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Ius soli, oltre 3mila minori pronti a diventare “nuovi bergamaschi”

L'assessore del Comune di Bergamo, Giacomo Angeloni: "Una legge giusta, ma qualora fosse approvata servirebbe un potenziamento dell'ufficio di stato civile. Ad oggi non riusciremmo a far tutto nei tempi prescritti"

Stanno a metà tra il loro Paese d’origine, del quale a volte hanno pochi ricordi, e quello in cui vivono e sono cresciuti, talvolta condividendone cultura e tradizioni. Sono almeno 3.100 i bambini nati sotto le Mura venete da genitori stranieri che diventerebbero “nuovi bergamaschi” qualora la legge sullo Ius soli fosse approvata.

Così verrebbe estesa la cittadinanza ai figli di immigrati nati o cresciuti in Italia, attraverso due modalità: lo Ius soli temperato, riferito cioè a quei bambini che nascono da due genitori stranieri con un permesso di soggiorno di lungo periodo (5 anni), e lo Ius Culturae, diritto alla cittadinanza per i ragazzi arrivati in Italia fino al loro dodicesimo anno di età e che hanno frequentato per almeno cinque anni le nostre scuole.

“IUS SOLI: COSA NE PENSANO I MIEI GENITORI, SENEGALESI E NON ITALIANI” – L’ARTICOLO DI BGY, IL GIORNALE DEI GIOVANI 

Stando ai dati forniti dall’Ufficio Anagrafe di Palazzo Frizzoni, sono circa 1.800 i probabili aventi diritto al riconoscimento della cittadinanza in base allo Ius soli temperato; salgono a quota 3.100, invece, i probabili aventi diritto all’acquisto della cittadinanza in base allo Ius Culturae.

“Quest’ultimo dato è tuttavia indicativo”, spiega l’assessore del Comune di Bergamo Giacomo Angeloni. Essenzialmente per due motivi. Primo: “Non è possibile verificare fin da ora, come previsto dal disegno di legge, se i minori abbiano o meno completato un ciclo di studi con successo”. Secondo: “I minori residenti da meno di 3 anni non sono in elenco ma può essere che abbiano maturato il requisito presso precedenti città italiane, dato verificabile solo alla presentazione dell’istanza con uno storico di residenza. Il numero, pertanto – conclude Angeloni – potrebbe aumentare considerevolmente”.

Il tema dell’allargamento dei diritti, a cui richiama l’attuale dibattito sul progetto di riforma Ius Soli, è tra i più caldi. È infatti bastata la decisione della conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama di calendarizzare per questi giorni il ritorno in aula della questione per innescare una serie di reazioni che hanno già portato lo scontro al livello di guardia: “Dal mio punto di vista si tratta di una legge giusta – afferma Angeloni -. La vera integrazione passa per la conoscenza della lingua e da un progetto familiare più che personale, ed è su questo che si basa la nuova idea di cittadinanza che nasce con questa legge. Per i ragazzi nati in Italia e per i loro genitori stranieri che vivono, lavorano e scelgono il nostro paese come luogo per crescere è semplicemente un’operazione di giustizia”.

Allo stesso tempo, però, c’è una bella matassa da sbrogliare: “Da Assessore ai servizi Demografici, dopo che il governo ha in ordine approvato le leggi sul divorzio breve, le unioni civili e ora la nuova legge sulla cittadinanza, va notato che sono tutti provvedimenti che caricano di gravosi compiti e parecchi atti i nostri 8 dipendenti dell’ufficio di stato civile – sottolinea Angeloni -. Ho più volte chiesto all’onorevole Marilena Fabbri (prima firmataria della legge, ndr) con cui ho spesso collaborato, di valutare nelle fasi di stesura dei provvedimenti attuativi, dopo l’approvazione della legge, qualche clausola legata al potenziamento del personale. Ad oggi non saremmo in grado di fare tutto nei tempi che la legge prescrive”.

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