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Dr. Corti Nutrizionista

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Lo stretto connubio tra flora batterica e corpo influenza il nostro benessere

Il rapporto fra flora batterica intestinale e salute è un argomento attualmente molto studiato e dibattuto, tanto che qualsiasi convegno scientifico sulla nutrizione dedica, oggi, uno spazio più o meno ampio a questo tema.

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Il rapporto fra flora batterica intestinale e salute è un argomento attualmente molto studiato e dibattuto, tanto che qualsiasi convegno scientifico sulla nutrizione dedica, oggi, uno spazio più o meno ampio a questo tema.

Perchè i batteri che colonizzano il nostro corpo e con cui conviviamo sono così importanti per la nostra salute?
Normalmente, un essere umano ospita un numero di cellule batteriche almeno uguale al numero delle proprie cellule (decine di migliaia di miliardi). L’insieme di questi batteri, chiamato “microbiota”, non sta lì per caso, ma vive in simbiosi con l’uomo. Ciò significa che entrambe le parti traggono beneficio da questo rapporto. Infatti, i batteri da un lato utilizzano le innumerevoli sostanze presenti nell’intestino per nutrirsi e moltiplicarsi e, dall’altro, consentono all’organismo che li ospita di digerire e assorbire gli alimenti, di sintetizzare vitamine, di migliorare la peristalsi intestinale e di regolare il sistema immunitario. Quest’ultimo aspetto, in particolare, è molto interessante. Infatti, i batteri ‘buoni’ del nostro microbiota controllano l’intestino e attaccano gli eventuali batteri patogeni. Sono pertanto da considerarsi delle vere e proprie pattuglie che presidiano il territorio come prima linea di difesa. Vien da sè che se la vitalità, il numero e/o il tipo di batteri che compongono il microbiota intestinale vengono compromessi possono subentrare una serie di problemi.

Quando, nel corso della nostra vita, comincia la convivenza con questi batteri?
Questa convivenza comincia fin della gravidanza. Il passaggio nel canale del parto e l’allattamento sono momenti fondamentali in quanto, tra le altre cose, contribuiscono al passaggio di batteri dalla madre al figlio e a definire, di conseguenza, quali batteri colonizzeranno l’intestino del neonato. Queste fasi della vita sembrano essere, quindi, ancor più importanti di quanto si pensasse.

Il termine “batteri intestinali” è sinonimo di “probiotici”?
Non esattamente. I probiotici sono particolari batteri vivi che, somministrati in quantità adeguata, apportano un beneficio alla salute dell’ospite. I più noti sono i bifidobatteri e i lattobacilli.  Alcuni di essi vengono anche chiamati “fermenti lattici”, ma la parola non deve trarre in inganno: significa che fanno acido lattico, non che vengono dal latte, quindi chi ha problemi con i latticini può stare tranquillo.

Cosa succede quando l’assetto batterico con cui conviviamo è alterato e non è più ottimale?
Lo studio del microbiota e della sua alterazione, chiamata anche “disbiosi”, ha suscitato negli ultimi anni un enorme interesse nel mondo scientifico e medico. Ciò si spiega con il fatto, ormai assodato, che un’alterazione della flora batterica è spesso associata a disturbi e patologie sempre più crescenti.

Questi disturbi vanno da semplici gonfiori e alterazioni dell’alvo a malattie più serie come il diabete di tipo 2, l’obesità, l’ipertensione, le dislipidemie (trigliceridi e colesterolo fuori norma) e alcuni tipi di tumore, tra cui il carcinoma del colon-retto. Inoltre, recenti studi hanno messo in relazione la disbiosi con la depressione e l’ansia, e vedremo tra poco come ciò sia possibile.

Un disturbo molto importante spesso associato alla disbiosi intestinale è la cosiddetta sindrome dell’intestino permeabile. Per capire meglio questo concetto, bisogna sapere che tutto ciò che è dentro l’intestino in realtà va considerato come esterno al corpo, in quanto la mucosa intestinale forma una sorta di barriera che separa ciò che è presente nel lume intestinale dal resto del corpo. Pertanto, l’integrità della barriera intestinale è fondamentale per proteggerci dal mondo esterno. Se questa barriera non è ottimale o è alterata, come può accadere nel caso della disbiosi, le conseguenze possono essere spiacevoli. Può infatti succedere che ciò che sta nel lume intestinale (cibo, batteri, tossine, prodotti di scarto, ecc.), pur non oltrepassando fisicamente la barriera intestinale, possa scatenare una risposta infiammatoria cronica a carico dell’intestino, con tutto ciò che ne consegue.

Che cosa può alterare il corretto assetto batterico nell’intestino?
Bisogna tener presente il fatto che quando mangiamo non stiamo nutrendo semplicemente noi stessi, ma anche i batteri che colonizzano il nostro intestino. Diete ricche di cibi zuccherini/industriali, povere di fibre e/o ricche di grassi di origine animale possono determinare uno stato di disbiosi. Quindi, è spesso sufficiente seguire una dieta bilanciata e regolare per ridurre drasticamente la sensazione di gonfiore e pesantezza dopo i pasti.

Va da se che l’utilizzo di antibiotici, cioè di farmaci dotati di attività antibatterica, possa provocare una sensibile alterazione della flora batterica residente. Questi farmaci sono purtroppo molto attivi anche sui batteri “buoni” dell’intestino e rendono quindi necessario, a seguito del loro utilizzo, il ripristino della flora batterica corretta.

