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“Senza classici l’Europa non esiste”: il progetto Classici Contro sbarca a Bergamo

Il progetto Classici Contro è giunto a Bergamo venerdì 26 maggio per ragionare insieme ai ragazzi del Liceo Classico Sarpi su un’ Europa ancora tutta da costruire. I ragazzi della 1^C hanno intervistato gli ideatori della manifestazione, Alberto Camerotto e Filippomaria Pontani

Venerdì 26 maggio nella Sala Piatti di Città Alta si è tenuta la conferenza “Utopia (Europa)” legata al progetto “Classici Contro 2017”, promosso dall’Universitá Ca’ Foscari di Venezia, dall’Universitá di Bergamo e dal Liceo Paolo Sarpi. Con la presentazione di Giorgio Mangini e Mauro Minervini (Liceo Sarpi), la serata voleva essere un’occasione di riflessione sui problemi più attuali dell’Europa e sull’utopia di un’Europa unita tutta ancora da costituire.

In apertura della serata è intervenuto Alberto Camerotto, ideatore di “Classici Contro” , che ha spiegato come questo progetto sia nato dall’esigenza di riuscire a guardare ed affrontare i problemi di oggi attraverso gli occhi degli antichi: dobbiamo infatti rendere i classici uno strumento per la modernità. In seguito alcuni studenti del liceo Sarpi di Bergamo hanno dato voce ad Ernesto Rossi e Altiero Spinelli, due dei più importanti protagonisti italiani del movimento federalistico europeo, leggendo brani tratti dalla corrispondenza di Rossi e dal Diario di Spinelli, intrecciati con le voci e le figure di numerosi altri loro interlocutori (a partire dalle rispettive mogli, Ada Rossi e Ursula Hirschmann), tra i quali Luigi Einaudi, Giovanni Gentile, Irene Riboni, Albert Camus. Il ritratto di Ernesto Rossi è stato poi approfondito dallo storico Rodolfo Vittori. In conclusione di serata, ha aperto un quadro più ampio sulla storia e sulla cultura dell’Europa il filologo classico Filippomaria Pontani (Università Ca’ Foscari), ideatore con Alberto Camerotto di “Classici Contro”. La riflessione è stata tutta incentrata su che cosa può essere un’utopia dell’Europa unita di oggi ma a partire dalla coscienza della civiltà e del pensiero. Sin dagli scritti di Erasmo e di Tommaso Moro, nati cinquecento anni fa non lontano da Bruxelles, il pensiero utopico dell’Europa e sull’Europa ha avuto un rapporto diretto con i classici (da Platone a Luciano), che hanno svolto via via un ruolo di modello e di stimolo. Infine la conferenza si è conclusa con un intermezzo musicale eseguito dal quartetto di fiati “Kaosmos”degli studenti del Liceo Classico Paolo Sarpi.

Prima della conferenza abbiamo avuto l’opportunità di intervistare gli ideatori del progetto “Classici contro”, Alberto Camerotto e Filippomaria Pontani, i quali ci hanno chiarito alcuni aspetti riguardo questa iniziativa.

– Quando e come è nato il progetto “Classici contro”?

L’idea di “Classici contro” è nata nel 2010, quando il nostro paese affrontava una deriva morale, forse peggiore di quella attuale. Io e Alberto Camerotto, che ha avuto la prima scintilla, volevamo incominciare a parlare pubblicamente di alcuni temi che ci stavano a cuore, mettendo in campo le nostre esperienze di lettori e di interpreti di testi antichi. Da allora questa cosa ha preso un po’ piede, sono nati tanti temi (ogni anno trattiamo un tema diverso), che cerchiamo di affrontare con i ragazzi, con le città, partendo dai classici per avere una prospettiva sull’oggi e sui problemi che ancora sono con noi.

– Qual è l’obiettivo che si pone?

E’ una domanda molto bella e appassionante. L’idea è quella di mettere in gioco il pensiero di tutti i classici in forma pubblica davanti a tutti i cittadini andando nei teatri. I classici spesso vengono usati come una medaglietta, come una forma di prestigio, invece NO. Noi siamo fatti di queste cose qua, di questi pensieri da 3000 anni a oggi e quindi, quando tu hai un problema dirompente come quello dell’Europa, dello straniero, se hai un pensiero di 3000 anni, hai una forza ben diversa.

Il professor Rodolfo Vittori ha invece approfondito la figura di Ernesto Rossi. Chi era Ernesto Rossi e perché è un personaggio così importante all’interno del quadro italiano ed europeo?

