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La Coop Sul Serio batte la crisi: “Destinati a chiudere, oggi diamo lavoro a 20 persone” fotogallery video

Cinque dipendenti della Ardes, di fronte alla possibilità della chiusura, hanno preso in mano il loro destino e hanno fondato la Coop sul Serio che oggi conta 20 dipendenti: "Abbiamo avuto coraggio e ora cerchiamo nuovi clienti".

In una Val Seriana dilaniata dalla crisi, quella della Ardes di Ponte Nossa avrebbe potuto essere una delle tante storie di fallimenti: invece, grazie al coraggio e alla tenacia di cinque suoi dipendenti si è trasformata nell’esatto opposto, in un messaggio di speranza e in un’esperienza di successo.

coop sul serio

Oggi la produzione della ex Ardes è stata rilevata dalla Coop Sul Serio, nata il 23 giugno 2015 dopo alcuni mesi di paure e incertezze: “A gennaio di quell’anno, al rientro dalle ferie natalizie abbiamo avuto la notizia che la nostra azienda aveva intenzione di cessare l’attività – spiegano Angelo Roggerini e Antonella Bigoni, che oggi si occupano della parte amministrativa e burocratica della Coop – Già da qualche anno non si navigava in buone acque ma non ci aspettavamo una decisione simile. Su consiglio di Giancarlo Carminati della Fim Cisl di Bergamo abbiamo così deciso di iniziare a informarci sul mondo delle cooperative: siamo stati assorbiti dalla Poly Pool di Parre che ci ha concesso di portare avanti la produzione e mensilmente ci affida delle commesse”.

In sei mesi è stata fondata la Coop, in cui hanno creduto solamente cinque dei 70 dipendenti della Ardes: “In tanti non ci hanno seguiti in questa iniziativa perchè non si sentivano sicuri – continuano – Nonostante le paure iniziali abbiamo fatto questo tentativo: abbiamo investito il nostro anticipo della mobilità e tra tantissimi sacrifici personali e un po’ di fortuna oggi abbiamo assunto altri 4 lavoratori a tempo indeterminato e 11 a tempo determinato per la stagione giugno-fine novembre”.

Una media di 10-11 ore lavorative al giorno, di cui solo 8 pagate come da minimo previsto dal contratto nazionale e molto meno rispetto a quanto percepivano prima: “Ma siamo contenti – ammettono – Il nostro obiettivo era quello di salvare il nostro posto di lavoro e avere uno stipendio: oggi possiamo dire che oltre ad averlo raggiunto abbiamo anche la soddisfazione di dare lavoro, un lavoro dignitoso, ad altra gente, soprattutto donne della Valle”.

Dei 20 dipendenti attuali ben 18 sono donne: in azienda creano da zero piccoli elettrodomestici, dagli scaldaletti agli scaldini, dai fornelli elettrici a quelli a gas, dai tritacarne ai passapomodoro o paioli elettrici. Creano, assemblano, collaudano e confezionano circa 1.800 elettrodomestici al giorno, forti di un’esperienza e una specializzazione nella maggior parte dei casi ventennale che rende praticamente nullo il numero dei resi.

“Dopo due anni possiamo dire che è una bella esperienza, anche se ogni giorno ci troviamo di fronte a nuove sfide – spiegano – In tanti al nostro posto hanno preferito affidarsi agli ammortizzatori sociali e poi sono rimasti a casa a demoralizzarsi: noi abbiamo avuto il coraggio di credere in noi stessi, nei prodotti che mettevamo sul mercato. Troppo facile stare a casa e dare la colpa ai politici: non è semplice ma noi ci siamo informati e abbiamo preso in mano il nostro destino. E siamo contenti che tutti i lavoratori della Coop abbiano capito lo spirito della nostra iniziativa: si sacrificano per l’azienda, sanno che siamo tutti sulla stessa barca”.

La sfida più dura per la Coop sul Serio è quella di trovare altri clienti: dal canto loro hanno la consapevolezza di sapersi adattare a qualsiasi commessa, di poter variare velocemente l’organizzazione del lavoro e di poter affrontare anche ambiti diversi da quello dei piccoli elettrodomestici.

Da qui passa anche la possibilità di assumere altro personale – concludono – Il nostro prossimo obiettivo è quello, dare lavoro ad altra gente della Valle: sappiamo quanto sia difficile trovarlo qui, soprattutto se si è già un po’ avanti con gli anni. Essendoci già passati sappiamo anche quanto sia brutto dover dire di no a qualcuno o non poter rinnovare un contratto a tempo determinato: non abbiamo mai avuto paura di lavorare e non ne abbiamo ora, stiamo tessendo rapporti importanti e speriamo che altri ci diano fiducia”.

Commenti

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  1. Scritto da Lavoratore

    Mi fa piacere che una ventina di persone abbiano ripreso il lavoro. Non trovo corretto questa disparità tra aziende e coop. Perchè i lavoratori di una coop possono lavorare per 10/11 ore al giorno e percepirne solo per 8?