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Salvataggio banche: “Grande dono a Intesa; Ubi, invece fece un’operazione coraggiosa” foto

L'economista Marco Vitale sull'operazione che ha portato all'acquisizione delle banche venete da parte di Intesa Sanpaolo: "Un grosso regalo a chi già è potente, Ubi invece ha fatto un'operazione coraggiosa"

Un euro per l’acquisizione di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza: si è perfezionata, nei termini concordati con il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, l’operazione condotta da Intesa Sanpaolo a cui sono state cedute le parti buone dei due istituti di credito e una copertura da parte dello Stato fino a 17 miliardi, tra garanzie e rafforzamento del patrimonio.

Un’operazione simile a quella portata a termine a gennaio da Ubi Banca con l’acquisto, sempre a un euro, del 100% del capitale di Nuova Banca delle Marche, Nuova Banca dell’Etruria e del Lazio e Nuova Cassa di Risparmio di Chieti.

Ma la domanda che ci poniamo e che giriamo a un esperto economista, Marco Vitale, è legata a un dubbio su due pesi e due misure: da una parte Ubi che paga un euro gli istituti in grande difficoltà accollandosi tutto, debiti compresi, dall’altra, pochi mesi dopo e con lo stesso Governo, Intesa che a un euro si prende solo la parte “buona” delle banche, mentre i debiti se li accolla lo Stato e con lui, ovviamente, i contribuenti, cioè tutti i cittadini italiani.

“È vero che ci sono analogie ma soprattutto profonde diversità – sottolinea Marco Vitale – La più evidente è che il vantaggio che Intesa Sanpaolo trae dall’operazione è straordinario: acquisisce così il controllo e il dominio di un territorio meraviglioso dal punto di vista bancario, ricco di aziende serie, di lavoratori e grandi risparmiatori”.

Il professor Vitale evidenza come, arrivati a questo punto, non ci fosse altro da fare: “Ciò però non cambia l’impressione che si sia arrivati fino a qui per assoluta insipienza delle nostre autorità monetarie, ministro e Banca d’Italia, che hanno fatto deteriorare la situazione in modo tale da non avere altre vie d’uscita. La situazione ha dato un potere enorme a una banca che già ne aveva: per chi, come il sottoscritto, ha una visione democratica del sistema economico e bancario è un’altra grande sconfitta. Sono triste per questo epilogo: per colpa dei governanti facciamo un regalo gigantesco a un soggetto già fortissimo”.

Diverso il giudizio dell’economista bresciano sul salvataggio a opera di Ubi Banca di Nuova Banca delle Marche, Nuova Banca dell’Etruria e del Lazio e Nuova Cassa di Risparmio di Chieti: “Quella è stata un’operazione coraggiosa con l’acquisizione di banche molto più difficili da risanare: il prezzo pagato è più alto in termini di investimenti per raddrizzarle. Ubi ha fatto un’operazione buona per il sistema, acquisendo anche i debiti delle tre banche mentre Intesa si è accollata solamente la parte buona di quelle venete, lasciando il pagamento dei debiti agli italiani”.

È grande il rammarico che emerge dalle parole del professor Vitale che chiosa ribadendo il concetto: “L’operazione di Ubi è stata giusta ed equilibrata, oggi invece si è fatto un dono gigantesco a una banca già potente. Un dono a dei signori senza dubbio meritevoli per il loro lavoro ma che di sicuro non ne avevano bisogno”.

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