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Rodotà: “Troppo corretto per far carriera in politica”

L'avvocato, tra i fondatori di Micromega Bergamo, ricorda Stefano Rodotà, colui che ha fondato Micromega a livello nazionale, scomparso a Roma all'età di 84 anni

Roberto Trussardi, avvocato e tra i fondatori di Micromega Bergamo, ricorda Stefano Rodotà, colui che ha fondato Micromega a livello nazionale, scomparso a Roma all’età di 84 anni.

“Ora che è morto, piangono i coccodrilli. Ci ha lasciato Stefano Rodotà e non si leggono che ricordi positivi di commentatori costernati: pilastro delle istituzioni, grande giurista, uomo che non ha mai voltato le spalle alla sinistra per l’esercizio del potere, ottimo garante privacy… e via con gli acuti di violino.

Odio gli ipocriti, ma sono conscio che il mio è un sentimento sterile, sono tanti, troppi, potenti. Mi piace ricordare Rodotà come un uomo della sinistra non comunista (nel PCI rimase per breve tempo e come indipendente) che si è avvicinato alle stanze del potere ma che dentro di esse non si è mai davvero accomodato, respinto sulla soglia dai biechi guardiani della amoralità, dell’affarismo e della corruzione, che riconoscevano in lui, retto e sobrio, un corpo estraneo, un marziano da blandire, un poco, ma fondamentalmente un pericolo da scongiurare.

Fu così quando sfiorò la presidenza della Repubblica, fu così quando non divenne giudice della Corte Costituzionale. In un paese come il nostro, in politica, lo sanno anche i sassi, si fanno strada i peggiori, i fancazzisti, i mediocri, gli incensatori del capo, e per questa banale ragione la carriera politica di Rodotà non ha dato i frutti che il valore dell’uomo meritava. Non faceva parte del mio schieramento politico, era fondamentalmente un uomo delle istituzioni, convinto com’era che le si potesse cambiare dall’interno, esercitando gli istituti democratici delineati nella Carta Costituzionale. Un’illusione, d’accordo, ma non sono forse costoro, gli ingenui di valore, gli uomini migliori?

Ma ora ecco, sento il tambureggiare dei commentatori, mi giunge l’effluvio dell’incenso sparso a piene mani da coloro che fino a ieri l’hanno osteggiato o, peggio, deriso e svillaneggiato come un povero ottuagenario abbarbicato vanamente a ideali sorpassati dalla ripugnante modernità dei padroni delle istituzioni e dell’informazione. Una batracomiomachia nella quale Rodotà, in questi tempi difficili, svettava come un gigante. A ben vedere, il rimanere ai margini, dentro ma non appieno al sistema, l’ha salvato, consegnandolo ai falsi commenti dei molti ma anche alla sincera stima dei pochi.

Roberto Trussardi”

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