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L’urlo di Ester, la mamma di Bossetti: “Fate uscire mio figlio Massi, è innocente” foto

A poche ore dal processo di secondo grado, Ester Arzuffi lancia un disperato appello ai giudici: "E' un ragazzo d'oro, non ha mai ucciso una mosca. Mai stata con Guerinoni, colpa del ginecologo"

“Sono sempre più convinta dell’innocenza di mio figlio: Massi non ha ucciso Yara e deve uscire dal carcere”. A poche ore dall’inizio del processo di secondo grado al Tribunale di Brescia, Ester Arzuffi lancia un disperato appello ai giudici che saranno chiamati a valutare il caso di suo figlio, Massimo Bossetti, in carcere dal 16 giugno 2014 e condannato un anno fa all’ergastolo per il brutale delitto della tredicenne Yara Gambirasio.

La 70enne, difesa dall’avvocato Benedetto Maria Bonomo, non ha mai perso la speranza di rivedere libero il suo “Massi”, spinta dalla certezza che non può essere stato lui a rapire la piccola di Brembate di Sopra la sera del 26 novembre 2010, per poi abbandonarla esamine in un terreno di Chignolo d’Isola dove morì qualche ora più tardi.

“Non ho mai nemmeno preso in considerazione il fatto che lui possa aver fatto una cosa simile – spiega Ester Arzuffi a Bergamonews – . Io l’ho visto crescere, so che persona è: un ragazzo d’oro, che non ha mia avuto problemi nei rapporti con gli altri e che ha paura anche a uccidere una mosca. Infatti dalle indagini non è emerso nulla di torbido nel suo passato”.

Quindi, secondo lei, si tratta di un errore giudiziario?

“Ne sono certa. Chi ha ammazzato in quel modo quella povera creatura è ancora libero e deve essere catturato, per giustizia nei confronti di Yara, della sua famiglia e anche nostra e di Massi”.

A proposito dei genitori di Yara, lei ha espresso più volte il desiderio di incontrarli: cosa vorrebbe dire a loro?

“Intanto che, da mamma, li penso spesso, perchè perdere una figlia in quella maniera penso sia un trauma difficile da superare. Vorrei esprimere la mia solidarietà per il loro dolore. E poi, guardandoli negli occhi, ribadirei anche a loro che non è stato Massimo a uccidere la loro bambina”.

Al processo di primo grado ha preferito non presenziare alle udienze e non ha nemmeno parlato quando è stata chiamata in aula. Sarà presente a Brescia?

“Sì, questa volta ci sarò, già dalla prima udienza. Voglio sostenere da vicino mio figlio. Vado in carcere una volta al mese a trovarlo ed è sempre più abbattuto moralmente. Gli manca la sua famiglia. Mi abbraccia forte e cerca a sua vola di sostenermi. Spesso scappano alcune lacrime. Io e mi figlia Laura cerchiamo di dargli forza in ogni modo. In primo grado ho preferito avvalermi della facoltà di non rispondere su consiglio del mio avvocato Bonomo”.

Ha evitato così anche il tema della paternità di Massimo e della gemella Laura…

“Sì, proprio per questo non ho parlato. Non volevo mettere in imbarazzo Massi. Sono state dette molte cose. Io ribadisco che non mi sono mai accompagnata con il signor Guerinoni, che in quegli anni ero in cura da un ginecologo e lì deve essere successo qualcosa di strano”.

Il procedimento d’appello prende il via venerdì 30 giugno alle 9, davanti alla Corte d’Assise d’appello di Brescia, presieduta da Enrico Fischetti. Nel corso della prima udienza ci sarà la lettura della relazione sul dibattimento di primo grado e l’intervento del sostituto procuratore Marco Martani che chiederà la condanna dell’imputato anche per calunnia nei confronti di un collega, Massimo Maggioni. Un’accusa che era caduta al processo di Bergamo.

La Corte ha già stilato un calendario che prevede altre udienze il 6, il 10 e il 14 luglio, giorno in cui, se tutto si svolgerà entro i tempi stabiliti, i giudici potrebbero già uscire dalla Camera di consiglio con una decisione: la sentenza o un provvedimento di riapertura del processo su cui insisterà la difesa, con i legali Claudio Salvagni e Paolo Camporini che puntano da tempo a ottenere una perizia sul Dna trovato sui leggings di Yara.

I giudici hanno comunicato alle parti anche di aver fissato un’ulteriore udienza per il 17 luglio, utile se non si arriverà alla decisione il 14. E mentre Bossetti continua a ribadire ormai da tre anni la sua innocenza, i genitori di Yara, assisti dai legali Enrico Pelillo e Andrea Pezzotta, saranno lontani, come hanno sempre fatto, dall’aula anche del secondo grado e dalle tante telecamere che saranno presenti all’esterno del tribunale bresciano.

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