Ernesto è un uomo politico e un pensatore che è stato a lungo poi dimenticato. Rappresenta un ideale di democrazia radicale che ha dovuto affrontare molteplici avversari e nemici. Il suo pensiero e la sua azione ci forniscono ancora oggi dei progetti che sono di grande attualità e che servono a risolvere quei problemi di giustizia sociale, quali lo strapotere e l’esigenza di ottenere maggiori diritti civili, la lotta contro la corruzione (grandi temi di fondo che sono ancora al centro della storia presente e futura).

Dopo la conferenza abbiamo chiesto le opinioni dei tre relatori Camerotto, Pontani e Vittori riguardo alcuni problemi attuali dell’Europa.

Ultimamente in Europa si stanno affermando molti movimenti antieuropeisti, come ad esempio in Francia. Cosa ha dato origine a questi movimenti?

Camerotto: La paura. Noi siamo umani quindi animali e il nostro istinto è quello della sopravvivenza. Ciò vuol dire che io uccido l’altro e mi proteggo dal diverso. Ma non dobbiamo dimenticare che siamo tutti l’altro di qualcun altro.
Pontani: Una profonda insoddisfazione per quello che l’Unione Europea é diventata e alcuni problemi insoluti. Molte delle analisi di questi movimenti purtroppo sono giuste, l’idea sarebbe quella di non lasciare a questi movimenti, soprattutto ai peggiori, il patrimonio del pensiero critico che invece bisognerebbe applicare da un’altra prospettiva per reagire dinanzi al declino dell’Europa. Ad esempio in Grecia, stato che mi capita spesso di visitare, l’Europa é una cosa molto diversa dall’idea che appare a noi. Lí é molto evidente, negli ospedali, nelle scuole, insomma dappertutto, lo scetticismo nei confronti dell’Unione Europea e i cittadini hanno molte ragioni per pensarla così. Secondo me forse un modo per uscire da questa impasse sarebbe quello di incominciare a porsi il problema in quanto cittadini europei e pensare a cosa l’Europa potrebbe fare per loro per ritrovare un’identità che non sia oppositiva, ma se possibile condivisa e basata sui valori della nostra tradizione umana e umanistica.

-Credete che questi movimenti riusciranno nel loro intento?

Camerotto: No, sono quei rigurgiti, quelle cose che sono la non civiltà.
Vittori: È difficile prevederlo, intanto in Francia questo movimento forte è stato sconfitto e probabilmente anche alle prossime elezioni tedesche ci saranno risultanti sfavorevoli a questi movimenti, però ciò non toglie che il problema di fondo rimane. L’Europa si trova a un bivio: o la classe politica europea del governo attualmente in carico riesce a rilanciare il processo di organizzazione europea arrivando a una vera federazione, o, se non si riesce in ciò, questi movimenti da qui a qualche anno cresceranno ancora e rischieranno di andare al potere, portano poi a un possibile scioglimento dell’unione europea.

– Cosa si potrebbe fare per invertire questa tendenza?

Camerotto: Quello che stiamo facendo ora. Pensare, studiare, scrivere e dialogare.
Vittori: Cercare di rifondare l’attuale unione europea, decidendo quindi la costruzione di una nuova fase con i paesi dell’unione europea, specie quelli dell’Est, che non hanno uno spirito europeista sufficiente, e a quel punto bisogna vedere chi è veramente intenzionato a portare avanti il processo di federazione europea, mettendosi insieme agli altri e andando avanti. Gli altri che non vogliono organizzazione politica, se non ci stanno, non devono uscire, ma devono creare in qualche modo un’Europa che è solo unificazione economica. Un nucleo forte, invece, cerchi di costruire un’unificazione politica, che significa non solo avere una stessa moneta, ma anche un unico governo politico, economico e fiscale, diritti politici e civili uguali per tutti, uno stato europeo che unifichi i paesi che hanno intenzione di fare questo progetto.

-Uno dei più grandi problemi dell’Europa oggi è il continuo aumento dei afflusso migratori. Cosa potrebbe fare l’Europa per far fronte all’emergenza dei migranti?

