BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

“Magrissimo e più sicuro: questo Aru assomiglia al primo Contador”

Vi proponiamo qui di seguito l'articolo pubblicato venerdì 7 luglio dal quotidiano Repubblica a firma di Gianni Mura. Si parla di ciclismo, si parla di Fabio Aru, ma non solo. Si parla anche di Francia, vino e... di Bergamo

Più informazioni su

Vi proponiamo qui di seguito l’articolo pubblicato venerdì 7 luglio dal quotidiano Repubblica a firma di Gianni Mura. Si parla di ciclismo, si parla di Fabio Aru, ma non solo. Si parla anche di Francia, vino e… di Bergamo.

Un, deux, Troyes: facile per Kittel, a centrostrada. Stybar gli fa un gran lavoro fino alla fiamma rossa, poi ci pensa Sabatini. Ma, attualmente, Kittel va così forte che potrebbe (forse) fare a meno del suo treno personale. Pareggia i conti con Greipel al Tour (undici vittorie a testa) e può fissargli un appuntamento per oggi, anche se la tappa è leggermente più ondulata.

Dopo l’impresa di Aru il Tour è tornato al solito tran tran. Cosa offre la Maison Jaune? Fuga da lontano di comprimari, che raggiungono y di vantaggio massimo e sono raggiunti a z chilome-tri dal traguardo. Basta aggiornare i dati: 3 comprimari (carne da cannone). Quémeneur, Backaert e Langen. Massimo vantaggio: 3’30”. Ripresi a 3 km dal traguardo. Grandi manovre e volata pulita, ma non perché è sparito Sagan: perché gli sprinter hanno capito che è meglio rigare dritto.

In verità, Demare cerca un passaggio contro le transenne, alla Cavendish, ma Boasson Hagen lo lascia passare. A ben vedere, il brivido maggiore, al km 90, l’ha provocato un ombrellone anti-Froome. Bianco e marrone, gli passa a un metro l’ombrellone. È un attacco meno convinto di quello di Aru. Poi c’è da dire di un acrobata in maglia gialla che pedala su un filo a qualche metro da terra. Un Philippe Petit campestre, perché il vero Philippe Petit nel 1974 passeggiò per tre quarti d’ora su un cavo d’acciaio spesso 3 centimetri e teso tra le Twin Towers a 417 metri da terra. Solo un’asta per mantenere l’equilibrio e nessuna misura di sicurezza. Le grand Petit, scusate ma la Francia è la patria dei giochi di parole. Ieri, per quanto confinato in quarta pagina e praticamente assente dalla prima, il servizio su Aru era intitolato “Aru libre”. Che sarebbe, nelle intenzioni, “à roue libre”, a ruota libera.

Ma c’è un ma: i francesi dicono Arù, come fosse scritto Arou, mentre la u è stretta e potrebbe dare “a rue libre”, ha via libera, ma una rue non è una route, è una via da Cap e non una strada da capitano. Aru, pronunciato alla sarda, col raddoppio della consonante, è urrà al contrario. Non si presta nemmeno agli anagrammi, Fabio Aru. Uno è “farà buio” (sul regno di Froome, sia detto sottovoce). Di sicuro c’è che Aru, alto 1.83, pesa 59 chili, e ogni volta che lo vedo penso che avrebbe bisogno di un panino più che di domande.

Dei tre vincitori alla Planche des Belles Filles è stato il più veloce su tutta la salita: 16’37” Nibali nel 2014, 16’23” Froome nel 2012, 16’13” Aru nel 2017. Con una Vam (velocità ascensio-nale media) di 1917, dati su cui Le Monde interverrà alzando severamente le sopracciglia. A qua-le scalatore somiglia Aru? Non a Nibali, che regge meglio le tappe con tante salite. Non a Pantani. Aru ha uno scatto molto più secco, a me ricorda il primo Contador. Lo vedo più rilassato, più sicuro di sé.

Domenica c’è una tappa con quattro salite oltre i mille metri e l’ultima, il Mont du Chat, sembra disegnata per lui. Anzi, ammesso che le montagne sappiano aspettare, lo aspetta. Meno di 9 km col 10,3 % di pendenza media, e dalla cima a Chambery 20 km di discesa. Un po’ come la Serra nel campionato italiano, ma preceduta da un percorso più spaccagambe. Aru la conosce: ci è passato in testa nell’ultimo Dauphiné, spianando poi a Fuglsang la strada per il successo finale.

Tra le novità positive Aru non dimentica la respirazione. Da quando a fine gennaio il professor Cassisi l’ha opera-to a Bergamo, Fabio può respira-re anche col naso. Prima, solo con la bocca.

Il guaio derivava da un’ipertrofia dei turbinati inferiori. Se Vesoul evocava la canzone omonima di Jacques Brel e l’assolo di Marcel Azzola, grandissimo fisarmonicista di origini bergamasche, Troyes è la capitale dell’Aube. Capitale dell’Alba, mi piace tradurre. Come se da qui potessero partire altre cose, altre vite. Suggestione lirica di cui mi scuso. Gli abitanti si chiamano troiani, e già questo è un tratto di classicità. Poi l’Aube, intesa come zona, è specializzata in Champagnes da Pinot nero. Lasciando in un angolo il corridore francese di cattivo umore (Pinot noir), la tappa di oggi è una specie di gemellaggio tra il Pinot nero spumantizzato e quello borgognone di Nuits-Saint-Georges, fermo. Fermo nel senso di non spumante, ma mobile e genero-samente elegante nelle sfumature palatali. Nella realtà, Troyes è gemellata con Brescia, Petit Breton ci è morto giovane per le ferite riportate sul fronte delle Ardenne e Lacoste ci ha impiantato la prima fabbrica col marchio del coccodrillino.

Altra forte suggestione non lirica ma suina: l’andouillette. Un salsicciotto fatto di trippe di maiale (in prevalenza) e di vitello e di altre frattaglie. Ci sono in Francia almeno quattro città o paesi che si dichiarano capitale dell’andouillette ma da anni ho preferito Troyes, con tutto il rispetto per Vire e Cambrai. Di fianco alla sala stampa che poi è un capannone fieristico dove si suda il doppio, un buffet con degustazione di Champagne (tutto dell’Aube, naturalmente) e di andouillette. Ne ho mangiato una porzione anche per Aru, meglio che lui ignori certe realtà. Interessante alla vista anche una terrina di piedini di maiale disossati. Forse anche all’assaggio, ma la proverò la prossima volta che il Tour arriva a Troyes. A qualcosa conviene sempre rinunciare. Ai piedini, allora. Allo Champagne no di sicuro.

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.