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Dente a Bergamo: “Voglio un cambiamento, il mio futuro? L’heavy metal” fotogallery

L'Happening delle cooperative sociali ha ospitato Giuseppe Peveri, in arte Dente. Noi di BGY l'abbiamo intervistato

L’Happening delle cooperative sociali ha ospitato Giuseppe Peveri, in arte Dente. Il cantautore di Fidenza, ormai sulla scena dell’indie italiano da dieci anni, verso le quattro del pomeriggio è arrivato al Lazzaretto, salutando Bergamo con un “Ciao berghem, ci siamo”.

Il Lazzaretto a quell’ora era ancora vuoto e noi di Bgy l’abbiamo intervistato.

La chiacchierata non poteva iniziare se non con la domanda più scontata:

Dente è il soprannome con il quale ti chiamavano da piccolo e ne hai fatto il tuo nome d’arte. Sei riuscito a trovare un significato altro?

No, è un nome venuto dal nulla. Non c’è nulla legato al pezzo del corpo. Mi piace e non voglio trovare significato altro. Mi è stato dato da piccolo e me lo sono tenuto.”

Il tuo ultimo album si chiama Canzoni per metà. Nel singolo Geometria sentimentale elenchi una serie di frasi già iniziate e non finite. Se dovessi dirti  “che l’euforia di certi malumori”? Come inizieresti o termineresti la frase?

Sta un po’ nella fantasia di chi le ascolta. Io nella mia testa non le ho concluse: sono frasi aperte che verranno concluse dall’ascoltatore.”

Mi piace questo concetto. La tua musica è poesia e in quanto tale contiene frasi che vengono poi interpretate in diversi modi.

Questo è il bello. Ognuno le fa sue interpretandole a suo modo. Anche io ho interpretato canzoni di altri in base alla mia esperienza, alla mia testa. Magari l’autore la pensava in altro modo. Sinceramente non mi interessa nemmeno sapere il significato originario. E’ più bello se ognuno ci legge quello che vuole leggerci.”

Domanda informale: tutto ciò che scriviamo o rappresentiamo con l’arte è il frutto del nostro passato o nasce dal nulla?

Io credo che le cose che ci escono siano fatte dalle cose che abbiamo fatto. Tutto ciò che abbiamo fatto, letto, sentito, visto, viene trasformato in qualcosa d’altro dal nostro cervello. Quindi tutte le cose fondamentalmente sono utili, anche quelle che sembrano lontane dal prodotto finale: qualsiasi cosa viene assorbita e poi da qualche parte espulsa. Che qualcosa venga dal nulla è difficile. Spesso mi chiedo  “da dove mi è venuto?” ma una risposta non la so trovare. Sembra venuta dal nulla ma è impossibile. Nel nulla non ci sono le parole.”

La penso allo stesso modo. Siamo il frutto di un passato. Quindi l’ispirazione arriva o si trova?

C’è chi dice che l’ispirazione non esiste: qualcuno nasce con la scintilla dell’ispirazione molto sviluppata e basta. Altri dicono che è solamente mestiere: hai il dono di fare certe cose e hai studiato per farle e quindi, ancora una volta, l’ispirazione non esiste. Io sono sempre un po’ più romantico sulla questione e penso che l’ispirazione ci sia e ci debba anche essere. Quella cosa del venuto dal nulla di cui parlavamo prima possiamo anche chiamarla ispirazione: ad un certo punto ti esce una cosa e non sai da dove viene. Invece di dire che viene dal nulla puoi chiamarla ispirazione. Semplicemente potremmo dare questo nome al nulla.”

Sei etichettato come cantautore indie. Pensi che, da quando hai iniziato a fare musica, l’indie sia cambiato o abbia mantenuto i suoi principi originari?

Penso che l’indie non abbia mai avuto veri e propri principi. Io credo che non sia neanche mai esistito. Il termine non nasce per definire un genere musicale, nasce per definire un artista che si auto produce le cose con etichette indipendenti. Le persone che fanno indie in Italia sono molto diverse. Io credo che la musica si divida in bella e brutta. (Ride e poi continua) Io ovviamente faccio quella bella.”

 Ascoltata da persone intelligenti, aggiungo citando una sua vecchia intervista.

(Ride e poi conclude)

“Parlare di musica indie nel 2017 mi sembra un po’ assurdo, mi sembrava assurdo già 10 anni fa e ora lo è ancora di più.”

E quindi non ti sei mai racchiuso in un termine?

“No, io faccio musica italiana. Perché Tiziano Ferro fa musica italiana e io faccio musica indie? Come in tutte le cose, anche nella musica ci sono differenze ma sempre di musica si parla. Anche tra me è gli The Zen Circus ci sono differenze ma siamo entrambi definiti come indie.”

Hai mai pensato di cantare in inglese?

“No. L’ho fatto facendo qualche cover ma non ho mai scritto in inglese, non mi permetterei mai di scrivere in una lingua che non conosco bene.”

Scrivi in italiano per un “attaccamento allo stato” o non scrivi in inglese perché pensi di non esserne in grado?

“Scrivo in italiano perché riesco ad esprimermi meglio che in altre lingue. Se riuscissi ad esprimermi molto bene in inglese scriverei in inglese. Se riuscissi ad esprimere quello che voglio dire solo con la musica, senza le parole, forse farei quello. Ho trovato nelle parole il modo migliore per esprimere le mie idee.”

Ora anche a scuola ci inculcano l’idea che sia bene imparare l’inglese perché se no non si va da nessuna parte. Cosa pensi?

