. 2 del TUIR (Testo Unico delle imposte sul Reddito), “ai fini delle imposte sui redditi si considerano residenti nel territorio italiano le persone che per la maggior parte del periodo d’imposta sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza ai sensi del codice civile oppure si sono trasferiti nei Paesi a fiscalità privilegiata di cui al D.M. 04/05/1999″.

Le condizioni sopra citate, per verificare la residenza in Italia, sono alternative tra loro, in quanto è sufficiente che ricorra una sola di esse perché un soggetto sia considerato fiscalmente  residente in Italia. Al contrario, se invece, un soggetto non possiede alcuna delle caratteristiche sopra citate non sarà considerato residente fiscalmente in Italia, e pertanto sarà chiamato a dichiarare e quindi tassare nel nostro Paese soltanto i redditi ivi percepiti (tassazione dei redditi nello Stato della Fonte).

Importante quindi è sapere che chi ha la propria residenza in uno dei comuni italiani per più di 183 dovrà dichiarare in Italia ogni reddito percepito, anche se percepito all’estero. E altrettanto importante è sapere che, nel momento in cui si decide di prestare il proprio lavoro all’estero, per non essere più fiscalmente residenti in Italia occorre iscriversi all’Aire (Angarafe Italiana dei residenti all’estero) raccoglie i dati dei cittadini italiani che risiedono all’estero per un periodo superiore a 12 mesi.

Concetto n. 3 – Credito d’imposta per le imposte pagate all’estero

Come anticipato, quando un soggetto fiscalmente residente in Italia, percepisce Redditi Esteri, è tenuto a dichiararli nello stato di residenza fiscale. Tuttavia, a seconda del tipo di reddito percepito, e a seconda della normativa fiscale applicata nel Paese di percepimento del reddito, è possibile che questi proventi debbano essere dichiarati anche in questo Stato (Stato della Fonte) e che lo stato della fonte richieda una imposta sul reddito stesso (si pensi ad esempio al reddito da lavoro dipendente in cui il dipendente recepisce già una somma al netto di una ritenuta).

Questo comporterebbe la doppia tassazione di un reddito, sia nello Stato della Fonte che nello Stato di residenza fiscale del soggetto. Per evitare la doppia tassazione, ai sensi dell’articolo 165 del DPR n. 917/86 è possibile richiedere un credito per imposte pagate all’estero anche se lo stesso spetta solo in alcuni casi e secondo determinati parametri per cui non sempre spetta. Chiariti i tre concetti fondamentali in realtà poi la normativa legata ai singoli casi può essere a volte complessa per cui il consiglio in questi casi è sempre di chiedere consiglio ad un professionista del settore al fine di prendere le corrette decisioni e muovere correttamente i propri passi a livello fiscale.

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