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Il nostro adolescente e amichevole Spider-Man di quartiere è tornato

Quattro stelle: la nostra Marialuisa Aldeghi sostiene che andare a vedere questo nuovo capitolo dell’Uomo Ragno è stata decisamente un’ottima idea.

Titolo: Spider-Man: Homecoming

Regia: Jon Watts

Attori: Tom Holland, Robert Downey Jr., Michael Keaton, Marisa Tomei, Zendaya Coleman

Durata: 133 minuti

Giudizio: ****

Come me, penso che molti altri abbiano nel cuore l’intramontabile scena del bacio a testa in giù tra Tobey McGuire e Kirsten Dunst, unici veri Peter e Mary Jane. Tuttavia, nonostante l’iniziale reticenza, devo dire che andare a vedere questo nuovo capitolo dell’Uomo Ragno è stata decisamente un’ottima idea. Negli ultimi 15 anni sono state fatte ben 5 versioni della storia di come Peter Parker, da timido e impacciato nerd della periferia di New York, passi, con il morso di un ragno radioattivo, a eroe in tutina rossa e blu che combatte il crimine a suon di ragnatele. Ed è esattamente per questo motivo che il regista Jon Watts si è dovuto inventare qualcosa di diverso dal solito.

In questa nuova pellicola, infatti, tutta la parte di “formazione” dell’eroe in cui, dopo il morso, scopre di avere dei poteri e, in seguito alla tragica morte dello zio Ben, decide che “da grandi poteri derivano grandi responsabilità” ci viene risparmiata. Tuttavia Peter (interpretato da Tom Holland) non è lo stesso Peter dei capitoli precedenti. I personaggi, infatti, sono trasportati indietro nel tempo di almeno una decina d’anni: Peter è un quindicenne in piena crisi ormonale che si destreggia con difficoltà nella giungla che è il liceo, mentre Zia May (interpretata da Marisa Tomei) è un’attraente cinquantenne decisamente in forma.

Troviamo Peter già in pieno possesso dei suoi poteri, tutto eccitato di aver preso parte a una missione degli Avengers. L’inizio di “Spider-Man: Homecoming”, infatti, riprende il finale di “Captain America: Civil War”, dove il breve cameo dell’Uomo Ragno fa da rimando al nuovo capitolo Marvel. In piena attitudine da quindicenne, Peter riprende tutto con il suo cellulare, vantandosi di essere diventato amico di Iron Man e di aver tolto lo scudo a Captain America. Tuttavia, al termine della missione, Tony Stark/Iron Man (interpretato da Robert Downey Jr.), che in questo film ricopre l’insolita figura di mentore/padre di Peter, lo riporta a casa dicendogli di tornare a fare la sua vita da liceale, restando con i piedi per terra. Ovviamente, Peter non ci sta. Spesso si trova in situazioni di cui ogni liceale medio americano deve fare esperienza nella vita, come per esempio il party a casa di Liz (per cui ha una cotta) o la gara scolastica di Decathlon, ma sembra che il richiamo a combattere il crimine sia sempre più forte di tutto il resto.

Inizialmente si tratta di piccole cose, come restituire una bici rubata o dare indicazioni a una vecchietta, finché una sera non si imbatte in un gruppo di malviventi, mascherati simpaticamente da Avengers, che vogliono rapinare un bancomat con delle armi high-tech, pericolosissime. Insospettito, Peter cerca di avvisare Tony Stark del pericolo ma, non ricevendo risposta, decide di affrontarlo da solo. Ficcanasando qua e là, finalmente riesce ad arrivare alla fonte del problema: l’Avvoltoio. Il super cattivo (interpretato dal fantastico Michael Keaton) dotato di ali meccaniche che ruba pezzi di tecnologia aliena per costruire armi potentissime. Difficilissimo, quasi impossibile qui evitare il rimando diretto a Birdman. In ogni caso, nonostante la sua malvagità, una volta scoperte le ragioni che l’hanno portato a intraprendere la via del male, lo spettatore riesce a empatizzare con il cattivo, rendendo il tutto ancora più difficile. Nel tentativo di fermare l’Avvoltoio,

Peter si troverà a dover combattere in situazioni sempre più surreali e pericolose, mettendo a rischio ogni volta la vita propria e quella di migliaia di innocenti, fino al punto in cui Tony, costretto ad intervenire per salvare la situazione da un finale inevitabilmente tragico, gli confisca il costume con tecnologia avanzata, portandogli via ciò che ha di più caro. E qui, sembra tutto finito. Peter, però, trova la forza e la maturità per capire che non ha bisogno del costume per essere un eroe e, abbandonando il ballo di fine anno (da cui il titolo “Homecoming”), corre a fare il suo dovere fino alla fine. Tuttavia, una volta tornata la pace, Peter, con gran sorpresa di Tony, decide di declinare la sua offerta di entrare a far parte della squadra degli Avengers per continuare ad essere “l’amichevole Spider-Man di quartiere” ancora per un po’. O almeno, fino al prossimo capitolo.

Diverso, divertentissimo e pieno di sorprese. Leggero e allo stesso tempo profondo e ricco di tematiche forti. Decisamente un ottimo lavoro del regista, che ha saputo orchestrare i tempi dell’azione e della comicità in maniera impeccabile. Tom Holland è sorprendentemente azzeccato nei panni di un giovane Peter, impacciato e inesperto, ma dotato di un gran cuore. Poco sviluppata, invece, la figura di Zia May e completamente inesistente quella di Mary Jane, attorno a cui orbitavano tutti i film precedenti.

Tuttavia, nel finale, l’enigmatica e un po’ asociale compagna di scuola di Peter, Michelle (interpretata da Zendaya Coleman), chiede agli amici di farsi chiamare “MJ”. Dettaglio per nulla casuale che fa pensare che forse, nei capitoli a venire, assisteremo allo sbocciare di un nuovo amore adolescenziale.

Per scoprirlo, ci toccherà aspettare il prossimo film. Nel frattempo, godiamoci questo.

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