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“Ius soli: cosa ne pensano i miei genitori, senegalesi e non cittadini italiani”

Babacar Padane, classe 1998, ha parlato di Ius soli con i suoi genitori che la cittadinanza italiana la prenderebbero qualora la nuova legge fosse approvata

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Il tema politico al centro delle discussioni delle ultime settimane è senza dubbio quello della cittadinanza, che vede scontrarsi diverse fazioni politiche riguardo la nuova proposta di legge Ius soli.

Approvata dalla Camera nel 2015, ed ancora in attesa della valutazione da parte del Senato, lo Ius soli è una normativa che garantisce la cittadinanza a tutti coloro che nascono in Italia con almeno uno dei genitori risiedente legalmente nello stato da minimo cinque anni, oppure, ai giovani arrivati nel paese entro il dodicesimo compleanno, che hanno seguito e superato un ciclo scolastico italiano, di durata non inferiore ai cinque anni. Se approvata, sarà questa a sostituire la legge sulla cittadinanza attualmente in vigore del 1992.

I principali pensieri che nascono a riguardo di questa nuova norma sono quelle di una manifestazione della volontà di alterare ed incrinare il tessuto sociale e culturale, di uno stato sovraffollato e indebitato che non può concedere ulteriore spazio, passaporto, e diritti a chiunque venga partorito in Italia.

“Paolo Gentiloni e Matteo Renzi, che dopo anni di torpore si stanno ricordando della cittadinanza, stanno speculando sui bambini – sostiene Matteo Salvini, leader della Lega Nord, in un’intervista rilasciata al videoforum di Repubblica Tv -. Mio figlio ha fatto l’esame di terza media e nella sua classe su 25 bambini 10 sono stranieri. A questi ragazzi non manca nulla. A 18 anni decideranno se prendere la cittadinanza italiana come la legge attualmente prevede. La cittadinanza deve essere la fine di un percorso di integrazione”.

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Però, di questi argomenti ne parlano solo politici, giornalisti e cittadini italiani comuni, gente che non sarà direttamente soggetta ai cambiamenti che saranno portati da questa normativa.

Quindi com’è la situazione vista dall’altro punto di vista? Cioè quello dei soggetti interessati? È questa la domanda che noi di BGY ci siamo posti a riguardo.

“Io non ho la cittadinanza italiana ma non mi dispiacerebbe possederla – ci racconta Arame, senegalese e madre di due figli ambedue nati in Italia e possessori della cittadinanza italiana da quando sono diventati maggiorenni -. L’attuale legge di cittadinanza impone dei parametri da soddisfare prima di ottenerla, e una di queste è quella di avere un reddito non inferiore a quello annuo dell’assegno sociale, di conseguenza io, facendo un part-time, non soddisfo questo requisito. Quindi l’unico modo per ottenere la cittadinanza, nonostante sia qui da 22 anni è quella di acquisirla attraverso mio marito, che ha fatto richiesta a settembre 2016, ed ancora non ha ricevuto notizie”.

Molti stranieri risiedenti in Italia da molti anni come Arame ormai si sentono molto influenzati dalla cultura e dalla società italiana, che considerano parte integrante della loro cultura personale: “In questo momento – continua Arame Padane – io mi sento italiana tanto quanto mi sento senegalese. Avendo vissuto qui per un lasso di tempo tanto lungo, imparando la stessa lingua dei cittadini che la abitano, e utilizzando i loro stessi costumi e le loro stesse usanze, insieme ai miei figli che hanno sempre vissuto qui insieme ai loro, che quindi sono al cento per cento italiani, non trovo un valido motivo per cui lo stato debba negarmi la cittadinanza”.

Diversamente invece la pensa suo marito che, nonostante si trovi nel paese da più tempo, non si sente per nulla italiano. Con o senza cittadinanza: “L’unica cosa per il quale sono dispiaciuto nel non averla – ci spiega il signor Padane – è dovuto dal diritto di voto che non ho. Lo trovo davvero ingiusto in quanto sono leggi che valgono anche per me, quindi devo avere il diritto di poter esprimere il mio giudizio su di esse, come tutti gli italiani. Ed è per questo che sono favorevole allo Ius soli”.

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