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Antonio Di Pietro e Breviario (Libera) commentano il caso Riina

Si discute non solo su Facebook ma anche tra esperti del diritto l’apertura della cassazione all’uscita dal carcere di Totò Riina per consentirgli una morte dignitosa. Ecco due pareri autorevoli

Si discute non solo su Facebook ma anche tra esperti dei diritto l’apertura della cassazione all’uscita dal carcere di Totò Riina per consentirgli una morte dignitosa.

Queste le motivazioni della suprema Corte: “Il diritto a morire dignitosamente” va assicurato a ogni detenuto. Tanto più che, fermo restando lo“spessore criminale”, va verificato se Totò Riina possa ancora considerarsi pericoloso vista l’età avanzata e le gravi condizioni di salute.

Il capo di Cosa Nostra ha 86 anni e si porta addosso molte patologie. Ora sta al tribunale di sorveglianza di Bologna  decidere sulla richiesta del difensore del boss che propone il differimento della pena o la detenzione domiciliare, richiesta sempre respinta.

Intanto si è scatenato il dibattito, e anche noi di Bergamonews abbiamo chiesto ai lettori di dire la loro. Nel frattempo, due commenti decisamente autorevoli: quelli di Antonio Di Pietro, ex pm dell’inchiesta Mani Pulite; e Francesco Breviario, referente del coordinamento provinciale Libera Bergamo.

ANTONIO DI PIETRO – Parliamoci chiaro: da una parte la Cassazione ha detto una cosa ovvia, dall’altra ha detto una cosa che non condivido. Dire che anche Riina ha diritto ad una morte dignitosa è una cosa ovvia, ma che deve anche essere interpretata nel modo corretto. Morire dignitosamente non vuol dire che devi morire a casa, perché tutti i giorni muoiono persone in carcere. Morire dignitosamente significa che se sei malato devi avere un medico che ti cura, se devi fare un intervento chirurgico lo fai. Morte dignitosa vuol dire non farlo morire di fame o di sete, ma non vuol dire farlo andare a casa. Non condivido quando la Cassazione dice che essendo una persona malata e anziana potrebbe non avere più quel grado di pericolosità sociale. Riina non è in galera perché è pericoloso socialmente oggi, ma perché deve scontare quello che ha fatto in passato. La Cassazione chiede di riscrivere il provvedimento, vorrà dire che il giudice di sorveglianza, anziché scrivere due paginette dando per scontato quanto saputo e risaputo, scriverà quattro paginette per dire che Riina sempre deve restare in galera.

FRANCESCO BREVIARIO – Non entro nel merito della decisione dei Giudici della Cassazione perché non ho competenza in materia. Ma mi faccio due domande. La prima: non sarebbe più dignitoso per Riina raccontare adesso tutta la verità senza veli ipocriti in merito a cosa sia veramente successo negli anni in cui lui comandava il potere mafioso?. La seconda: ma ancor prima della morte, non era un diritto umano e naturale avere una vita “dignitosa” per le oltre 900 vittime di mafie? E allora la Giustizia italiana abbia un sussulto di dignità e restituisca a noi cittadini italiani una certezza: quella che valga la pena essere sempre donne e uomini onesti. Solo così restituiamo “dignità” piena, vera e autentica al valore della memoria venticinquennale delle stragi di Capaci e via D’Amelio e a tutte le vittime di mafie.

 

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