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Grande Guerra, Pillola 131: “Monte Grappa tu sei la mia Patria” fotogallery

Il Grappa venne designato dai comandi italiani come caposaldo di prima importanza nel malaugurato caso di uno sfondamento austroungarico sull'Isonzo.

Il Monte Grappa, in realtà, non è semplicemente una montagna, ma un notevole massiccio, che si alza dalla pianura veneta, a dividere la valle del Brenta da quella del Piave: si tratta di un vasto comprensorio di circa 800 chilometri quadrati il cui punto più elevato, Cima Grappa, raggiunge i 1.775 metri, caratterizzato da numerose linee di cresta e da valloni, e da cui si domina la pianura.

Proprio per questa sua posizione strategica, già nel settembre del 1916 il Grappa venne designato dai comandi italiani come caposaldo di prima importanza, nel malaugurato caso di uno sfondamento austroungarico sull’Isonzo: d’altronde, fin dagli studi difensivi di Perrucchetti, nel 1880, la prima opzione di manovra per un’invasione austriaca della pianura veneta avrebbe visto quel settore come nevralgico per l’intera campagna.

Perciò, Cadorna decise di fortificare poderosamente l’intero massiccio, dotandolo di tutte quelle opere difensive che avrebbero potuto renderlo una fortezza formidabile: si trattò di un’azione lungimirante, che va ascritta a merito dell’allora CSM e che prova che il Generalissimo aveva, come spesso accade nei comandanti, pregi e virtù. Così, il Grappa venne fornito di fortificazioni fisse, di cannoniere incavernate che ospitavano 42 batterie, di impianti elettrogeni, di un acquedotto con un potente impianto di sollevamento acque, di moltissime opere accessorie di ogni tipo e, soprattutto, di una rotabile riparata, in grado di collegare agevolmente la “Nave del Grappa” con Romano alto, in pianura, grazie al suo sviluppo di 32 chilometri: la “strada Cadorna”.

La grande galleria fortificata e le difese del Grappa erano collegate alla pianura anche grazie a diverse teleferiche di media portata. Quando, il 24 ottobre 1917, ci fu la rottura del fronte a Caporetto, la fortezza del Grappa non era ancora operativa al 100%, ma era già in grado di reggere l’urto avversario efficacemente. Il 27 ottobre, l’intero settore, comprese le opere e gli operai militari che vi lavoravano, era passato dalla giurisdizione del Comando Truppe Altipiano a quello della 4a armata: quella che sarebbe stata ricordata come “armata del Grappa”: questi enormi lavori proseguirono, in seguito, per tutto il corso della guerra, con l’apertura della fondamentale galleria “Vittorio Emanuele” (1,5 chilometri di lunghezza, poteva ospitare 15.000 uomini, 72 cannoni e quasi altrettante mitragliatrici) e la costruzione di un enorme numero di postazioni e strutture difensive, rendendo il Monte Grappa un caposaldo colossale ed efficiente.

Il primo urto delle forze austro-tedesche con la linea difensiva del Grappa avvenne fra il 14 ed il 26 novembre 1917, quando, dopo tre settimane di avanzata vittoriosa, esse incontrarono una tenacissima resistenza sulle varie dorsali, convergenti verso la cima del monte, che via via vennero investite dal tentativo di sfondamento: Monte Spinoncia, Col Caprile, Pertica, Fontanasecca, Col della Berretta, monte Tomba, Solaroli, che divennero altrettanti spaventosi campi di battaglia.

Questa fase della prima battaglia d’arresto si concluse quando, il 26 novembre, la brigata Aosta, il battaglione alpini Valbrenta e il 94° reggimento fanteria respinsero la divisione austroungarica Edelweiss dalle groppe insanguinate del Col della Berretta. Si concludeva, così, un momento assai critico per i difensori, che riuscirono a bloccare ed invertire l’inerzia dello scontro, dopo Caporetto.

La seconda parte della prima battaglia del Grappa iniziò, invece, l’11 dicembre e si protrasse fino al 21: riorganizzatisi, gli austro-tedeschi si lanciarono all’attacco su tutto il fronte del Grappa, conquistando l’Asolone e il Valderoa ed affacciandosi, per la prima volta, su Bassano. Grazie anche al concorso degli alleati anglo-francesi, finalmente decisisi ad intervenire accanto agli italiani, tutte le altre iniziative vennero fermate e rintuzzate, tanto che, come si è detto, il 21 dicembre 1918, la prima battaglia d’arresto potè dirsi conclusa. Quando, sul Piave e sugli altipiani, si scatenò la battaglia del Solstizio, il 15 giugno 1918, anche l’11a armata austroungarica (1° e 26° CdA) passò all’offensiva sul Grappa: gli assaltatori di Conrad, sfruttando la fitta nebbia che avvolgeva il massiccio, riuscirono a sfondare, partendo dalle loro linee dell’Asolone, del Col Caprile e del Col del Vecchio, le linee difensive italiane del settore ovest: la linea Alba, la Bianca e la Clelia, occupando il Col Fenilon, il Fagheron, il Col del Miglio e il Col Moschin, e minacciando di rovesciarsi in pianura.

Verso mezzogiorno, però, la nebbia si alzò, consentendo il tiro delle artiglierie del Grappa sugli attaccanti: contemporaneamente, vennero lanciati al contrattacco i valorosissimi arditi del IX reparto d’assalto, che riconquistarono, il giorno stesso, il Fagheron e il Fenilon e, l’indomani, anche il Col Moschin, ristabilendo completamente la situazione. In brevissimo tempo e con perdite irrisorie, i nemmeno 700 uomini del IX reparto avevano ottenuto un successo clamoroso, dimostrando una volta di più che una diversa tecnica di combattimento avrebbe permesso risultati eccezionali, limitando al minimo il sacrificio degli uomini.

La lezione, ancora una volta, non venne introiettata dai comandi, che, il 24 giugno, mandarono gli arditi del maggiore Messe all’assalto dell’Asolone, con criteri d’attacco del tutto tradizionali: il reparto perse metà dei propri effettivi, senza che l’Asolone rimanesse in mano italiana. Il punto di massima avanzata austroungarica, il 15 giugno, fu Ponte San Lorenzo, importante crocevia logistico: momento critico fu anche quando gli attaccanti interruppero, per un breve periodo, la strada Cadorna, in zona Cibara. Il giorno stesso, però, anche questa crisi venne superata, grazie al fuoco delle artiglierie e ai decisi contrattacchi italiani.

La battaglia proseguì, feroce, soprattutto nel settore Solaroli-Valderoa, ma, ormai, era chiaro che l’armata del Grappa avrebbe resistito all’urto, mentre, anche in pianura, gli italiani avevano arginato ovunque, l’operazione Albrecht.

Teoricamente, gli scontri sul Grappa sarebbero durati fino al 25 giugno 1918, ma già il 17 la grande battaglia poteva dirsi virtualmente conclusa, con 19.000 perdite austroungariche, contro le circa 14.000 dei difensori. Nell’agosto del 1918, il capitano Meneghetti, a scopi propagandistici e di supporto morale agli uomini della 4a armata, compose la celebre canzone “Monte Grappa tu sei la mia Patria”, che, da allora, divenne il simbolo del valore e dell’eroica resistenza dei soldati del generale Gaetano Giardino, che, alla sua morte, volle essere sepolto con loro sul sacrario del Grappa.

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