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Diario di una maturanda, capitolo1: “Tra ansia e studio frenetico, domani è il grande giorno”

Domani è il grande giorno, la prima prova della maturità 2017 aspetta gli studenti. Mancano poche ore alla notte prima degli esami. Ansia? Ecco la prima parte dei "racconti della maturità" a cura di Anna Mocchi, classe '98 del Liceo Artistico Giacomo e Pio Manzù

I racconti della maturità
diffidate da quelli di Anton Čechov

Capitolo I.

No, Verga non può uscire dai è roba vecchia, non saprei neanche da dove partire. Mi inventerò qualcosa come al solito. Si certo così poi vado fuori tema e i punti che avevo programmato di avere per risanare inglese in terza prova me li scordo.

Dicono che potrebbe esserci Pirandello. È da troppo che non lo chiedono. Sì, dai, su Pirandello ci sono. Si laurea in glottologia ma va cosa dico: sisi si laurea in glottologia! Ma a chi interessa? Allora ricapitoliamo: Pirandello follia, relativismo conoscitivo, conflitto io/mondo, incomunicabilità e a questo punto collego Kafka. Questo è ok. E se uscisse Svevo? Sono apposto se chiedono Svevo, l’ho messo in tesina: so tutto. Viene prima la morte di mio padre o la storia del mio matrimonio? Fa nulla ometterò questo punto. Anzi dai che fai? Anna alzati, prendi gli appunti e controlla. Morte di mio padre è il quarto capitolo e la storia del mio matrimonio lo segue. Lo sapevo!

Il rapporto padre-figlio era stata una traccia d’esame dell’anno scorso. Avrei svolto di sicuro quello. Sono nata nell’anno sbagliato, a ognuno il suo.
Saggio breve sulla politica non ci penso neanche per scherzo di farlo. Analisi del testo su Dario Fo, fattibile ma non troppo. Ambito artistico- letterario me la posso cavare. Si dai me la devo cavare e basta. Tema sul terrorismo? Tanto non smetto di viaggiare, ho appena iniziato.
Ambito socio-economico? Lasciamo scrivere chi se ne intende di quelle cose. Tema di ordine generale: sará l’ultima spiaggia. In simulazione avevo fatto l’analisi del testo. Ma perché? Mi sono giocata un’opportunità. Ormai quel che é fatto, é fatto.

Passiamo alle cose importanti: sei ore mi basteranno? Sono lenta, lentissima. Se non ho l’ispirazione non scrivo. Guarderò gli altri scrivere e mi verrà l’ansia. Anna se non sai cosa scrivere guarda Paola che lei riesce sempre a farti scappare un sorriso: di disperazione, di conforto o di sconforto che sia sempre un sorriso è. Mi raccomando scrivi bene se no poi non riescono a leggere. Ricordati le penne, più di una che non si sa mai. Ricordati anche il dizionario e di fare colazione.
Appena ho finito la prova giuro che vado a festeggiare. Festeggi, festeggi ma che cosa festeggi? Domani vieni a casa subito che ti aspettano tre giorni di seconda prova. Magari posso fermarmi al parco a studiare, nono che poi finisce sempre che ti perdi via.
A che ora domani? Io prendo il pullman presto e poi aspetto fuori da scuola. Ho messo la sveglia? Si l’ho messa. Dai mettine ancora altre due Anna, non si sa mai.
In questi giorni ho cercato di uscire il meno possibile. Sisi non sono uscita per studiare ma sinceramente la motivazione vera e propria é che se fossi uscita tutti avrebbero iniziato a tempestarmi di domande.
Dove vai in vacanza? Lo fai il cre? Ah giá hai la maturitá. Come va lo studio? Tesina? Argomento? Ah bello! Dai che ormai quel che é fatto é fatto! Il problema non é la maturitá ma ciò che viene dopo. Bene a sapersi.
Domani dimentica a casa le cuffiette se no so giá come va a finire: ascolti la musica e poi per sei ore hai un motivetto carino ma antipatico nelle orecchie.
Dai dormi.

Quando leggerete ciò che ho scritto, io starò cercando di saltare il primo grande ostacolo della mia vita.
Quando leggerete ciò che ho scritto, io starò cercando di tagliare il traguardo: il primo di tanti.
Quando domani o tra cinque anni rileggerò ciò che ho scritto di sicuro riderò. Devo stare tranquilla: è solo una formalità. In questi cinque anni sono cresciuta: devo solo dimostrarlo a me e agli altri. Devo dimostrare ad un insegnante esterno che so scrivere ciò che penso. Magari non come sto facendo ora, molto meglio. Devo dimostrare ad un insegnante esterno che ho delle idee e delle opinioni. Devo dimostrare che non sono vuota.

É stato un piacere: non vado al patibolo ma a segnare la mia storia con un numero.
Il numero con il quale, forse, mi etichetteranno per un po’. Fa nulla. Ciò che é fatto, é fatto.

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