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Gli ex Ospedali Riuniti nello sguardo poetico di Fidanza

“+corpiriuniti” di Virgilio Fidanza è un racconto per immagini sugli ambienti dismessi degli Ospedali Riuniti di Bergamo. Pubblicato da Lubrina Editore (2016).

“Non credo nella figura del fotografo ma dell’operatore culturale dell’immagine tecnologica, ossia un essere fino in fondo pensante”.

Con questa dichiarazione di poetica Virgilio Fidanza ha siglato la presentazione del suo libro “+corpiriuniti” tenutasi in Gamec lo scorso 26 giugno.

Il volume, che raccoglie testi critici e contributi di vari specialisti delle arti visive e non solo, è un racconto per immagini sugli ambienti dismessi degli Ospedali Riuniti di Bergamo. Pubblicato da Lubrina Editore (2016), è stato selezionato per partecipare alla candidatura finale dell’edizione 2017 del Prix du livre d’auteur all’interno di Les rencontres de la photographie, rassegna fotografica internazionale che si terrà ad Arles dal 3 luglio al 24 settembre.

“Si tratta di un lavoro raffinato e molto pensato” ha detto Maria Cristina Rodeschinidedicato a un luogo, gli ex Ospedali Riuniti, che ha raccolto sensazioni, memorie, sentimenti fortissimi da parte di chi l’ha frequentato. Quando l’ospedale è stato trasferito, la città ha vissuto un momento di trasalimento. Questo libro è un’interpretazione intelligente, ampia ed estesa, di quegli spazi ora svuotati. Mi è molto piaciuta la suddivisione in capitoli, ognuno è una storia. Ci sono passaggi molto forti, commoventi, come “tutti coloro che sono passati di qui” e “il presente è dentro di noi”: sono come delle pennellate che danno il senso vero della presenza, anche se nelle immagini non ci sono persone, e del tempo, che non si conclude davvero perché quello che abbiamo vissuto ce lo portiamo sempre dentro di noi”.

“La fotografia vuole cogliere nell’atto dello scatto ciò che c’è stato prima e quello che resterà poi” ha rilevato Giampietro Guiotto, docente alla Laba di Brescia, autore del testo critico.

“L’immagine è un modo per conoscere e per riconoscere se stessi. Così fa Fidanza: nel fermare l’attimo coglie la potenza dell’assenza e il mistero dell’assenza, per cui il desiderio si fonda sempre sulla mancanza. Sfogliando le pagine è molto forte la scomparsa dell’uomo, il quale continua a parlarci attraverso i luoghi: scritte, sedie, pavimenti, pareti sono gli ultimi testimoni del suo passaggio”.

Gianmariano Marchesi, direttore dell’unità di Anestesia e Rianimazione 3 dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII, è autore a sua volta di un intervento introduttivo al testo. “Il nuovo ospedale Papa Giovanni ha costituito un grosso passo avanti in termini di efficienza e tecnologia”, ha sottolineato. “Ma agli ex Ospedali Riuniti personalmente ho legato la mia crescita professionale e umana. Il trasloco ha lasciato là i muri e le tecnologie superate e il progetto di Fidanza mi ha entusiasmato, perché un luogo può anche morire travolgendo tracce e ricordi. Invece Virgilio ha rivisto i lineamenti di quegli spazi cogliendo tanti dettagli: dal 2012 non lo avevo più visto dentro il vecchio ospedale, le foto ne restituiscono l’anima. Ma senza tristezza e senza nostalgia. Anche il gioco di parole del titolo mi pare riuscito: +corpiriuniti, che richiama gli ospedali riuniti, mette al centro i corpi laddove i corpi non ci sono più. Spero che l’edificio in futuro torni ad essere un simbolo della città, un luogo di crescita”.

L’intervento dell’autore, Virgilio Fidanza, ha messo a fuoco lo spirito con cui si è mosso e le direttrici dell’operazione artistica. “Nella nostra epoca i mezzi tendono a diventare dei fini. Il libro stesso non è un fine ma un mezzo, un punto di partenza. Come la fotografia. Più passa il tempo più sono contro la fotografia, ma è un’affermazione che richiederebbe una riflessione più ampia. Sono temi che mi stanno molto a cuore, i miei allievi lo sanno. Io sono nato in via Mairone da Ponte 54 e mi sono sempre crucciato di non avere una traccia fotografica di quella casa: questo fatto mi fa sentire un po’ più povero. Esiste un bisogno magico di rivedere un segno che ci è appartenuto, è una necessità della memoria. L’ospedale è una casa comune che accumula più esperienze. Io credo che le immagini possano fare emergere ciò che abbiamo già vissuto: la fotografia è sempre la conseguenza di un pensiero. Ma il luogo non può prescindere dalla presenza dell’uomo: occorre dare valore all’esperienza dei corpi, è questa che connota i luoghi. C’è una memoria che è collettiva, non possiamo essere altro da ciò che sono stati i nostri incontri”.

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