Un altro fattore che dai risultati degli ultimi studi sembra essere ancor più importante di quanto già si pensava è lo stress. Stress: questa parola si sente spesso e sembra un po’ quella cosa che si tira in ballo quando non si sa più dove andare a parare. In realtà ci sono ragioni fisiologiche ben precise per cui lo stress può determinare seri problemi a livello intestinale.

Per capire come lo stress influisca sui batteri intestinali bisogna sapere che il cervello e l’intestino sono strettamente connessi tra loro. Il corretto interscambio di informazioni tra questi due organi permette all’individuo di mantenere un perfetto equilibrio psico-fisico. Un’alterazione in una delle due parti si ripercuote sull’altra. Mentre è ben noto a tutti che alcuni disturbi nervosi, come la tensione e l’ansia continui, possano provocare disturbi all’apparato gastro-intestinale, è meno noto il contrario, e cioè che anche un apparato gastrointestinale non perfettamente efficiente possa rendere il cervello meno pronto a fronteggiare lo stress quotidiano. I due fenomeni, quindi, possono amplificarsi a vicenda, instaurando così un circolo vizioso.

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Come approcciarsi per la cura della disbiosi?
L’argomento è complesso. Partiamo dal presupposto che ognuno di noi, per quanto detto sopra, può facilmente trovarsi nella condizione di non avere una flora batterica ottimale. È evidente che se i disturbi sono di una certa entità è bene farsi visitare da uno specialista per scongiurare cause gravi. Ma alcuni semplici accorgimenti nello stile di vita possono spesso aiutare in molte situazioni. Innanzitutto bisogna cercare di mangiare meglio e cercare anche di migliorare il proprio equilibrio psico-fisico. Si sa, non è cosa facile. Frasi come ”in pausa pranzo ho poco tempo” oppure ”non sopporto più il mio capo/collega, ma lo devo vedere tutti i giorni” sono comuni. Le cattive abitudini alimentari e lo stress sono dietro l’angolo e sono difficili da eradicare. Ma, con una buona dose di forza di volontà, tutto si può quantomeno migliorare.

Per quanto concerne l’aspetto alimentare, oltre a quanto già detto, può risultare utile consumare fibre pre-biotiche e alimenti fermentati. I cibi fermentati hanno proprietà benefiche in quanto contengono probiotici ed elementi che nutrono i probiotici stessi. Il kefir, una bevanda ottenuta dalla fermentazione del latte originaria del Caucaso, è un ottimo esempio di cibo fermentato. Il suo gusto non sempre piace in quanto è piuttosto acidulo, ma è un alimento che contribuisce a nutrire i batteri “buoni” e riequilibrare il microbiota intestinale. Per chi ama sperimentare, si possono acquistare i granuli di kefir (con batteri e lieviti) da cui preparare la bevanda. Un altro esempio di alimento utile nelle disbiosi sono le verdure fermentate. Queste fanno parte di diverse tradizioni culinarie, come ad esempio il kimchi (cavolo fermentato), un piatto tradizionale della Corea.

Purtroppo i cibi di cui disponiamo oggi sono, in generale, molto poveri di probiotici. I nostri nonni assumevano un corretto quantitativo di probiotici, anche se non andavano in farmacia a comprarli. Oggi molti cibi, per questioni di igiene, conservabilità e praticità, sono sterili o quasi. Pertanto, può essere spesso utile assumere probiotici umani concentrati, specialmente in alcuni momenti di aumentato fabbisogno.

Attenzione, i probiotici non sono assolutamente tutti uguali. Partiamo da una considerazione molto importante: i ceppi che più ci fanno bene sono quelli che si sono evoluti per superare vivi lo stomaco e per colonizzare stabilmente l’intestino. I probiotici che acquistiamo, se di buona qualità e attentamente selezionati, possiedono queste caratteristiche. I probiotici presenti nello yogurt e negli alimenti fermentati, invece, pur apportando benefici, hanno spesso una capacità di colonizzazione limitata.

I probiotici che si possono acquistare sono identificati da particolari denominazioni e sigle, come ad esempio “Lactobacillus rhamnosus GG”, che definiscono il ceppo batterico in questioneÈ fondamentale sapere che probiotici simili, ma di ceppo diverso, possono avere effetti molto diversi sull’uomo. Lo scopo di un buon probiotico è riuscire a reintegrare i batteri ‘buoni’ che, come detto sopra, tendono a soccombere facilmente in condizioni non ottimali (dieta errata, antibiotici, stress, ecc.). Il successo dipenderà dal tipo di probiotico usato, dall’entità della disbiosi, dalle caratteristiche della persona, da fattori ambientali e dallo stile di vita.

In conclusione, migliorando l’alimentazione e il benessere psicologico e assumendo all’occorrenza un corretto quantitativo e tipo di probiotici si può ottenere un significativo miglioramento del benessere intestinale e, in senso più ampio, della salute e della qualità della vita.

Non bisogna aspettare che i sintomi si manifestino seriamente prima di cambiare atteggiamento e stile di vita… Meglio conoscere e prevenire invece che curare.

 

Articolo scritto dal Dr. Francesco Corti, nutrizionista a Bergamo.

 

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