Vittori: L’immigrazione è una delle carenze dell’attuale Europa…l’Europa non riesce a trovare una decisione comune, perché ci sono nazioni molto diverse e quindi problemi molto diversi che non vengono affrontati (ma che ogni paese affronta a modo suo): se solo l’Europa riuscisse a trovare una sua unità, riuscirebbe a fare delle politiche comuni anche per problemi come la lotta al terrorismo.
Pontani: Prima di tutto dovrebbe avere un piano, cosa che invece non ha. Inoltre dovrebbe vergognarsi molto di ciò che è stato, o meglio, che non è stato fatto finora. L’Italia ha contribuito e continua a contribuire molto, soprattutto in questo periodo, ma lo fa quasi controvoglia.
Siamo dinanzi ad un problema che non è legato ad un singolo momento, dobbiamo entrare nell’ ottica che si tratta di un’emergenza continua. Pensare che tra un anno questo fenomeno si ridurrà è inutile, così come è inutile pensare di risolvere la situazione andando a bombardare i paesi da cui provengono i migranti o stringendo accordi con i dittatori sanguinari: queste strategie sono moralmente riprovevoli e sul piano pratico inefficaci. Perciò fare accordi con Erdogan per trattenere i siriani, piuttosto che con governi libici per tenere i migranti nelle carceri, è un’idea che umanamente mi ripugna e da un punto di vista politico è insensato perché prima o poi quelle persone arriveranno comunque, perché quando non hai niente da perdere, non hai niente da perdere.

-Oggi qual è il fattore unificante dell’Europa?

Vittori: I valori che tengono unita l’Europa sono molteplici, sono gli ideali di fondo della nostra civiltà (quelli di radici classiche): la libertà, la giustizia e l’uguaglianza, valori fondamentali per la civiltà europea libera e democratica.
Camerotto: Allora, l’Europa si fa con dei cittadini. Una buona democrazia si fa quindi con dei buoni cittadini. La formazione, la scuola, il pensiero. Tra noi e un ungherese che cosa ci potrebbe essere in comune se non l’arte, la musica…

-Quanto sono utili e come possono aiutarci oggigiorno i classici a costruire un’Europa più coesa?

Camerotto: Senza classici l’Europa non esiste. La stessa parola Europa è una parola greca. Significa occhi grandi. Grande capacità di vedere e pensare. È una ragazza fenicia che giunge a Creta su un toro bianco (che poi è Zeus) e quindi credo sia un ottimo simbolo.
Pontani: Se parliamo di classici greci e latini, non vanno presi in funzione identitaria, ovvero pensando che il nostro passato sia migliore di quello degli altri. Dobbiamo tenere presente che sia la Grecia che Roma si sono sviluppate esattamente nei luoghi in cui oggi si stanno sviluppando le peggiori tragedie. Per cui non c è migliore chiave per leggere il nostro passato se non pensare a ciò che le persone che vivevano in quei luoghi così frammentati hanno scritto, detto e riflettuto. Possiamo anche dissentire sul loro modo di vivere in comune, di governare le città e di farsi la guerra, ma dimenticare il loro pensiero avendolo così a portata di mano è quantomeno stupido.

Abbiamo voluto porre qualche domanda anche ai ragazzi del Liceo Classico Paolo Sarpi, che hanno avuto un ruolo significativo nel corso della serata. Ecco cosa ci hanno detto due degli studenti:

-Come è stato dar voce ai due protagonisti italiani del movimento federalistico europeo, Ernesto Rossi e Altiero Spinelli?

Rossana: E’ stato sorprendentemente emozionante, durante le prove magari era meno sentito, ma sul palco è stato davvero forte leggere tutti quei brani.

Lorenzo: Di certo è stato un grande onore prestare la nostra voce a questi eroi

-Qual è la vostra opinione sul progetto “Classici contro”?

Rossana: Penso che non sia ancora un progetto del tutto delineato per quanto ne sappiamo noi. Mi auguro che in futuro possano esserci ancora occasioni come questa.
Lorenzo: Credo che sia stato un progetto molto ben gestito; il filo conduttore era forse un po’ difficile da trovare subito perché erano molti gli elementi in cui si articolava (l’antifascismo, il federalismo europeo, il contributo dei classici…) ma, una volta individuato, si poteva ben comprendere la genialità che rimaneva sottotraccia in tutto il progetto. Unica pecca: era complesso da seguire.

Infine abbiamo fatto qualche domanda anche al sarpino e trombonista Zeno Lugoboni sul tipo di musica suonata dal talentuosissimo quartetto di fiati “Kaosmos” , che ha ravvivato l’intera Sala Piatti offrendoci un splendida chiusura di serata.

-Che tipo di musica avete scelto per questa iniziativa e perché?

Abbiamo scelto due brani, uno di Béla Bartók, ungherese, e un altro di un compositore spagnolo. Li abbiamo scelti perché sono due compositori che nel Novecento sono andati un po’ a cercare la musica popolare non solo del loro paese, ma anche negli altri di altri paesi europei, l’hanno rielaborata e l’hanno portata al grande pubblico della musica classica. Quindi, anche nella musica, come nella letteratura, si vanno a cercare quelle che sono le radici per attualizzarle e riportarle alla luce.

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