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Lettera di un papà alla scuola del figlio: “Grazie, in lui vedo interesse per il mondo e la vita”

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di ringraziamento da parte di un papà alla scuola dell’infanzia Madre Teresa di Calcutta di Valbrembo "per l’esperienza vissuta in questi tre anni, da mio figlio e dai suoi compagni"

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Riceviamo e pubblichiamo questa lettera di ringraziamento da parte di un papà alla scuola dell’infanzia Madre Teresa di Calcutta di Valbrembo “per l’esperienza vissuta in questi tre anni, da mio figlio e dai suoi compagni”.

Riprendendo Mario Lodi, “C’è speranza se questo accade a … Valbrembo”

Fine giugno, il percorso alla scuola dell’infanzia volge al termine e ci avviciniamo, quindi, alla chiusura di una parte fondamentale della vita di un figlio. Quando questo avviene solitamente si è un po’ tristi, un po’ malinconici, perché la vita passa, lui cresce, tu invecchi, e tante altre cose che gli adulti di oggi troppo spesso si dicono e postano su qualche socialbacheca, dimenticandosi che
“è segno di senilità per le persone e per le civiltà tornare sempre alla propria fanciullezza, mentre è segno di apertura affezionarsi ai bambini ora viventi: avete questi, e perché state a rievocare, affranti e stupefatti, la vostra infanzia?” (Aldo Capitini)

Ma questa volta a dominare è (come deve essere) un profondo senso di gioia. Ed è predominante perché sono convinto che questi tre anni per lui siano stati il meglio a cui potessimo, papà e mamma, aspirare per il suo bene. È una gioia perché sono stati tre anni in cui ha trovato figure educative capaci di fare in maniera straordinaria il proprio lavoro, e capaci di dare il massimo sempre, di far respirare il profumo della crescita e dello sviluppo delle autonomie, di far vivere la magia dell’apprendere, dell’imparare sempre e in modi sempre diversi, in situazioni diverse e con persone diverse.

C’è gioia perché è stato un percorso intenso, in cui sicuramente saranno stati anche fatti degli errori (come è normale che sia in un processo di crescita e apprendimento), ma, ne sono certo, sono stati e saranno errori che serviranno al gruppo delle insegnanti per crescere e per dare il meglio ai bambini che passeranno di anno in anno in questa scuola, perché la presenza di mio figlio e dei suoi compagni avrà sicuramente insegnato alle insegnanti a fare meglio e questo meglio sarà a disposizione di chi arriverà a settembre… e quindi la gioia è anche frutto della consapevolezza che mio figlio ha fatto parte di un processo storico, ha partecipato alla costruzione collettiva di una narrazione di comunità, generando gioia, una gioia che si libera tutti i giorni nell’aria e nelle relazioni, nei rapporti tra persone, nei loro tempi e nei loro spazi.

Non posso nascondere che, già prima dell’inizio dell’avventura, avessi grandi aspettative e riponessi grande fiducia in questa scuola e nei suoi insegnanti, e non posso e non voglio nascondere che le aspettative siano state tutte ampiamente soddisfatte, e la fiducia altrettanto ampiamente meritata.

Ho accompagnato mio figlio alle porte di quest’avventura convinto delle sue potenzialità, della sua vitalità, delle sue energie e dei suoi limiti.

Lo ritrovo dopo tre anni cresciuto e ancora più ricco di interesse per il mondo e la vita, nessuna delle sue potenzialità è stata scalfita e, anzi, ho assistito ad un suo sviluppo armonioso in un clima di benessere emotivo davvero strabiliante.

Attraverso la sua voce ho raccolto i racconti della scuola, delle molte emozioni che ne hanno caratterizzato la quotidianità e le esperienze. Attraverso i suoi occhi ho potuto leggere il bello della scuola, delle relazioni tra pari e delle scoperte con i compagni. Attraverso le sue mani ho imparato a conoscere la ricchezza della terra, del legame forte e sano con l’orto e con la natura.
Attraverso il suo sorriso ho potuto respirare l’amore delle insegnanti. Attraverso mio figlio ho avuto conferma che la scuola buona esiste già, che non c’è nulla da inventare, che bisognerebbe costruire un paese nuovo attraverso le ricchezze che già abbiamo e che meriterebbero un grazie quotidiano e puntuale.

Diceva Fornasa, grande pedagogista e maestro (bergamasco d’adozione), “Non abbiamo bisogno di una scuola altra, eternamente riformata, ma di un’altra relazione co-educativa. Il futuro possibile e sostenibile nasce dalla storia narrata da chi l’ha costruita, dagli adulti che hanno storia, dai bambini che faranno la storia, e dalle comunità territoriali che sono il contesto delle storie che li abitano. Se (queste storie) ce le lasciano raccontare…”

E voi insegnanti avete rappresentato una grande storia. Ho avuto conferma che le insegnanti brave esistono e sono molte, e sono capaci di lasciare segni meravigliosi nelle bambine e nei bambini che incontrano. Ho avuto conferma del fatto che le insegnanti sono tanto più brave quanto meno temono di essere chiare e oneste con le famiglie, anche quando per convenienza potrebbero fare altro. Ho avuto conferma che la convenzione e il quieto vivere non sono punti di riferimento validi per far vivere e far crescere bambini in contesti sani. Ho visto e ascoltato la difficoltà delle famiglie ad accogliere la scuola dentro il proprio contesto di vita, ad accogliere la voce della scuola soprattutto quando dissonante da alcune proprie convinzioni e convenzioni. Ho visto e ascoltato, per fortuna!, anche tanti genitori essere orgogliosi della scuola frequentata dalla propria figlia o dal proprio figlio.

Ho visto e vissuto una scuola in cui si è sempre respirato il rispetto dell’infanzia, delle sue potenzialità, dei suoi desideri, una scuola curiosa verso i bambini, ciascuno “rivelatore di universi intimi” come diceva Mario Lodi.

Quindi GRAZIE maestre e GRAZIE maestro, per tutto quello che mio figlio si porterà con sé, per tutte le domande e i dubbi che gli avete fatto nascere, per tutte le prove che supererà grazie all’esperienza vissuta nella scuola dell’infanzia… GRAZIE perché in tutto quello che vorrà essere ci sarà un pezzo di voi.

“Non dimenticate che davanti al maestro e alla maestra passa sempre il futuro. Non solo quello della scuola, ma quello di un intero Paese” (dalla Lettera di Mario Lodi alle maestre e ai maestri d’Italia, settembre 2010)

Con stima immensa e profonda gratitudine

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