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Ufficialmente in malattia, si allenava in montagna per gare di skyrunning

La Guardia di Finanza di Costa Volpino, coordinata e diretta dal sostituto procuratore della Repubblica al Tribunale di Bergamo Fabrizio Gaverini, ha svolto indagini nei confronti di un dipendente di una società di prestazioni di servizi con sede nella provincia di Brescia che, durante il periodo di malattia, ne approfittava per allenarsi e partecipare a gare di corsa in montagna.

La Guardia di Finanza di Costa Volpino, coordinata e diretta dal sostituto procuratore della Repubblica al Tribunale di Bergamo Fabrizio Gaverini, ha svolto indagini nei confronti di una 34enne di Sovere, dipendente di una società di prestazioni di servizi con sede nella provincia di Brescia che, durante il periodo di malattia, ne approfittava per allenarsi e partecipare a gare di corsa in montagna.

La donna, dopo un iniziale periodo di legittima convalescenza a seguito di intervento chirurgico, accusando a distanza di 3 mesi una ricaduta, si faceva concedere dal proprio medico un ulteriore periodo di quasi 60 giorni di riposo nel corso del quale però, anziché riposare e curarsi, approfittava del tempo libero “pagato dall’azienda e dall’Inps” per allenarsi in vista della partecipazione ad una gara di skyrunning di livello nazionale, che prevedeva un tracciato di oltre 50 chilometri e dislivelli per 8.400 metri, tra morene, creste e nevai.

Nel corso delle indagini è stato accertato che la dipendente, durante il periodo di malattia e negli orari in cui aveva l’obbligo di reperibilità, anziché riposare e curarsi presso la propria abitazione o altro luogo preventivamente comunicato, compiva regolari allenamenti in vari percorsi montani della provincia, arrivando ad alloggiare, in occasione della gara, presso un albergo a quasi 150 km di distanza da casa.

La stessa, nei tre mesi successivi all’intervento, aveva già partecipato come atleta agonista ad altre 4 analoghe competizioni.

La 34enne, con artifizi e raggiri, riusciva a farsi rilasciare dai medici certificati finalizzati all’astensione dal lavoro, inducendo in errore sulla effettiva sussistenza della malattia sia gli stessi medici che il proprio datore di lavoro e l’INPS, procurandosi un ingiusto profitto pari alla retribuzione indebitamente percepita.

Alla donna, deferita all’autorità giudiziaria, è stato notificato l’avviso della conclusione delle indagini preliminari per l’ipotesi di reato di truffa aggravata ai danni di un Ente pubblico dello Stato.

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