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“Caro don Lorenzo”: lettera di un giovane studente

In occasione della visita di papa Francesco a Barbiana e a 50 anni dalla morte del priore, Cristian Acquaroli, classe '95 e studente di Teologia, scrive a Don Lorenzo Milani.

Caro don Lorenzo,

Da 50 anni sei Vivo in quella Relazione che nella tua breve vita hai cercato di servire e di aprire in modo inedito a tutti coloro che si sono avvicinati alla tua persona. Si raccontano molte cose su te, ma una mi ha colpito appena ho avuto occasione di sentirla. Il cardinal Piovanelli in una breve intervista diceva che, negli anni del Seminario, volevi semplicemente una branda al posto del letto, mentre per le scarpe eri tu stesso a costruirtele su misura. Nella stesura di questa lettera metto le mani avanti: sulla tua figura ho guardato i documentari, ma non ho ancora avuto tempo per dedicarmi alla lettura integrale delle tue opere. Mi piace, tuttavia, ringraziarti per la particolare attenzione data alla parola, caratteristica che solo l’uomo condivide con Dio, suo creatore. La parola, nelle innumerevoli debolezze che la caratterizzano, è forte nel creare o nel distruggere. La tua ha sicuramente creato e, nonostante sia stata a tratti incompresa nell’originalità che la caratterizzava, si è fatta portatrice dell’Amore provato, arrivando così a diffonderla tra i più poveri dei poveri. Senza mezzi termini, adoperando lo stesso loro linguaggio, dicevi ai tuoi ragazzi: “Ogni parola che non imparate ora è una fregatura in più, un calcio in culo che prendete domani”.
Lo spazio a mia disposizione è troppo breve per elencare quanto hai svolto, avendo su te l’odore di quelle pecore che papa Francesco spera di riuscire a condurre ai tuoi confratelli. La radicalità evangelica da te espressa in “Lettere pastorali” (“La terra appartiene a chi ha il coraggio di coltivarla, le case coloniche appartengono a chi ha il coraggio di starci, il bestiame appartiene a chi ha il coraggio di ripulirgli ogni giorno la stalla…”) si focalizza sul coraggio vero: il coraggio di agire solo ed esclusivamente per l’Amore.
Insegnasti ai tuoi ragazzi le lingue straniere, organizzasti viaggi di studio e di lavoro, consultasti esperti che, venendo fino allo sperduto paesino di Barbiana, portarono la concretezza. Hai calato il Vangelo dell’ “I care” (prendersi veramente cura di qualcuno) nella vita quotidiana.
Seguendo il tuo esempio, caro Lorenzo, aiutaci ad arrestare l’odio e l’egoismo di questo mondo lacerato da guerre e conflitti, avendo cura delle periferie esistenziali ed interessandoci al volto degli altri e dell’Altro. Nell’affidarti la vita di tutti i poveri e gli sfruttati, mi piace riportare le parole rivolte ai tuoi ragazzi nel tuo testamento spirituale: “Ho voluto più bene a voi che a Dio, ma ho speranza che Lui non stia attento a queste sottigliezze e abbia scritto tutto sul suo conto”.
Sono parole semplici. Sono le tue profonde parole. Sono le parole di ogni uomo che si apre alla vita in ogni sua forma e alla Vita vera.

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