“Io credo che le lingue siano super utili. L’inglese soprattutto. In tutti i paesi anche solo per chiedere un caffè bisogna sapere l’inglese. (Ride) In Italia magari, se chiedi quanto costa un caffé in inglese, ti rispondono alzando il volume della voce per farsi capire.”

 Ride e con la mano accanto alla bocca urla: “sono due euro, due euro! “ Risalta la sua lieve “r” moscia.

E poi continua: Non è il volume che è sbagliato ma la lingua. (Ride)

Io ho studiato l’inglese solo a scuola e quindi lo so per sopravvivere. Qualsiasi lavoro si faccia l’inglese è importante. Possono succedere delle cose che se non sai le lingue non succedono. E quindi – dice rivolgendosi a me–  studia l’inglese.”

Se me lo dice Dente magari inizierò a studiarlo, ma non ci metterei la mano sul fuoco…

 Su Facebook hai condiviso pensiero stupendo. Malinconia?

(sorride) No, mi sono cercato un po’ su youtube e ho trovato quel pezzo che non mi ricordavo nemmeno di aver fatto. Quella è una canzone di Patty Pravo che ho reinterpretato tanti anni fa per fare la sigla di Radio Popolare, una trasmissione radiofonica milanese. “Pensiero stupendo” così è diventato una sorta di jingle. Qualcuno l’ha caricata su youtube e l’ho postata perché era carina.”

Qual è la canzone che più descrive la tua carriera?

Descrivere una carriera è difficile. Una carriera non è fatta da un singolo tassello. Una carriera è fatta da tante cose.”

Si mordicchia le unghie e poi trova risposta.

Forse potrei descrivere la mia carriera con un disco: L’amore non è bello del 2009. Con quel disco ho iniziato un tour che è durato ben due anni e mi ha aperto verso un pubblico più ampio. Il tour è stato fatto due volte, sono ritornato nelle stesse città ma in posti più grandi. È stato molto bello per me: sono riuscito ad avvertire la crescita esponenziale del mio vissuto. Molti dicono che L’amore non è bello sia l’album più bello. Io non la penso così ma quell’album rimane comunque l’emblema di questi miei ultimi 10 anni di vita.”

 Anche nel nuovo album Canzoni per metà c’è una canzone che si chiama l’amore non è bello, che differenza c’è tra il nuovo singolo e l’album del 2009?

Questo ultimo album è pieno di auto citazioni. Quindi quando non trovo un titolo per una canzone che ha tutte le rime in  “ello”  la chiamo “l’amore non è bello”. (Ride) Canzoni per metà è un  cerchio che si chiude. Esce dopo 10 anni dal mio primo album ed entrambi rispettano e mantengono quelli che sono i capisaldi della mia musica. L’idea di base è fare canzoni senza regole e farle da solo. Anice in bocca, il mio primo album, e Canzoni per metà chiudono un cerchio:  adesso voglio fare qualcosa di molto diverso.”

Dente a Bergamo

Orientato verso?

“L’ heavy metal.”

Mi guarda e ride, o meglio sorride.

Mi prende un colpo.

Penso: “Se piace a lui é libero di fare quello che vuole. L’heavy metal mi sembra una grandissima svolta. C’é chi quando vuole cambiare vita si taglia i capelli e chi passa all’ heavy metal. Capita.”

Scoppiamo in una risata collettiva al che capisco che era tutto uno scherzo. Posso stare tranquilla: non ascolterò Dente in versione “ Born to Be Wild”.

“Il prossimo disco sarà diverso da quest’ultimo. Inizio a lavorarci in questi giorni: ci vorrà almeno un anno. Voglio fare una cosa che vada da un’altra parte. Non perché è brutto andare dalla parte in cui sono andato fino ad ora ma perché è stimolante per me: è giusto. Fino ad ora sono sempre stato molto autarchico: ho sempre imposto molto a me stesso e agli altri. Adesso ho bisogno di confrontarmi con altri cervelli che ragionano insieme a me su una cosa. Mi piace l’idea di collaborare con altre persone.”

E’ sempre una questione di girare a destra e poi a sinistra e poi ancora a destra.

A volte non c’è neanche un punto di arrivo: io non credo di averlo. Non so dove voglio arrivare. Forse non ha neanche senso pensare di dover arrivare. Basta anche solamente camminare senza per forza arrivare da qualche parte. Forse è meglio così perché poi quando uno arriva si siede. Quindi preferisco continuare a camminare anche se faticosamente.”

Un singolo di Canzoni per metá si chiama Attacco e fuga. Ti è mai capitato di fare un attacco e fuga?

Beve dell’acqua e poi ride. Per fortuna indossava gli occhiali perché di sicuro mi ha guardata male.

Rido pure io e poi riformulo la domanda.

Per scrivere la tua canzone attacco e fuga ti sei ispirato a qualche avvenimento passato?

Mi capita spesso di scappare.”

Lo ripete due volte, come se stesse pensando a qualcosa di remoto, e si tocca i capelli.

“Sì mi capita spesso di scappare. A volte, quando capisco che è giunto il momento di sparire, vorrei lanciare la “palletta ninja” – fa dei gesti per farmi capire-  quella che lanci e esce il fumo in modo tale da fuggire in un attimo. Mi è capitato tantissime volte di girare i tacchi ed andarmene via anche per evitare certe cose. Magari ho fatto anche solo fughe senza attacchi.”

Con questa riflessione verso il passato termina la mia chiacchierata con Dente.

Prossima meta allora heavy metal

“Prossima metal: heavy metal. Ripete lui ridendo.”

 In realtà la mia chiacchierata con Dente è finita così: con la certezza che, anche se un cerchio si è ormai chiuso, la sua musica rimarrà poesia, dolcezza e INDIpendenza.

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