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“Dimezzare durata chemio in pazienti a basso rischio”: la ricerca del Papa Giovanni di Bergamo

E’ la conclusione di uno studio internazionale presentato al Congresso della Società americana di oncologia clinica (Asco), al quale hanno partecipato anche 3 centri italiani: l’Irccs San Martino di Genova, l’Istituto Mario Negri e l’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo

Tre mesi di chemioterapia, invece dei 6 standard, possono essere altrettanto efficaci in pazienti a basso rischio di ricomparsa del tumore. Non si compromettono i risultati terapeutici, ma si evitano altri 3 mesi di effetti collaterali. E’ la conclusione di uno studio internazionale presentato al Congresso della Società americana di oncologia clinica (Asco), nella sessione plenaria riservata ai lavori più attesi e importanti, in quest’edizione scelti per il loro impatto sull’assistenza ai pazienti e sulla qualità di vita.

Alla ricerca hanno partecipato anche 3 centri italiani: l’Irccs San Martino di Genova, l’Istituto Mario Negri e l’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. I ricercatori hanno analizzato i dati di 6 trial clinici con oltre 12.800 pazienti coinvolti, con tumore del colon al terzo stadio. L’obiettivo era valutare l’efficacia di soli 3 mesi di chemio, dopo l’intervento chirurgico, rispetto ai 6 standard: le chance di essere ancora liberi dal cancro a 3 anni di distanza sono risultati solo l’1% in meno dopo 3 mesi di chemio rispetto a 6. Ancora più basse per i pazienti ritenuti a basso rischio di recidiva, il 60% del totale. A risultare decisamente inferiori sono stati gli effetti collaterali, in particolare la neurotossicità che causa formicolii, intorpidimento e dolore.

“Questi risultati potrebbero applicarsi agli oltre 400 mila pazienti con tumore del colon l’anno nel mondo – sottolinea il primo autore dello studio, Axel Grothey, oncologo alla Mayo Clinic, Minnesota – Per quelli considerati a basso rischio di recidiva, 3 mesi di chemioterapia dovrebbero diventare il nuovo standard terapeutico”.

“Possiamo risparmiare a un gran numero di malati gli effetti collaterali non necessari di altri 3 mesi di chemio, senza compromettere i risultati”, commenta Nancy Baxter, esperta dell’Asco. Fra i finanziamenti allo studio, tutti da centri ed enti pubblici, anche un grant dell’Agenzia italiana del farmaco, l’Aifa.

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