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Arrestata a Torino foreign fighters italiana: era pronta a partire per la Siria

La 26enne avrebbe perso il marito a fine dello scorso anno in battaglia e aveva già provato a raggiungere i territori sotto il controllo dello Stato Islamico a gennaio: venne fermata dall'esercito turco e rispedita in Italia.

È stata arrestata su richiesta della procura distrettuale di Torino Lara Bombonati, una 26enne originaria di Garbagna in provincia di Alessandria accusata di aver sposato la causa jihadista: la giovane, secondo le autorità italiane, era pronta a ripartire per la Siria per aggregarsi all’Isis.

A gennaio la 26enne, sposata con un altro foreign fighters italiano originario di Trapani Francesco Cascio, era stata fermata al confine tra Turchia e Siria e portata in carcere dall’esercito turco: espulsa, era stata poi segnalata alle autorità italiane come presunta terrorista e ogni suo spostamento è stato costantemente monitorato, fino a quando gli investigatori non hanno avuto la certezza che la donna stesse riprogrammando un viaggio in Siria.

Convertita all’Islam da almeno tre anni, Lara si faceva chiamare Khadija e gli uomini della digos di Alessandria l’hanno arrestata nella notte del 22 giugno e trasferita nel reparto alta sicurezza del carcere delle Vallette di Torino: il marito Francesco, islamizzato Muhammad, sarebbe morto in Siria alla fine dello scorso anno, negli stessi territori dove Lara aveva intenzione di trasferirsi.

Gli inquirenti hanno acquisito diverso materiale sulla donna e ora dovranno cercare di capire quale fosse esattamente il suo ruolo sul territorio italiano e quale nello scacchiere dello Stato Islamico: l’ipotesi più accreditata al momento è che abbia svolto compiti da staffettista, fornendo “sostegno ale famiglie dei combattenti del gruppo rimasti uccisi e accompagnando il leader della milizia Abu Mounir”.

La posizione della giovane è al vaglio degli inquirenti che stanno provando a risalire anche a una possibile rete jihadista che ne abbia favorito gli spostamenti: il suo arresto giustificato dal timore che potesse compiere “atti di violenza con finalità di terrorismo”.

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