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Da Varese la sfida di Gori e 7 sindaci di centrosinistra per il sì al referendum foto

Il conto alla rovescia è partito per il referendum del prossimo 22 ottobre voluto da Regione Lombardia per chiedere ai propri cittadini un mandato a presentarsi al Governo e domandare l’autonomia della nostra regione.

gori sala

Un referendum consultivo.
Per intenderci che non ci sarà nessun stravolgimento dopo il 22 ottobre, ma solo un impegno da parte di Maroni per chiedere al Governo Gentiloni più materie di cui si potrebbe occuparsi Regione Lombardia.

Sembra una partita tutta color verde Padania, a tratti pare evocare la secessione fiscale da Roma. Ma non lo è. E nulla è più lontano di tutto ciò.

Lo rimarcano bene gli 8 Sindaci e i 7 Presidenti di Provincia che martedì 11 luglio si sono dati appuntamento a Varese – città natale dell’attuale presidente della Regione Roberto Maroni – per lanciare, nei giardini della villa Mirabello, il Comitato dei Sindaci per il Sì al referendum per l’autonomia della Regione Lombardia.

A fare gli onori di casa è il Sindaco di Varese Davide Galimberti, non manca il primo cittadino di Milano Giuseppe Sala, di Bergamo Giorgio Gori, e il presidente della Provincia di Brescia Pier Luigi Mottinelli, oltre al sindaco di Sondrio Alcide Molteni, il sindaco di Mantova Mattia Palazzi.

Perché questa partita interessi tanto chi non è della Lega Nord è subito spiegato. Bisognerà aspettare qualche giorno, se entro il 22 luglio Roberto Maroni si dimettesse la data del 22 ottobre potrebbe accorpare il referendum consultivo sull’autonomia con la chiamata alle urne per il rinnovo del Consiglio e del presidente dalla Regione Lombardia.

Il gioco sarebbe facile: il referendum dell’autonomia (dal sapore leghista) trainerebbe alla rielezioni di Roberto Maroni alla guida della Regione.

E’ in questo quadro che nasce il Comitato dei sindaci per il Sì, che non è quello del Carroccio, ma di primi cittadini e presidenti di provincia che sono favorevoli a questo referendum.

Autonomia e federalismo sembrano termini usati da sempre dalla Lega e dal centro-destra, per il centrosinistra il federalismo diventa “differenziato”, o meglio ancora al “regionalismo differenziato” basato sull’applicazione dell’art.116/ter della Costituzione.

“Crediamo che l’unità nazionale sia un valore indiscutibile, al pari della solidarietà tra territori, e riteniamo però auspicabile che le Regioni in equilibrio di bilancio si vedano riconosciute competenze aggiuntive – tra quelle elencate all’art. 117 della Carta costituzionale – accompagnate da adeguate risorse, così da valorizzare le vocazioni e le specificità di ciascun territorio”. E ancora: “Si tratta di un referendum consultivo, la Regione avrebbe potuto da tempo avviare con lo Stato la trattativa su cui richiede un mandato ai cittadini lombardi”.

Auspichiamo quindi che il SI’ prevalga, e che da qui rapidamente si avvii il processo negoziale con il governo  volto a realizzare quanto previsto.

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