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Risate e lacrime (di gioia): “I promessi sposi” in parodia per beneficenza

Giulia Personeni, classe '94, ci racconta dello spettacolo teatrale messo in scena dalla giovane Francesca. Il titolo? I promessi sposi, ma in parodia, in una chiave moderna e divertente assolutamente unica. E il ricavato dello spettacolo sarà devoluto alle scuole delle zone terremotate in Abruzzo

Sabato 24 giugno ho avuto la fortuna e il piacere di assistere alla messa in scena di uno spettacolo teatrale, che dire, unico nel suo genere.
Un gruppo di amici si sono prestati, tramite l’iniziativa e la regia di Francesca, a mettere in scena I Promessi Sposi.
Nessun attore professionista, tutti alle prime armi ma con la voglia di stare insieme e al contempo di fare del bene. Sì, perché il ricavato dello spettacolo sarà devoluto alle scuole delle zone terremotate in Abruzzo.

Quando ho saputo di questa iniziativa, oltre ad essere entusiasta (sì perché io, I Promessi Sposi, li ho tanto amati) e curiosa, ho voluto fare a Francesca alcune domande non solo sulla genesi, ma anche in merito alla realizzazione dello spettacolo.
La sceneggiatura è stata scritta da lei ben sette anni fa, durante gli anni del liceo.
Anche in quell’occasione lo spettacolo era stato organizzato per beneficenza e, dopo tanti anni, ha voluto riproporlo ai suoi amici dell’università (come protagonisti) e alle loro famiglie (come spettatori). La passione che ho visto nel lavoro di Francesca è contagiosa e sprigiona un’energia che ho scoperto essere di lunga data: a ben 6 anni ha cominciato a recitare e tutt’ora, quando torna a casa per le ferie, non manca di partecipare agli spettacoli organizzati dall’associazione culturale di cui fa parte.
Oltre a tutto questo, ciò che più mi divertiva era sapere come fosse stato dirigere un gruppo così vivace di amici (credetemi, sebbene siano tutti grandicelli non credo sia stato affatto facile!!). La riposta che Francesca mi ha dato è stata molto bella e voglio riportarvi le sue stesse parole:

“Sicuramente non è stato facile dirigere un gruppo così vivace ma del resto ho scelto proprio loro perchè li volevo tutti al mio fianco in questa magnifica avventura. E poi conoscendoli molto bene sapevo come prenderli.. Sono amici di sempre da quando sono all’università, abbiamo vissuto cose belle , cose brutte, momenti si e momenti no. […] Sono soddisfattissima del risultato finale, non cambierei nulla. Tutto oltre qualsiasi aspettativa! Quella sera ho visto davvero l’impegno e l’entusiasmo di ognuno di loro. Hanno dato il massimo e mi hanno emozionata tantissimo. Sono stati mesi di prove intensi ed essendo quasi tutti lavoratori si sono divisi in quattro per essere sempre presenti! “

Quindi non pensate ai Promessi Sposi che tutti conosciamo e che (quasi) tutti abbiamo odiato a scuola, anzi, dimenticateveli proprio. Francesca ha saputo rivisitare il Manzoni in chiave moderna ed estremamente divertente. E parlo, ad esempio, di Don Abbondio e la Perpetua accompagnati da Enzo Jannacci e la sua “Vengo anch’io”, delle monache scatenatissime a ritmo di musica, di Don Rodrigo che balla il tango o Fra’ Cristoforo che fa la sua entrata in scena in bicicletta (e di sottofondo la sigla di Don Matteo).
E non è stata brillante solo la scelta delle canzoni, ho trovato azzeccata anche quella di usarle come sintesi di momenti importanti che magari avrebbero reso troppo lungo e meno scorrevole lo spettacolo. Mi viene in mente il balletto a ritmo di Thriller, usato per segnare il passaggio di Renzo nella foresta. E i dialoghi, spassosi e incisivi, in poco meno di due ore hanno saputo ripercorrere l’opera senza annoiare ma al contempo senza tralasciare le parti salienti.

Ma la cosa che forse mi ha colpito di più è stato il finale.
Immaginate una ragazza, appassionata di teatro, che allestisce uno spettacolo e coinvolge i suoi amici. Unendo la sua passione, l’amore per la sua terra (l’Abruzzo) e la collaborazione di un gruppo fantastico ha tirato fuori qualcosa di magico che solo chi era presente ha potuto percepire, soprattutto gli attori.
Hanno lavorato duramente per mesi e vedere le lacrime di gioia (e soddisfazione) sul volto di ognuno è stata un’emozione fortissima non solo per loro, ma anche per tutti gli amici e parenti venuti da ogni regione d’Italia per assistere e condividere questo momento. Una gioia collettiva che non ha escluso nessuno e ha commosso, devo dire, un po’ tutti.
Io mi auguro che ci sia la possibilità, prima o poi, che questa cosa tanto bella che hanno fatto Francesca e i ragazzi arrivi anche qui a Bergamo. Sarebbe un peccato che questa solidarietà e questa allegria rimanessero entro i confini milanesi, no? Chissà, io ci spero…

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