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Accoglienza, parola ai sindaci: “Numero dei migranti eccessivo in Val Brembana e in Bergamasca”

Sindaci e parlamentari si sono incontrati sabato mattina a Sedrina per discutere problemi e soluzioni sui temi dell'immigrazione e dell'accoglienza con focus particolare sul territorio

L’immigrazione è un serio problema che attanaglia il Paese da anni, tant’è che il termine più corretto non è forse nemmeno più quello di “emergenza”. A farne i conti non solo i luoghi toccati direttamente dagli sbarchi, ma anche le circa 6.000 amministrazioni italiane, di cui 63 bergamasche che soffrono per la distanza dalle istituzioni. Di questo problema e di altri legati al tema dell’immigrazione e dell’integrazione se n’è parlato ad un incontro di sabato 24 giugno a Sedrina fra alcuni sindaci dei comuni bergamaschi, in particolare che si trovano una struttura d’accoglienza (Cas) sul territorio gestita dalla Prefettura, e gli onorevoli Gregorio Fontana (Forza Italia) ed Elena Carnevali (Partito Democratico), membri della commissione di inchiesta parlamentare sui migranti, e Graziano Pirotta del dipartimento immigrazione di Anci Lombardia.

Un incontro nato con l’intento di coinvolgere e sollecitare a coloro che si occupano di elaborare le norme nelle sedi istituzionale al fine di risolvere le problematiche che rendono difficile l’accoglienza dei richiedenti asilo politico sul nostro territorio, come espresso dal primo cittadino di Sedrina Stefano Micheli.

“L’elevata concentrazione del numero di migranti è eccessivo non solo a Sedrina e in Val Brembana ma in diversi comuni della provincia. Nel centro d’accoglienza di Botta di Sedrina noi ospitiamo circa 175 profughi in una frazione di 800 abitanti dove l’impatto è stato molto forte e, benché vi siano stati notevoli sforzi da parte della comunità verso l’integrazione, la popolazione lamenta una eccessiva presenza che impatta sul normale svolgimento dei servizi pubblici presenti” ha dichiarato il sindaco della piccola cittadina brembana.

Un discorso, quello del numero di migranti, ampio e sentito in tutta la provincia, come si può osservare dalle notizie provenienti da Comuni quali Urgnano, dove nelle due strutture presenti sul territorio sono presenti più di cento richiedenti su 10.000 abitanti; a Sotto il Monte, dove il centro d’accoglienza ospita 60/70 persone quando il numero massimo secondo fonti ufficiali è di 24 persone; a Roncobello e Vedeseta, dove il sindaco Silvestro Arrigoni dichiara di ospitare 35 migranti in un paese che conta 201 abitanti, un rapporto molto più alto rispetto il 3 per 1.000 imposto dalla legge.

Altro problema legato al numero è la questione dell’uscita dei migranti dal piano di residenza una volta notificato loro il diniego: “Il decreto legge Minniti ha portato all’uscita immediata dal piano di residenza dopo il diniego e ad un massimo di 20 giorni per il rientro dopo la notifica in caso di ricorso vinto. – spiega l’onorevole Carnevali –. All’interno del decreto rientra anche l’istituzione di una commissione per il controllo dell’abitabilità dei luoghi deputati all’accoglienza e dell’effettivo numero di ospiti”.

Un tema che viene nuovamente sollecitato dal sindaco Micheli è quello di istituire un registro provvisorio prefettizio ai migranti per evitare di dover dare la residenza da parte dei comuni e quindi sollevare tutto l’iter burocratico ad oggi in carico agli uffici comunali.

All’attacco anche l’onorevole Fontana, che dichiara come il problema sia il tempo di accertamento della condizione di rifugiato politico: “Non possiamo permetterci che i cittadini debbano convivere per anni, in alcuni casi anche con difficoltà, con il tentativo di integrare dei migranti che non otterranno mai lo status di rifugiato politico. La vera soluzione a tutti queste questioni è ridurre i tempi che ad oggi sono di due anni e mezzo/ tre anni, a quel punto si potrà pensare di fare accoglienza sia nel rispetto degli italiani che dei migranti”.

Infine all’incontro si è parlato anche di integrazione e di volontariato, tema sentito in particolare dalla popolazione. Come illustrato da quasi tutti i sindaci presenti all’incontro, esiste una forte volontà di creare una struttura tesa ad integrare i migranti nelle comunità e che faccia piacere ai cittadini. La vera incognita che pende su questo progetto è che non esistono figure pronte a ricoprire questo compito, se non volontari.

“A Sotto il Monte esistono alcuni volontari che hanno creato momenti di preghiera interreligiosa e di convivialità presso l’oratorio ed il centro di accoglienza – spiega Maria Grazia Dadda, sindaco del paese di Giovanni XXIII -. Nonostante l’impegno profuso non possiamo costringere i volontari a seguire questi progetti con continuità ed il rischio è che non si possa portare a termine un processo d’integrazione continuo, oltre al rischio di dover utilizzare personale dell’ufficio tecnico per coordinare tali progetti”.

La questione è stata portata avanti anche da altri primi cittadini come quello di Vedeseta o quello di Torre Boldone, dove peraltro risultano altri esserci problemi legati all’accoglienza. Unico vero fiore all’occhiello di questo processo pare essere il comune di Valnegra, dove i migranti presenti sul territorio comunale paiono essersi integrati con la popolazione ed aiutare la comunità, come dichiarato dall’assessore Carlo Fornoni.

Favorevole al progetto di integrazione l’onorevole Elena Carnevali, che è disposta comunque a rivedere la modalità finora proposta, mentre nel caso dell’onorevole Gregorio Fontana la soluzione più semplice pare esser l’idea di non accorpare tutte le responsabilità ai comuni, ma piuttosto di ridistribuirle verso prefettura ed altre istituzioni competenti.

L’incontro si è chiuso con la promessa di provare a trovar una soluzione ai vari problemi esposti. L’intento principale ora è quello di aggiornarsi in futuro con un nuovo incontro e di cercare di istituzionalizzare il tavolo aprendolo anche al nuovo prefetto di Bergamo.

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