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La cultura dei luoghi, in scorci e paesaggi la traccia delle radici bergamasche

Più di trenta pittori del territorio e non solo si sono confrontati sul tema per iniziativa degli Amici delle mura di Bergamo con la collaborazione del Circolo Greppi e del Gruppo artistico Fara e hanno confezionato una mostra che, nell'irriducibile pluralità e diversità di linguaggi, offre uno spaccato significativo della sensibilità pittorica contemporanea sul rapporto tra natura, arte, storia.

La “cultura dei luoghi” passa necessariamente dalla tutela e dalla valorizzazione del paesaggio. La mostra collettiva allestita in Sala Manzù fino al prossimo 18 giugno fa parlare il paesaggio bergamasco in molti suoi risvolti, dal vedutismo iconico e di tradizione alla sublimazione simbolica e astratta dello spirito dei luoghi.

Più di trenta pittori del territorio e non solo si sono confrontati sul tema per iniziativa degli Amici delle mura di Bergamo con la collaborazione del Circolo Greppi e del Gruppo artistico Fara e hanno confezionato una mostra che, nell’irriducibile pluralità e diversità di linguaggi, offre uno spaccato significativo della sensibilità pittorica contemporanea sul rapporto tra natura, arte, storia.

Una decina di poeti intrecciano la loro voce alle suggestioni urbane, montane, agresti che gli artisti hanno fissato su tela, su tavola, su carta con varia tecnica, dall’acquerello, all’olio alle tecniche miste. Alle pareti scorrono le testimonianze di un paesaggio che non è solo valore visibile e materiale, fragile equilibrio tra uomo e ambiente, ma anche luogo dell’anima, punto d’incontro tra cultura e sentimento, proiezione della memoria o del desiderio.

Tenendosi a codici per lo più figurali, con varie eccezioni di sapore informale o di tensione astrattiva, i pittori catturano l’immancabile profilo di città alta, gli scorci dei torni, casolari di campagna e piazze di paese, radure boschive, ponti d’alta valle, romite o industriose contrade seriane e brembane, rive lacustri, cime assolate, tesori architettonici come la Rotonda di San Tomè o fughe di strade montane nel traffico dei rientri.

C’è molta vita, dichiarata o resa implicita, in questa rassegna in cui la figura umana appare di rado e pure è suggerita da un paesaggio ormai dovunque antropizzato, che sempre più confonde il naturale e l’artificio tra gli ingredienti del vivere e dell’abitare.

Lanscape esteriori e ritmi interiori si alternano anche tra le pagine dei poeti, che colgono “Le verità della montagna”, le suggestioni della “Valdimagna”, la voce de “L’ultimo dei contadini”, la bellezza umana e architettonica di “Bèrghem de sass”.

La critica d’arte Elisabetta Calcaterra, che ha presentato l’evento con Franco Meani presidente dell’associazione Amici delle mura, ha inquadrato la rassegna nel solco di una storica attenzione della città alla valorizzazione artistica del territorio, con riferimento alle grandi collettive e premi a tema già a partire dagli anni Trenta del Novecento. Con uno specifico sguardo, però, rivolto al presente e al futuro. E con l’auspicio che all’idea di paesaggio come oggetto di contemplazione e di bene anche immateriale, subentri sempre più, anche nelle arti visive, l’idea di territorio come ambito di azione, di proposta operativa, di responsabilità ed eventualmente di “resistenza” a un malinteso concetto contemporaneo di sviluppo.

Nell’ambito della mostra, venerdì 16 giugno alle 17 si terrà il recital delle poesie esposte con la partecipazione degli autori.

La mostra, in Passaggio Sora (Bergamo), è aperta tutti i giorni alle 15.30 alle 18.30. Per informazioni 035.270512

 

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